Referendum sulla riforma della giustizia, a Messina nasce il comitato per il No

Referendum sulla riforma della giustizia, a Messina nasce il comitato per il No

Redazione

Referendum sulla riforma della giustizia, a Messina nasce il comitato per il No

sabato 24 Gennaio 2026 - 15:40

L'ex magistrato Minasi alla guida del movimento che riunisce partiti e associazioni

Si è costituito a Messina il Comitato provinciale per il No nel referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. L’organismo riunisce cittadine e cittadini, rappresentanti del mondo del lavoro, dei partiti, dell’associazionismo, della cultura e delle professioni, con l’obiettivo di informare e mobilitare la comunità messinese in vista del voto referendario del 22 e 23 marzo.

Le ragioni della mobilitazione

Il presidente del comitato ed ex magistrato, Marcello Minasi, ha spiegato le motivazioni profonde dell’iniziativa: «Il Comitato nasce dalla convinzione che la riforma proposta rappresenti un grave vulnus all’equilibrio costituzionale, mettendo a rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, principi cardine sanciti dalla Costituzione a tutela dei diritti e delle libertà di tutte e tutti».

Durante la presentazione sono state evidenziate le criticità di un intervento che, secondo i promotori, non risponderebbe ai reali problemi della giustizia italiana, come la lentezza dei processi, la carenza di personale e di risorse o le diseguaglianze territoriali. Al contrario, la riforma interverrebbe sugli assetti costituzionali, indebolendo i contrappesi democratici e aprendo la strada a una giustizia meno autonoma e più esposta a condizionamenti.

Appuntamento al Comune il 31 gennaio

Per queste ragioni, il Comitato invita la cittadinanza di Messina e provincia a votare No per difendere la Costituzione e lo Stato di diritto. Il primo grande momento di confronto pubblico si terrà sabato 31 gennaio alle ore 10 nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina. Sarà un’occasione per spiegare nel merito le ragioni della protesta e confrontarsi con esperti del settore.

Nelle prossime settimane, l’attività proseguirà con banchetti, volantinaggi e assemblee su tutto il territorio provinciale, puntando su una partecipazione consapevole per rafforzare la democrazia.

Le realtà aderenti al progetto

Il Comitato della società civile per il No vede la partecipazione di una vasta rete di sigle: Cgil, Anpi, Arci Thomas Sankara, Uisp Messina, Legambiente Messina, Sunia, Auser, Libera Messina, Udu, Rete degli studenti medi, Pd, M5s, Europa Verde, Partito Rifondazione Comunista, Ass. culturale Arb, Arcigay Messina, Comitato Vogliamo l’acqua dal rubinetto, Gruppo iniziativa civica “Rispetto Messina” e Associazione Città dello Stretto. Il coordinamento resta aperto alle adesioni di singoli cittadini e realtà civiche che intendano impegnarsi in difesa dei valori democratici.

12 commenti

  1. Fateci caso, le sigle per il No sono sempre le stesse, indipendentemente dagli argomenti, che si parli di acqua, infrastrutture, giustizia…siamo al limite del ridicolo.. . Legambiente, Arcigay, UISP, l’acqua del rubinetto, che competenze hanno per intervenire pubblicamente su riforme inerenti la giustizia? Abbiamo abbondantemente superato il limite del ridicolo.

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  2. Se Messina una città fallita dice NO allora e chiaro che bisogna andare a votare SI io non sarei andato a votare ma dal momento che e nato il comitato…….

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  3. Ottima iniziativa visto che il buon governo Meloni, Salvini, Tajani, sta cercando di accelerare i tempi per impedire agli italiani di essere informati adeguatamente

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  4. io voto si perchè la magistratura non deve essere politicizzata come ora e ho pure letto la riforma nordio

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  5. Facebook ha rimosso il video del professore Barbero, che spiegava le sue motivazioni al no.
    Le motivazioni sono state quelle che conteneva fake news.
    In un mondo di troll che pubblicano la qualunque un eminente studioso di storia viene censurato.
    Questi i fatti.
    Decidete voi se non vedete dolo.

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  6. Signor Antonio, il referendum è confermativo non abrogativo.
    Ovvero non hanno raggiunto la necessaria maggioranza parlamentare per modificare la costituzione.
    Non ce l’hanno e stanno anticipando le date perché adesso il si è in vantaggio.
    Ovvero contano su chi esprime pareri come il suo.
    Buona serata

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  7. La riforma Nordio costituisce un vero e proprio vulnus al principio costituzionale della separazione dei poteri. Il C S M verrà ad essere dominato dal governo. Le impunità saranno all’ ordine del giorno. Basta leggerla tra le righe e comprendere il linguaggio dei politici.

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  8. Da alcuni commenti si rimane senza speranza. Tutti questi sostenitori del “si” non avrebbero fatto vincere la Repubblica, il divorzio e l’aborto in Italia, saremmo ancora monarchici, con uomini circondati da amanti, donne al focolare domestico, bambini non voluti o peggio aborti clandestini che facevano male alle donne e arricchivano i soliti. La tragedia subita da Messina in questi giorni non vi ha insegnato nulla, volete ancora il Ponte? Altro che mondo al rovescio è un mondo antico, che vuole ritornare al barbarismo e alle barbarie, peccato che ci vadano di mezzo anche quello retti e pensanti. Questa riforma non è uno scherzo, non si vota si per fare un dispetto alla classe politica che voi non condividete, sarebbe molto, ma puerile.

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  9. Giuseppe, la separazione delle carriere doveva essere la naturale conseguenza della riforma Vassalli del 1988. Per Giuliano Vassalli, partigiano, la separazione delle carriere, quindi la distinzione tra giudice e pubblico ministero era indispensabile per garantire l’equidistanza del giudice e il funzionamento del nuovo modello, superando l’impostazione inquisitoria. L’obiettivo era garantire un processo nel quale il giudice diventava realmente figura terza e imparziale. Oggi giudici e PM sono magistrati con stessa formazione e governati dallo stesso organo di autocontrollo, il CSM, dove sta l’imparzialità? Dove l’equidistanza?

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  10. Ma perché il fatto che l’organo di controllo di entrambi sia lo stesso CSM in che modo ne invalida l’imparzialità?
    Ed una volta che i membri del previsto organo di controllo dei due CSM (previsti), organo che per metà sarà di nomina politica, l’imparzialità sarà garantita?
    In che modo?
    Contiamo sulla parola dei nostri politici perché questa intromissione non avvenga?
    Come in Rai?
    E della imparzialità dei giudici dipendenti dal giudizio dei futuri membri dell’organo di cui sopra, ovvero legati alla politica, di questa imparzialità non vogliamo tenerne conto?
    Lottizzare anche gli organi di controllo.
    Questo è il risultato della riforma.

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  11. Arcistufo, l’attuale organo di controllo, il CSM, è già abbondantemente lottizzato e teatro di lotte politiche tra le sue correnti, inchieste pilotate e porcherie varie. La magistratura attualmente è ampiamente politicizzata, il solo stabilire due carriere separate e due CSM separati tra inquirenti e giudicanti mi sembra una giusta via da percorrere, probabilmente non basterà, ma la strada è quella giusta.

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  12. Antonio si rilegga.
    La magistratura è attualmente politicizzata quindi facciamo in modo che un nuovo organo con componenti di nomina politica la elimini questo problema?
    Non fa una grinza.
    Ho capito, mi stia bene.

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