Rosarno: Maroni lancia la sfida della legalità e Ferrara pone la questione meridionale lanciando una provocazione: -al Sud serve una rivolzione capitalista-

Rosarno: Maroni lancia la sfida della legalità e Ferrara pone la questione meridionale lanciando una provocazione: -al Sud serve una rivolzione capitalista-

Rosarno: Maroni lancia la sfida della legalità e Ferrara pone la questione meridionale lanciando una provocazione: -al Sud serve una rivolzione capitalista-

lunedì 11 Gennaio 2010 - 21:12

Monta la polemica politica tra partiti e schieramenti che si confrontano in modo duro e acceso dopo quanto accaduto in Calabria

S’è concluso l’esodo dei 1.100 immigrati di Rosarno, ma rimangono sul tappeto le polemiche sulle responsabilità di quanto avvenuto. Nel giro di due giorni, dopo gli scontri dei giorni scorsi, gli immigrati sono stati trasferiti nei centri di prima accoglienza a Crotone e Bari – circa 400 per ogni Cpa – e un drappello di circa 300 si è diretto in treno verso il Nord.

Nei vari presidi saranno sottoposti al controllo dei permessi di soggiorno e coloro che risulteranno irregolari saranno espulsi.

La maggior parte degli immigrati risulta comunque in possesso di permesso stagionale, altri hanno documenti in regola, molti sono richiedenti asilo politico. Intanto proseguono i lavori per demolire i rifugi precari dove vivevano gli immigrati (ex Rognetta, ex Opera Sila e i capannoni di Rizziconi). Il Viminale si appresta a riportare l’ordine, quell’ordine che – accusa il ministro Maroni – in luoghi come Rosarno è fatalmente mancato a causa di una -tolleranza sbagliata-. Il titolare del Viminale, in una intervista al Messaggero parla di -complicità e connivenze a molti livelli- per cui -finora sono stati chiusi tutti e due gli occhi-. Nel corso del fine settimana c’è stato uno scambio di accuse tra Maroni e l’amministrazione locale della Regione Calabria: -queste situazioni le abbiamo ereditate e sono frutto di tolleranza sbagliata da parte degli enti locali- e -sulla bidonville di Rosarno la Regione ha chiuso gli occhi- ha detto il ministro. Il governatore Agazio Loiero ha respinto le accuse: -il primo ad aver tollerato la situazione è stato proprio Maroni-.

Rosy Bindi, presidente del Pd, ha accusato il ministro di -scaricabarile-, mentre molte critiche si sono levate nei confronti della Bossi-Fini. -Dietro ai fatti di Rosarno c’è tutto il fallimento del centrosinistra al Sud- ha tagliato corto il ministro della Cultura e coordinatore Pdl Sandro Bondi in una intervista al Giornale, parlando di -realtà sociale profondamente malata e pesantemente condizionata dalla criminalità organizzata. Nel Mezzogiorno si è verificato il fallimento più clamoroso della sinistra. Tanto più significativo in quanto proprio la questione del Mezzogiorno è stata per lungo tempo la questione privilegiata della politica della sinistra italiana-.

Il ministro Maroni è convinto tuttavia che serva -un grande sforzo comune- e annuncia un appello, domani in Parlamento -a tutte le componenti delle istituzioni a livello centrale e locale-.

Dunque rimproveri, ma anche mano tesa alla collaborazione per -un intervento complessivo che da una parte garantisca che i clandestini devono essere espulsi – continua al Messaggero – e dall’altra stabilisca che coloro che hanno titolo per restare abbiano condizioni degne di un essere umano-. E promette battaglia al lavoro nero: -Non si può più tollerare questo. Non accetteremo più che ci sia sfruttamento del lavoro nero- afferma. La soluzione passa per i -voucher- i -buoni lavoro- previsti dalla Legge Biagi per il pagamento del lavoro occasionale. Ma anche per il contrasto a coloro che sfruttano il lavoro altrui, soprattutto degli immigrati, come chiede a gran voce anche Vittorio Feltri dalle colonne del Giornale.

Intanto le indagini della Procura lasciano intravedere l’ombra dei clan nei disordini dei giorni scorsi. La -caccia al nero- potrebbe essere una -ritorsione- della ‘ndrangheta per dimostrare chi comanda in quel territorio. In un fazzoletto di terra in cui cinque comuni negli ultimi due anni sono stati chiusi per -infiltrazioni mafiose- sarebbe dunque avvenuto una sorta di -regolamento di conti- contro gli extracomunitari che avevano osato ribellarsi. Il ministro Maroni non si pronuncia e aspetta la conclusione delle indagini. Che puntano verso i boss di Rosarno e di Gioia Tauro. Il procuratore capo di Palmi Giuseppe Creazzo ha aperto un’inchiesta e aspetta le prime informative e i primi rapporti dalla polizia giudiziaria. Se la pista mafiosa sarà confermata, l’inchiesta passerà nei prossimi giorni alla procura distrettuale di Reggio Calabria.

Un contributo importante potrebbe arrivare dalle immagini registrate dalle telecamere fisse: in tutta la piana di Gioia Tauro ne sono state installate circa 400, una buona parte delle quali proprio a Rosarno e Gioia. Immagini con le quali inquirenti ed investigatori sperano di riuscire a mettere a fuoco le diverse situazioni che si sono verificate ed a individuare chi e perchè si è reso protagonista della guerriglia. E proprio dai video è arrivato un primo contributo, che ha consentito di chiarire i contorni dell’aggressione da parte di Antonio Bellocco – figlio di un esponente di spicco del clan che assieme ai Pesce controlla il territorio di Rosarno – ad un immigrato e ai carabinieri che lo avevano bloccato. In serata il gip di Palmi ha convalidato l’arresto dei tre abitanti di Rosarno accusati di avere aggredito alcuni immigrati coinvolti negli incidenti: tra di loro anche lo stesso Antonio Bellocco.

Intanto un magistrato della Dda, Alberto Cisterna, con un passato da sostituto procuratore a Palmi, si dice indignato dall’aver constatato che in piazza, a protestare, contro i neri, c’erano uomini e donne che vivono di un sistema di trasferimenti pubblici. -Con i soldi percepiti dallo Stato per indennità di disoccupazione, maternità e sussidi agricoli – spiega al Corriere della Sera -, acquistano e ristrutturano case. Sono questi i finti poveri che, con soli 51 giorni lavorativi, si portano a casa ricche indennità annuali. Mentre gli immigrati, i veri poveri, vanno a lavorare nei campi per 25 euro al giorno-.

Un sistema che la ‘ndrangheta gestisce in prima persona. -Mi volete spiegare come mai nell’eterno sud populista, lassista, familista, pauperista succede quello che succede- mentre -nel Veneto gretto, piccolo borghese, minimprenditoriale, piastrellaro, razzista, xenofobo, leghista, decine di migliaia di immigrati sono via via integrati?-: la domanda la pone Giuliano Ferrara sul Foglio. Il direttore del quotidiano lancia una proposta provocatoria: -solo una ondata distruttiva e creatrice di capitalismo, con i suoi costi e ricavi, può rimettere a posto la società meridionale, che divide con gli ultimi della terra la propria infinita miseria e di tanto in tanto deve subire il dramma della loro rivolta-.

Intanto sui fatti di Rosarno domani il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, riferirà in Parlamento. Ed oggi al Viminale, anche in vista di quella audizione, Maroni ha fatto il punto insieme, tra gli altri, al capo della Polizia Antonio Manganelli, al capo del dipartimento dell’immigrazione Mario Morcone e al prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta. A parte l’apprezzamento per l’intervento delle forze dell’ordine, -tempestivo e adeguato-, sembra che nel corso della riunione sia stato sottolineata l’efficacia della task force costituita dai rappresentanti dei ministeri dell’Interno e del Welfare, e dalla Regione, per affrontare la questione non solo dal punto di vista dell’ordine pubblico, ma anche per quanto riguarda gli aspetti legati allo sfruttamento del lavoro nero e all’assistenza sanitaria. Una task force destinata a diventare un tavolo di lavoro o, come ha detto il sottosegretario Alfredo Mantovano, -un modulo di intervento congiunto- che comprenda anche gli enti territoriali e locali, le associazioni di categoria dei datori di lavoro e dei lavoratori, da esportare eventualmente altrove per fronteggiare analoghe situazioni. Due, oggi, su tutte: Castel Volturno e San Nicola Varco, in Campania.

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