A Rosarno negozi e scuole aperte, il paese riprende vita

A Rosarno negozi e scuole aperte, il paese riprende vita

A Rosarno negozi e scuole aperte, il paese riprende vita

martedì 12 Gennaio 2010 - 22:36

Tra nuove violenze e voglia di normalità, Rosarno tenta di riprendere la sua vita di tutti i giorni dopo la rivolta degli immigrati e la reazione violenta da parte di un gruppo di abitanti. La vita del paese è stata profondamente sconvolta da quanto è accaduto nei giorni scorsi, ma la maggior parte degli abitanti vuole mettersi alle spalle i drammatici fatti che hanno proiettato la piana di Gioia Tauro su tutti i mass media del mondo.

Sono stati riaperti tutti i negozi e sono tornate alla attività normali le scuole, costrette ad uno stop forzato per la decisione dei genitori di fare restare i ragazzi a casa.

Dopo lo sgombero dei due centri di ricovero per immigrati, quello dell’ex Rognetta e quello dell’ex fabbrica dell’Opera Sila, e la manifestazione organizzata dagli abitanti per respingere l’accusa di razzismo, gli animi si sono rasserenati. Anche perchè Rosarno ha ottenuto ciò che aveva chiesto a gran voce: l’allontanamento immediato e senza condizioni dei circa 1.500 immigrati che erano ospitati nelle due strutture di ricovero, per le quali è stato avviato il lavoro di smantellamento. L’operazione, seppur intervenuta al culmine di una vicenda drammatica, assume in definitiva una valenza positiva anche per gli immigrati. Non poteva durare oltre, infatti, la loro permanenza all’ex Rognetta ed all’ex Opera Sila viste le condizioni disumane, sul piano soprattutto igienico sanitario e di sovraffollamento, in cui erano costretti a vivere.

Subito dopo l’allontanamento degli immigrati, fatto a tempo di record e con l’assenso degli stessi extracomunitari, è iniziata l’opera di demolizione, quasi completata per il centro dell’ex Rognetta. A breve, poi, comincerà lo smantellamento della struttura dell’ex Opera Sila, dove si profila però un lavoro più lungo e complesso visto che il centro è più grande ed in condizioni ancora peggiori. Resta, intanto, qualche residuo dell’onda emotiva di odio da parte degli abitanti di Rosarno contro gli extracomunitari.

La scorsa notte, nel centro del paese, qualcuno ha dato fuoco all’automobile di un immigrato ghanese che lavora come bracciante, grazie al suo permesso di soggiorno, per un’azienda agricola. L’immigrato, estraneo agli incidenti dei giorni scorsi, vive con la compagna, anche lei immigrata, in una casa presa in affitto. Quando si è accorto che gli avevano incendiato l’auto, l’immigrato è uscito in strada per tentare di spegnere le fiamme. La vettura è andata però distrutta malgrado il tempestivo intervento da parte di un gruppo di abitanti della zona per aiutare l’immigrato.

Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, ha spiegato che -bisogna respingere ogni tentazione xenofoba, ma non possiamo e non vogliamo tollerare scontri che possono esplodere in una situazione di degrado. Siamo per una seria politica della fermezza, a dispetto dell’ipocrisia di chi dice agli immigrati ‘entrate, entrate’, e poi si indigna quando scopre i ghetti di Rosarno-.

Intanto il prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta, parlando con i giornalisti ha spiegato che -il ministro Maroni ha approntato il potenziamento della task force istituzionale, costituita da Ministeri dell’Interno e del Welfare e Regione, aprendo anche alla partecipazione delle forze sociali, del volontariato, per ricostruire una fase nuova di fiducia tra lavoratori immigrati e popolazione locale. S’è trattato di una decisione presa tenendo conto che in quelle baraccopoli c’è l’uomo, la persona. Voglio anche ribadire che a Rosarno lo Stato si è dimostrato all’altezza del compito, evitando l’inasprimento di pericolose spirali di violenza, e che nel prossimo futuro saranno assunte iniziative utili a contrastare il lavoro nero a garanzia di corretti rapporti sociali-.

Si stanno intanto monitorando situazioni analoghe in Campania e Puglia per evitare che degenerino.

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