Rosarno: scontri durissimi nelle scorse ore. 66 feriti, 5 gravi. Immigrati trasferiti altrove con i pullman della Polizia

Rosarno: scontri durissimi nelle scorse ore. 66 feriti, 5 gravi. Immigrati trasferiti altrove con i pullman della Polizia

Rosarno: scontri durissimi nelle scorse ore. 66 feriti, 5 gravi. Immigrati trasferiti altrove con i pullman della Polizia

sabato 09 Gennaio 2010 - 10:01

Dopo la guerriglia delle scorse ore, la situazione sembra tornare alla normalità ma è altissima la tensione

Non è un sabato normale a Rosarno, paese di circa 16mila abitanti della piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria. Il classico mercato settimanale, programmato proprio per il sabato mattina, oggi non c’è stato. La gente è scossa, ha paura. Nelle scorse ore, migliaia di extracomunitari hanno messo a ferro e fuoco il territorio di Rosarno e dintorni, provocando danni (anche fisici) alla gente comune, a gente innocente che con lo sfruttamento del lavoro degli immigrati e con le loro condizioni disagiate non ha nulla a che vedere.

La popolazione si è ribellata, e ha provato a farsi giustizia da sè. Sì, perchè a Rosarno – relativamente alla gravità del problema – ci sono poche forze dell’ordine, e a fronteggiarsi sono stati direttamente i cittadini che hanno risposto alla violenza disperata ma certo non giustificabile degli extracomunitari.

Una rivolta che covava da tempo all’interno dei ghetti delle località ‘Bosco’ e ‘la Rognetta’, dove gli immigrati vivono in condizioni precarie anche a livello di igiene.

Sono così tanti, a Rosarno, perchè la piana di Gioia Tauro ha bisogno di loro: gli agrumeti e i campi della piana devono essere lavorati e, da molti anni ormai, la manodopera è completamente africana.

Guadagnano tra 15 e 20€ al giorno. Massimo 25€ al giorno per chi è più fortunato. E quando finisce la stagione, si spostano in Sicilia per gli agrumi, o nel Foggiano, nel Napoletano per altre raccolte, o addirittura in Trentino per le mele.

Lavorano la terra ma sono costretti a subire l’onta di pochi, stupidi, ragazzacci senza principi e senza valori, che si divertono a insultarli, provocarli e stuzzicarli quotidianamente.

Proprio da uno di questi -scherzacci-, giovedì sera è scattata la scintilla che ha fatto scatenare le violenze di certo esagerate e contrarie ad ogni basilare principio di convivenza civile, anche se di civile nella vita che sono costretti a condurre gli immigrati di Rosarno c’è ben poco.

Ne è scaturita una guerriglia dalle conseguenze molto pesanti: i feriti sono 66. Si tratta, in particolare, di 30 extracomunitari, 17 abitanti del posto e 19 appartenenti alle forze di polizia. Solo cinque immigrati risultano tuttora ricoverati in ospedali per lesioni più gravi.

Circa 300 extracomunitari la scorsa notte sono stati trasferiti nel centro di accoglienza di Cutro – Isola Capo Rizzuto, a Crotone: molti hanno voluto spontaneamente allontanarsi per mettere al riparo la propria incolumità.I primi autobus sono arrivati nel centro alle 2 e le operazioni di accoglienza sono terminate intorno alle 6 del mattino. Gli immigrati sono stati rifocillati con latte caldo fornito dai volontari della Misericordia che gestisce la struttura, e hanno ricevuto il kit igienico e vestiario previsto nella procedura. -Il centro di accoglienza è aperto, quindi gli immigrati sono liberi di uscire- ha specificato il responsabile Leonardo Sacco. Gli extracomunitari possono chiedere asilo politico, e mentre aspettano di essere sentiti dalla commissioni possono muoversi liberamente sul territorio.

Il gip di Palmi ha intanto convalidato gli arresti di cinque extracomunitari a Rosarno.

A Rosarno la situazione è ancora di alta tensione: oltre 500 extracomunitari sono ancora presidiati da cittadini e forze dell’ordine.

E’ un problema che, seppur in tono minore, ogni anno si ripete d’inverno quando la piana si riempie di immigrati che lavorano la terra. Negli ultimi anni, le aziende produttive del territorio sono in crisi non solo per i problemi congiunturali di liquidità che hanno colpito tutto il mondo, ma anche e soprattutto per i violenti fenomeni meteorologici che hanno colpito negli ultimi mesi il territorio della piana di Gioia Tauro, compromettendo raccolte e costringendo molte aziende a cambiare completamente tipo di attività.

A un passo da uno dei porti più importanti e trafficati del mondo, nel Reggino c’è stato l’inferno: la tensione è palpabile e la gente ha paura, rimane col fiato sospeso.

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