Reggio, -Caso Raffa-: Romeo (Pd) e Larosa (Prc) dicono la loro

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Reggio, -Caso Raffa-: Romeo (Pd) e Larosa (Prc) dicono la loro

martedì 27 Luglio 2010 - 10:02

Il consigliere e il segretario commentano duramente la crisi del centrodestra reggino

Il centrodestra alla guida di Palazzo San Giorgio è nel caos e il commissariamento del Comune è un’ipotesi a dir poco concreta dopo le dimissioni annunciate dal sindaco facente funzioni Giuseppe Raffa. Il fronte opposto come vede questa crisi? A commentare nel centrosinistra reggino il -Caso Raffa-, in maniera estremamente dura, sono il consigliere comunale del Partito Democratico Sebi Romeo (nella prima foto) e il segretario provinciale di Rifondazione Comunista Antonio Larosa (nella seconda foto). «Improvvisamente, Peppe Raffa, viene accusato di non governare con il metodo del “dialogo” e della “condivisione”. Dopo aver utilizzato la città per costruire una lunga campagna elettorale volta alla conquista della Regione, e dopo aver scelto di evitare le elezioni comunali anticipate, Scopelliti non tollera più di vedere un sindaco che non sia di sua diretta emanazione e scatena un putiferio contro il malcapitato Raffa: non ci sono infatti questioni reali al centro del dibattito, solo il potere fine a se stesso ed alle tante cricche che in questi anni si sono alimentate del presunto “modello Reggio” – attacca Romeo – le liti fra i partiti, lo scontro fra correnti, le aspirazioni dei singoli, le attese e gli interessi delle lobbies, non possono dominare la scena e rendere subalterne le ragioni della cittadinanza. La paralisi e lo sbandamento che imperversano a Palazzo San Giorgio non devono durare un minuto di più: in questo senso chiederò che si esplicitino tutti e fino in fondo i motivi della crisi, in consiglio comunale, unico luogo deputato a dibattere del destino di Reggio. A mio avviso occorre lavorare affinché prevalga il senso di responsabilità e si utilizzi questo scorcio di mandato consiliare per affrontare e risolvere le questioni lasciate in eredità da otto anni di propaganda senza risultati – conclude il democrat – Reggio ha bisogno di un’assunzione di responsabilità,i reggini hanno il sacrosanto diritto di non essere travolti da questo clima da fine impero». Neanche il giudizio di Larosa è tenero. «La gravissima crisi in cui versa la maggioranza di centrodestra al Comune, il cui prezzo cadrà interamente sulla cittadinanza, dimostra in maniera totale e inoppugnabile l’inesistenza del cosiddetto “Modello Reggio”, autentica e mistificante costruzione ideologica con la quale Scopelliti ha costruito la sua ascesa politico-elettorale – tuona il comunista – lo scontro intestino alla maggioranza è una pura e semplice battaglia di potere, c’è un vuoto politico-amministrativo che emerge dirompente: il “grande capo” Scopelliti non c’è più o è lontano, la sua successione fa gola a tanti politicanti di vecchia data e opportunisti dell’ultimo momento, il sindaco “traghettatore” ha provato a giocare la sua partita personale e, quindi, ecco gli scontri intestini, il dileguarsi dei ruoli e delle responsabilità, le autocandidature prive del benché minimo respiro politico-programmatico, proprio nel mentre i nodi delle risorse pubbliche saccheggiate cominciano a venire al pettine. Raffa sostiene che vi siano motivazioni non politiche alla base della sfiducia mossa nei suoi confronti, di più, con una denuncia gravissima che getta un’ombra inquietante sul Comune, afferma che non vi sono le condizioni minime per l’agibilità democratica e per la corretta attività amministrativa – va avanti il comunista – Raffa ha servito gli interessi dello Scopellitismo e appena ha provato ad alzare la testa e a svolgere in autonomia il suo ruolo, il “grande capo” lo ha frustrato ed umiliato pubblicamente: ora deve andare fino in fondo chiarendo cosa intende dire quando sostiene l’assenza di agibilità democratica e che è Scopelliti a muovere le proprie pedine secondo i suoi interessi personali e infischiandosene del buon funzionamento del Comune, deve avere l’onestà intellettuale di ammettere la malapolitica che da anni governa la città e che ha costruito quell’incredibile e devastante grumo di potere che definiamo Scopellitismo. Sarebbe anche il modo migliore per dimostrare la sua alterità – termina Larosa – la sua diversità rispetto a Scopelliti e ai suoi servi sciocchi».

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