Saviano scatena una bufera sulla Lega: -Dov'era mentre la 'ndrangheta si infiltrava al nord?-. Insorge tutto il centrodestra: -E' vergognoso e in mala fede, nessuno ha mai combattuto la criminalità come noi-

Saviano scatena una bufera sulla Lega: -Dov’era mentre la ‘ndrangheta si infiltrava al nord?-. Insorge tutto il centrodestra: -E’ vergognoso e in mala fede, nessuno ha mai combattuto la criminalità come noi-

Saviano scatena una bufera sulla Lega: -Dov’era mentre la ‘ndrangheta si infiltrava al nord?-. Insorge tutto il centrodestra: -E’ vergognoso e in mala fede, nessuno ha mai combattuto la criminalità come noi-

martedì 27 Luglio 2010 - 18:26

De Magistris, Veltroni e altri esponenti del centrosinistra: -Ha ragione-. Ma Castelli replica così: -Che dire dell'Assessore del loro amico Penati che a Milano era direttamente in contatto con gli 'ndranghetisti?-

-La Lega ci ha sempre detto che certe cose al Nord non esistono, ma l’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia racconta una realtà diversa. Dov’era la Lega quando questo succedeva negli ultimi dieci anni laddove ha governato? E perchè adesso non risponde?-: con questa provocazione, Roberto Saviano ha scatenato una vera e propria bufera politica legata al contrasto nei confronti della criminaltà organizzata.

Saviano ha detto queste parole a Vanity Fair, che gli ha dedicato la copertina del numero in edicola da domani, quattro anni dopo Gomorra.

Nella lunga intervista Saviano parla del suo futuro in Mondadori: -Restero’ in Mondadori e Einaudi fino a quando le condizioni di libertà saranno garantite fino in fondo, anche per non lasciare alla proprietà di decidere i libri e le prospettive culturali di una casa editrice che ha una storia gloriosa. La casa editrice sino a ora e’ stata di chi ha fatto i libri: editor, ufficio stampa, redattori. E’ ovvio che dopo l’attacco di Marina Berlusconi per me molto è cambiato. Devo valutare molti fattori: quanto la proprietà incide sulle scelte, quanto permetterà ancora che ci sia libertà e su alcuni libri si possa continuare a puntare. Marina Berlusconi dice che non si dovrebbero più scrivere libri che danno quest’immagine dell’Italia. Allora, forse, non ha letto Gomorra. In Gomorra racconto storie di resistenza, soprattutto. E’ se stiamo zitti che diamo una cattiva immagine del Paese. Un giorno mi piacerebbe spiegarglielo che raccontare del potere criminale ha significato dire al mondo che non siamo un Paese di omertosi. E che il miglior apporto che si possa dare a un Paese è quello di non nascondere i propri problemi-. Saviano non rinnega Gomorra, -lo riscriverei, ma sarei falso se le dicessi che lo amo. Perchè mi ha tolto tutto: io volevo solo diventare uno scrittore. A centomila copie ero felicissimo, mi pubblicano importanti case editrici straniere e mia madre dice che in quei giorni sembrava che volassi, io non mi ricordo niente. Chiamo mio fratello e gli dico: ‘ho i soldi dell’anticipo, compriamoci la moto’. La sognavamo da tanto tempo una moto. Poi arrivano la scorta, le minacce. Io volevo essere quello di prima. Mi è scoppiato tutto in mano-. Saviano si rammarica di non poter più incontrare il fratello -in mezzo alla gente perche’ nessuno sappia che faccia ha-.

E poi, sempre sulla criminaltà organizzata, la frecciatina alla Lega Nord: -Dov’era la Lega mentre la ‘ndrangheta, negli ultimi dieci anni, si infiltrava laddove proprio la Lega governava?-

Da questa dichiarazione ne è scaturito un autentico polverone politico. Durissima la replica di Roberto Castelli: -Leggo dalle agenzie di stampa che Saviano fa alcune domande sulla Lega e si chiede perchè non rispondiamo. Rispondo subito. Saviano è accecato e reso sordo dal suo inopinato successo e dai soldi che gli sono arrivati in giovane età. Unica sua scusante rispetto alle sciocchezze che dice sulla Lega è che, quando noi combattevamo contro la sciagurata legge del confino obbligatorio che tanti guai ha portato al nord, aveva ancora i calzoni corti. Se nulla sa della storia della Lombardia, vada a rileggersi la storia della battaglia che la Lega fece a Lecco a iniziare dal ’93 contro i clan della ‘ndrangheta. Atti amministrativi precisi, fatti concreti. Non ci siamo limitati a scrivere quattro cose e a partecipare a quattro conferenze. Ne’ siamo diventati ricchi per questo. Abbiamo corso solo rischi. Infine un invito: vediamo che continua a fare pubblicità al suo libro. La smetta, perchè gli antimafia a pagamento sono sempre meno credibili-.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dei senatori del Carroccio Federico Bricolo: -Da anni, in tanti e in troppi in questo Paese scrivono e dibattono di lotta alla mafia. In molti casi inutilmente. Noi più che parlarne abbiamo invece preferito combatterla e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Chi non li vede è in malafede. All’antimafia da salotto tanto cara a certi intellettuali e all’opposizione di sinistra la miglior risposta sono i fatti concreti che questa maggioranza e questo Governo hanno ottenuto in due anni. La miglior risposta a qualsiasi richiesta di legalità sono i miliardi di euro di beni confiscati alle cosche e gli arresti quotidiani di pericolosi boss mafiosi, che per anni sono riusciti a sfuggire alla giustizia. Per questi risultati ringraziamo il ministro Maroni e le forze dell’ordine. Allo stesso tempo la maggioranza si è mossa senza sosta in Parlamento votando importanti provvedimenti di contrasto alla criminalità organizzata come il piano straordinario antimafia già approvato alla Camera e che è stato calendarizzato, grazie anche al presidente Schifani, al Senato per la prossima settimana-.

L’europarlamentare dell’Italia Dei Valori, Luigi De Magistris, ha invece reagito così: -Saviano ha ragione nel denunciare l’ipocrisia della Lega di fronte alla penetrazione, soprattutto economico-finanziaria, delle mafie nel Nord. Il razzismo presuntuoso della formazione di Bossi ha infatti impedito che guardasse in faccia la realtà, che vede il cuore degli interessi criminali da anni emigrare oltre il Po. L’ipocrisia padana ha raggiunto l’apice in questa esperienza di governo: occasione in cui la Lega ha ripudiato quella battaglia di legalità di cui, almeno a parole, si è sempre detta portavoce. In Parlamento mai ha fatto e farà mancare il voto a provvedimenti criminogeni come processo breve, ddl intercettazioni, revisione delle norme sui pentiti. Mentre il ministro Maroni ha introdotto la possibilità di vendere all’asta i beni confiscati alle mafie assestando, anche dal punto di vista simbolico, un colpo mortale alla lotta contro il crimine organizzato. Quella della Lega è l’antimafia delle chiacchiere tradita dai comportamenti politici e dalla legislazione varata. Per questo Castelli e colleghi dovrebbero portare maggiore rispetto alle domande che legittimamente pone uno scrittore che non solo denuncia il crimine, ma vive da esso braccato e sempre esposto al pericolo per la propria vita-.

Anche Walter Veltroni s’è schierato dalla parte di Saviano: -tutti hanno visto quanto sono profonde le infiltrazioni della `ndrangheta anche nel Nord del nostro paese e in Lombardia: decine di arresti, interessi criminali e intrecci con l`economia e la politica sul territorio. Saviano ha semplicemente indicato questa realtà e chiesto conto a quanti in questi anni non hanno visto, non hanno sentito né parlato, a chi, come la Lega, ha finto che la criminalità organizzata fosse un problema meridionale e non anche una questione nazionale. Quelle di Saviano sono parole vere, non offese. La verità è che la mafia in tutte le sue forme non è più – da tanto tempo – un fenomeno che riguarda solo il Sud ma è penetrato profondamente nell`economia, negli affari e anche nella politica al nord come a sud o al centro. La Lega ha reagito scompostamente, con attacchi vergognosi e con minacce. I cittadini italiani, anche quelli lombardi, sanno che alle mafie, alla `ndrangheta si risponde facendo barriera, vedendo la realtà e combattendo le cosche e i loro interessi, esigendo una politica pulita, non insultando chi da sempre si batte contro i poteri criminali come ha sempre fatto Saviano. A lui va la mia solidarietà-.

Dopo queste prese di posizione, nuova replica – ancor più dura – da parte di Roberto Castelli: -De Magistris e Veltroni parlano. Ma ci dicano qualcosa dell’assessore del loro amico Penati che, secondo le intercettazioni pubblicate dai giornali, chiedeva agli affiliati della ‘ndrangheta di pagargli lo stipendio-.

Sul tema più scottante della giornata è intervenuto anche Francesco Pasquali, coordinatore nazionale di Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl: -mentre Di Pietro, Saviano e una parte minoritaria della maggioranza giocano a rincorrersi sul giustizialismo, utilizzandolo tra l’altro per mere ragioni di visibilità e di lotta politica, il governo Berlusconi continua a raccogliere una serie di risultati importanti nella guerra alla criminalità organizzata come l’odierno smantellamento a Rosarno di una cosca criminale. I numerosi arresti (aumento del 48%), l’enorme quantità di beni confiscati (aumentati del 352%) e sequestrati (aumento del 167%) confermano da un lato che la legalità è un valore con radici profonde e irrinunciabile, dall’altro che lo Stato può sconfiggere questo nemico che ammala il nostro Paese da troppo tempo. Si tratta di segnali di speranza per le nuove generazioni, specie per quelle del nostro Mezzogiorno-.

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