Reggio ricorda il giudice Antonio Scopelliti, magistrato ucciso a Piale di Campo Calabro 19 anni fa da 'ndrangheta e Cosa Nostra

Reggio ricorda il giudice Antonio Scopelliti, magistrato ucciso a Piale di Campo Calabro 19 anni fa da ‘ndrangheta e Cosa Nostra

Reggio ricorda il giudice Antonio Scopelliti, magistrato ucciso a Piale di Campo Calabro 19 anni fa da ‘ndrangheta e Cosa Nostra

martedì 10 Agosto 2010 - 09:09

Messaggio del Presidente Napolitano. Commosso il ricordo di Caligiuri. E il governatore Scopelliti dice «fare politica in Calabria significa stare sul filo del rasoio»

Era la sera del 9 agosto 1991 e il giudice Antonio Scopelliti veniva ucciso dalle mafie a Piale di Campo Calabro. Ieri, nel 19° anniversario della sua morte, s’è conclusa a Reggio la manifestazione ‘Legalitalia 2010’, un appuntamento nel segno della memoria di Antonio Scopelliti, un magistrato che in quel 1991 stava preparando il rigetto dei ricorsi per Cassazione avanzati dalle difese dei più pericolosi esponenti mafiosi condannati nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Per questo motivo si ritiene che per la sua esecuzione si siano mosse insieme la ‘ndrangheta e Cosa Nostra, le criminalità organizzate di Calabria e Sicilia, dopo che Scopelliti rifiutò 5 miliardi di lire italiane per sospendere il suo lavoro.

Con quell’assassinio, inoltre, si concluse la seconda guerra di mafia di Reggio Calabria. Da allora, in 19 anni, la ‘ndrangheta è diventata una delle forze criminali più importanti al mondo.

Nel segno del ricordo e della memoria di Antonio Scopelliti, appunto, s’è conclusa proprio ieri sera nella piazza Duomo di Reggio Calabria, con una discreta presenza di pubblico (diverse centinaia di persone in piazza in pieno agosto per una presenza che significa totale rifiuto nei confronti della criminalità è una grande risposta della città), ‘Legalitalia 2010’, un’iniziativa organizzata dal movimento antimafie ‘E adesso ammazzateci tutti’ insieme alla Fondazione ‘Antonino Scopelliti’ con il patrocinio del Presidente della Repubblica, della Regione Calabria, della Provincia e del Comune di Reggio Calabria.

Durante la manifestazione è stato proiettato un intenso video che ha ripercorso la storia di Antonio Scopelliti.

Nel corso della serata è stato consegnato il Premio ‘Antonio Scopelliti 2010’ al Capo della Squadra Mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese che dal 2007 è dirigente della Squadra mobile di Reggio Calabria e in questi anni ha arrestato alcuni dei più importanti latitanti della ‘ndrangheta, mentre a Palermo, nel 2006, è stato protagonista della cattura di Bernardo Provenzano.

Il riconoscimento è stato consegnato a Cortese dalla figlia del magistrato assassinato, Rosanna Scopelliti, presidente della fondazione intitolata al padre e cofondatrice del movimento ‘E adesso ammazzateci tutti’. Nella motivazione, illustrata da Aldo Pecora, presidente di ‘Ammazzateci tutti, si afferma che «il premio a Cortese non è soltanto un riconoscimento ad un grande poliziotto in memoria di Antonino Scopelliti, ma è anche un tributo ed un segno di vicinanza ai tanti uomini che quotidianamente sono impegnati nella lotta alla criminalità organizzata».

Rosanna Scopelliti, la figlia del giudice ucciso 19 anni fa, ha detto che «è un dovere di noi, parenti degli uomini dello stato uccisi dalla criminalità organizzata, continuare a combattere in onore dei nostri cari che hanno dato la vita per il loro Paese e per una nobile ragione di giustizia e legaltà. Non dobbiamo arrenderci, perchè se facciamo finta di niente e restiamo passivi anche agli omicidi dei nostri cari, significa che perdiamo un’altra volta. Reagire significa combattere anche per quello che combatteva mio padre e i tanti altri morti ammazzati come lui».

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel giorno del diciannovesimo anniversario dall’omicidio, ha voluto ricordare il sacrificio del giudice Antonino Scopelliti.

In un messaggio inviato dal Quirinale alla figlia del magistrato, Rosanna Scopelliti, il Capo dello Stato ha espresso tutto il suo «apprezzamento per l’impegno profuso dalle Associazioni organizzatrici nel realizzare iniziative che contribuiscono a formare – specie le giovani generazioni – ai valori della legalità e della non violenza, indispensabili per assicurare la convivenza civile ed una consapevole partecipazione alla vita democratica del Paese».

«Anche quest’anno – ha affermato il Presidente della Repubblica – la manifestazione consentirà, nel diciannovesimo anniversario del vile assassinio del giudice Antonino Scopelliti, di ricordare la passione civile e il coraggio che ne guidarono il continuo impegno nell’azione di contrasto alla violenza sopraffattrice della criminalità organizzata».

Commosso anche il ricordo dell’Assessore alla Cultura della Regione Calabria, Mario Caligiuri: «l’esempio del giudice Antonino Scopelliti, uomo e servitore dello Stato irreprensibile, sia da stimolo per una nuova cultura della legalità e del rispetto. Il 9 agosto di diciannove anni fa è stato ucciso un uomo mite ed un valoroso magistrato, e ad oggi, purtroppo, la giustizia non conosce ancora i nomi dei mandanti e degli esecutori di quel delitto. Ma chiunque volle la fine di Antonino raccolse l’effetto contrario: oggi il suo sangue ha fecondato in una intera generazione la voglia di riscatto per una regione, la Calabria, sulle cui fondamenta sono ormai indelebilmente incisi il suo nome ed il suo esempio. A Rosanna ed ai ragazzi di Ammazzateci Tutti, che in questi giorni a Reggio Calabria stanno promuovendo importanti momenti di riflessione in memoria dell’Alto magistrato, voglio esprimere i sensi profondi della mia ammirazione ed il pieno sostegno all’iniziativa».

Il Governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, intervenendo nella serata conclusiva di ‘Legalitalia 2010’, ha detto che «chi fa politica in Calabria merita più rispetto di tanti altri perchè fare politica qui è più difficile che altrove. Si lavora spesso sul filo del rasoio rischiando, senza volerlo, di finire nell’illegalità. Per questo le istituzioni, e non soltanto in Calabria devono essere sempre più sostenute ed aiutate. Penso ai piccoli Comuni che, per esempio, spesso non hanno le risorse economiche per ristrutturare beni confiscati e, per questo, gli amministratori vengono accusati, di favorire la criminalità. La lotta alla mafia passa attraverso l’impegno non soltanto di magistratura e forze dell’ordine e di uomini come il capo della Squadra mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese, ma anche attraverso l’impegno degli amministratori locali. La criminalità organizzata si combatte con le azioni e con gli atti concreti e non con le parole o le dichiarazioni di principio. La mafia teme chi fa atti non teme le parole. Ed in Italia, e soprattutto nel Mezzogiorno, su questo tema di parole se ne fanno tante».

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