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Reggio / Caso “Miramare”: Reggionontace ‘trita’ Falcomatà

mario meliado

Reggio / Caso “Miramare”: Reggionontace ‘trita’ Falcomatà

martedì 04 Gennaio 2022 - 06:55

Ricorrevano ieri i 12 anni di vita del movimento, che osserva: il sindaco si sarebbe dovuto dimettere appena condannato in primo grado

REGGIO CALABRIA – Era il 3 gennaio del 2010 quando – dopo la bomba alla Procura generale presso la Corte d’appello di Reggio Calabria – nasceva Reggionontace.
Ieri, Rnt ha compiuto i suoi primi 12 anni di vita. E da questo ha preso spunto per un intervento che, in realtà, è una riflessione in tema d’etica politica.

Il tema è quello duplice del processo “Miramare” (e relativa sentenza) e delle sospensioni ai sensi della “legge Severino”, in séguito alla condanna in primo grado di vari amministratori comunali tra i quali lo stesso primo cittadino Giuseppe Falcomatà.

Le violazioni del Codice etico

Processo “Miramare”, Giuseppe Falcomatà davanti all’aula-bunker nelle ore della sentenza

«Interveniamo anche noi nel dibattito – si legge nella nota diffusa dal movimento –. Abbiamo preferito far trascorrere un po’ di tempo per vedere quali sarebbero state le conseguenze e le scelte concrete all’interno del mondo politico reggino».

E allora si ripercorrono le tappe: in particolare, la richiesta di dimissioni avanzata nei confronti del primo cittadino da parte degli oppositori, che in gran parte hanno anche fatto balenare «la possibilità di dimettersi intanto loro, per contribuire a dare uno scossone forte con un gesto altamente significativo, ma poi non l’hanno fatto».
L’iniziale «maretta» in maggioranza.

E poi le iniziative come quella di Reggio Futura che hanno fatto presente come il sindaco sospeso «abbia fra l’altro violato in due punti precisi il Codice etico da lui stesso sottoscritto nel 2016 (riferimento alla delibera con cui la Giunta comunale recepì la Carta di Avviso pubblico “per una buona politica”, ndr). Quei due punti – si osserva tra l’altro nel ripercorrere anche quest’aspetto della vicenda – prescrivono che, in casi del genere, un’Amministrazione comunale si costituisca parte civile e il sindaco faccia un passo indietro».

«Falcomatà? Avrebbe dovuto lasciare appena condannato»

Operata quest’ampia premessa, la presa di posizione chiara e netta: «Falcomatà avrebbe dovuto dimettersi nel momento stesso in cui è stato condannato. Si sarebbe dovuto dimettere perché l’etica è proprio questo, è essere e lavorare per una piena credibilità e trasparenza, senza “se” e senza “ma”, prima e al di qua di qualsiasi norma, prima e al di qua della sua istituzionalizzazione in un codice. Semplice e lineare: sono stato condannato, mi dimetto. E ciò sempre, e tanto più quanto maggiore è la responsabilità del posto che si occupa nella società».

In queste considerazioni non c’è «niente di personale», sottolineano da Reggionontace, i cui animatori si professano peraltro «distanti più che mai dal giustizialismo tout court, dai processi mediatici e da strumentalizzazioni di ogni genere». La questione è invece vecchia quanto Rnt – affermano i suoi adepti –, e consta dell’«assoluta necessità di ridare alla politica una coscienza e una dignità ormai smarrita da decenni».

Non solo rifiuti: obiettata l’incapacità d’ascolto e d’empatia

Il problema è che, nell’analisi del movimento, «questa non è mai stata la lunghezza d’onda di Giuseppe Falcomatà e del modo di governare suo e dell’Amministrazione da lui guidata. Non solo per questioni come i rifiuti, l’acqua e le strade, che da sole basterebbero e avanzerebbero. Ma per l’incapacità di ascolto, per l’assenza di empatia, per il non sapersi mettere veramente in discussione, per l’atteggiamento di irraggiungibile istituzionalismo e di grande distanza dalle fasce più deboli – pensiamo alle case popolari e ai drammi irrisolti di tanta gente nel bisogno da tanti anni – che hanno polverizzato, in chi l’avesse avuta, l’idea che i giovani siano il cambiamento, e scusate se è poco».

«Brutale cacciata di Perna, presenza post-condanna: solo vecchia politica»

Tonino Perna
L’ex vicesindaco Tonino Perna

Ecco perché gli step successivi hanno avuto un passo che Rnt reputa «purtroppo del tutto coerente» con un modo di fare politica, ad avviso del movimento, tutt’altro che condivisibile.

E questo riguarda l’impugnazione della condanna in primo grado. La «repentina e brutale esautorazione» del vicesindaco Tonino Perna («la cui disponibilità a collaborare con Falcomatà non abbiamo peraltro mai condiviso», puntualizzano dal movimento). La contestuale scelta di facenti funzioni “graditi”. Il «presentarsi per qualche giorno ancóra come sindaco metropolitano». E l’annuncio della «volontà di girare fra la gente e fra i cantieri per essere presente il più possibile» benché condannato (in primo grado).
Mentre Reggionontace ironizza anche sui meriti in relazione ai quali si vocifera di una possibile candidatura alla Camera del primo cittadino sospeso.

«Niente d’illegale in questi colpi di coda, sia chiaro – si puntualizza peraltro nella nota diramata agli operatori dell’informazione –. Ma niente di etico. Solo vecchia politica. L’etica è un’altra cosa…».

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