Al centro delle “attenzioni”mafiose le inchieste scottanti del Pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria
Non si ferma l’offensiva della ‘ndrangheta contro le istituzioni impegnate nella difficile battaglia contro le cosche calabresi. Si inquadra in questo contesto la lettera di minacce, contenente un proiettile di fucile calibro 12 inesploso, indirizzata al magistrato della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo. La missiva è stata intercettata in un ufficio postale. Obiettivo dell’intimidazione mafiosa sono, evidentemente, le indagini di Lombardo, che hanno tra l’altro condotto al sequestro di beni per un valore di circa cinquanta milioni di euro, riconducibili alla cosca Condello, considerata la più potente di Reggio Calabria.
Il procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, non ha incertezze sull’interpretazione da dare all’ennesimo preoccupante episodio che coinvolge la città dello Stretto, dopo l’attentato alla Procura e il rinvenimento dell’auto carica di esplosivo in occasione della visita del Presidente della Repubblica: -E’ l’ulteriore riprova del tentativo di intimidire e condizionare l’attività della magistratura impegnata in una difficile azione di contrasto contro la ‘ndrangheta- ha detto Pignatone. Ma Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia non ci sta e dichiara che la linea della fermezza proseguirà.
Appaiono sempre più chiari, comunque, i contorni di una vera e propria strategia d’attacco dell’organizzazione mafiosa calabrese contro lo Stato, alla vigilia della riunione del Consiglio dei ministri, convocata proprio a Reggio Calabria per il prossimo 28 gennaio, e durante la quale, alla presenza del premier Silvio Berlusconi, dovrebbe essere approvato il Piano straordinario antimafia, annunciato dal Governo .
