Era dal 1970 che in Calabria non si vedevano più le barricate, era dai tempi dei moti di Reggio. Ora il mondo è cambiato nel 2010, si è globalizzato e non si combatte più per un capoluogo. Gli attori di queste nuove barricate sono cambiati, grazie all’accorciarsi delle distanze fra i luoghi del mondo. In Calabria però nonostante siano passati 40 anni, il motivo per cui sono sorte le barricate di Rosarno è sempre lo stesso : la povertà latente di una regione, purtroppo ancora ultima delle classe. Rosarno in queste ore è la prima notizia in tutti i quotidiani e in tutti i TG nazionali.
Rosarno è l’apice di uno scontro tra poveri, poveri disgraziati venuti dall’Africa per raccogliere gli agrumi contro la povera economia agricola della piana di Gioia Tauro in piena crisi ormai da anni. Ecco ritorna Gioia Tauro, il destino sembra non cambiare, ricordate il famoso 5° polo siderurgico promesso dall’allora “pacchetto Colombo” durante i moti di Reggio? Del 5° polo non se ne è fatto nulla, ma forse, si fosse realizzato, il risultato sarebbe stato uguale oggi, e dietro le barricate avremmo avuto operai in cassa integrazione. Non avendo realizzato quell’area industriale, però non si è fatto comunque nulla per valorizzare l’agricoltura, che vanta prodotti di ottima qualità come i Kiwi e gli Agrumi, ma che sono poco conosciuti e poco valorizzati, e quindi in 40 anni non si sono fatti grandi passi avanti. Questi luoghi sono tornati ad essere terra di passaggio, calabresi che emigrano, stranieri che vengono; terra di passaggio la Calabria lo è sempre stata ed è forse nel suo destino ineluttabile.
Torniamo, però a focalizzarci sui fatti di Rosarno. Secondo molti, ciò che è accaduto in questi giorni, era nell’aria da anni, e spesso erano già successe piccole scaramucce fra locali e immigrati. Sfottò, qualche colpo di pistola già sparato ecc. I numeri delle presenze di immigrati parlano di 3.000 persone qualcuno azzarda anche 6.000, stipati nelle campagne della piana di Gioia Tauro. Logicamente difficile stimare i numeri reali, vista la stragrande maggioranza di clandestini. Sicuramente questa grande quantità di lavoratori, vista la crisi agricola dell’area, è sproporzionata al reale bisogno. E’ noto come ogni mattina all’alba vengano reclutati i lavoratori di giornata, e si sa che è sempre una battaglia per chi, fra quei poveri disgraziati, può aggiudicarsi un posto e quindi garantirsi la cosiddetta “jornata”. Spesso molti di più vorrebbero infilarsi in questi pulmini, diretti verso gli agrumeti, per riuscire a strappare qualche euro, ma molti restano disoccupati a vagare per le vie di Rosarno. Le paghe vanno dai 25 euro (secondo gli immigrati, meno i 5 euro che vengono sottratti e dati alla mafia locale) ai 40 euro a giornata (secondo il datore di lavoro), qualcuno parla di 1 euro a cassetta di agrumi raccolta (normalmente le cassette sono da 25 kg), ma i pagamenti sono stipulati giornata per giornata con metodi diversi. A molti sembreranno una miseria questi pagamenti per un operaio che trascorre ore a raccogliere arance e mandarini, ma ricordiamo che all’imprenditore agricolo, attualmente, per 1 kg di arance vengono pagati 6 centesimi di euro, quindi facendo i conti della serva per una cassetta da 25 kg il contadino riceve 1,5 euro. Quanto costano poi queste arance al chilo sulle piazze d’Italia? Da questo è evidente come questa sia una vera e propria guerra tra poveri. Quest’anno è stata di molti la scelta di lasciare gli agrumi sulle piante, con un calo di un’offerta comunque già in passato molto elevata, che quindi non ha scalfito di nulla i prezzi, anzi li ha visti ancora in ribasso. Bisogna ringraziare i fondi europei, che da alcuni anni vengono erogati, non più sulle quantità di prodotto, ma sul semplice fatto di possedere un agrumeto, mantenuto e manutenuto. Questo contributo che aiuta in parte gli agricoltori della zona, non è sufficiente alle famiglie che vivono di questa economia: risultato? Il continuo spopolamento dalla piana. Ritornando a focalizzarci sui fatti di Rosarno, va anche detto che la convivenza immigrati-locali, oltre a servire per la raccolta agrumi, aveva creato anche un piccolo indotto per alcune attività della zona: supermercati, panetterie, call center ecc. che venivano utilizzati da questi immigrati.
I primi raccoglitori di agrumi, proveniente dal Maghreb, erano presenti già negli anni ’80 e sempre solo nella stagione invernale, poi di queste persone, durante il resto dell’anno neanche l’ombra, il deserto, tale da far affermare come l’immigrazione in Calabria fosse un fenomeno limitato. Sulle cause dello scoppio della rivolta le tesi sono molte e sia giornali, sia in giro per Rosarno si sentono tante voci. Gli scontri, secondo l’associazione Libera, avrebbero avuto origine giovedì notte dalla voce che si era diffusa tra gli immigrati, circa l’uccisione di quattro loro connazionali. Altre voci di paese parlano, di immigrati gambizzati, poiché alcuni abitanti della zona, prossimi alle fabbriche dormitorio, erano stufi di avere questi “vicini di casa”. Infine congetture più raffinate, parlano di connessioni legate con la malavita che hanno organizzato ad arte lo scontro, per concentrare l’attenzione e spostarla da altri argomenti attuali più scottanti.
Ma questi fatti sembrano analoghi allo scoppio della 1° guerra mondiale, dove si fa ricondurre la scintilla ad un attentato, ma in realtà i motivi furono altri. Qui uguale, il problema era ormai presente da anni. Non soffermandoci molto sulle cause è evidente che da tre giorni a Rosarno è successo il finimondo, secondo l’ultimo bilancio, 67 feriti tra stranieri, forze dell’ordine e cittadini. Le ambulanze del pronto soccorso di Polistena non hanno avuto un attimo di respiro, ci dicono gli abitanti di Melicucco, sulla tratta Rosarno – Polistena. Sembrava di essere in guerra, racconta qualcuno, nei giorni scorsi era un continuo via vai di sirene. Difficile sapere con dettaglio cosa sia successo nelle ore concitate degli scontri, si parla di auto fermate e date alle fiamme, di persone malmenate da parte degli immigrati;per il fronte dei rosarnesi si parla invece di spari verso gli immigrati, si dice addirittura che qualcuno preso dalla rabbia, salito su una pala meccanica volesse disperdere gli immigrati con il mezzo da scavo. Le voci che si sentono sono molte, tragiche e di rabbia , ma quando si è in guerra, è qui lo è stato, tutto può accadere. Ora dopo gli scontri dei giorni scorsi è iniziato il trasferimento degli immigrati. L’intesa sarebbe stata raggiunta tra la task force inviata dal Viminale e gli stessi immigrati dopo una lunga mediazione. Attualmente è in atto la fuga da Rosarno, chi fugge con il treno, chi viene trasportato dalla polizia nei centri d’accoglienza di Crotone e Bari, chi si nasconderà ancora in queste campagne fino a che le acque non si saranno calmate. Questi fatti, crediamo, abbiano cambiato la storia di questo paese, ma hanno anche messo in evidenza due questioni. La prima nazionale e cioè l’acuirsi delle tensioni fra italiani e immigrati, la seconda più territoriale, legata al problema dell’agricoltura e dell’economia locale della Calabria.
Giuseppe Cutano, con la collaborazione di Giuseppe Borgese
