La famiglia vuole sapere perché Antonino De Domenico non c'è più. Lascia 4 figli. Il racconto della moglie
Messina – Antonino De Domenico aveva 43 anni. Malgrado le difficoltà dovute al diabete, lavorava alacremente nel settore edile. Anche perché aveva 4 figli, avuti da due compagne. Proprio per stare meglio aveva concordato con l’ematologo un intervento bariatrico. Un intervento di routine, sulla carta. Al quale però l’uomo non è sopravvissuto. Adesso la moglie, i figli, l’ex compagna, vogliono capire cosa è accaduto ed hanno chiesto alla Procura di Messina di fare luce sul caso.
Morte in ospedale, tre indagati al Policlinico
Dopo l’esposto dei familiari, assistiti dagli avvocati Fabio Mirenzio, Pietro Venuti e Giuseppe Floresta, sono scattati tre avvisi di garanzia al Policlinico che riguardano: l’ematologo che lo aveva in cura, il chirurgo che l’ha operato e il primario di reparto. L’ipotesi di reato è di omicidio colposo e l’avviso ai camici bianchi è stato spiccato a loro tutela, per procedere con le garanzie di legge durante gli accertamenti tecnici irripetibili. I tre indagati sono assistiti dagli avvocati Nino Favazzo, Emanuele Puglisi e Salvatore Santonocito.
Ricoverato per un intervento di routine, a cosa mira l’inchiesta
Con l’apertura dell’inchiesta è stata infatti effettuata l’autopsia sul corpo del 43enne, che il sostituto procuratore Massimo Trifirò ha affidato al professore Marco Torrisi dell’Università di Catania e al dottor Giuseppe Siragusa. L’esame medico legale è stato effettuato alla presenza dei consulenti di parte: il dottor Antonio Messina per i familiari di De Domenico, i dottori Fabrizio Perri e Marcello Bartolotta per gli indagati. Il dossier dei periti sarà sul tavolo del magistrato titolare del caso non prima di tre mesi. Il PM Trifirò si aspetta dai consulenti di sapere anzitutto per cosa è morto esattamente Antonino De Domenico e capire se le procedure mediche adottate durante ricovero e interventi erano corretti. Qualcosa è andato storto? O si è trattato di una fatalità inevitabile?
“Ecco cosa è successo a mio marito”, la denuncia della moglie
L’uomo era affetto da trombofilia, era diabetico e obeso, da tempo soffriva di apnee notturne e aveva accusato una embolia polmonare, tempo prima. Per questo aveva programmato un intervento di chirurgia bariatrica al Policlinico e qui era stato ricoverato lo scorso 2 ottobre, per essere operato lo stesso pomeriggio. L’intervento sembrava essere andato bene. “Mi hanno spiegato che era stato scelta una tecnica di intervento diversa da quella precedentemente concordata – racconta la moglie nella querela – ma che tutto si era concluso nel migliore dei modi e stava bene. Mio marito è tornato in stanza dalla sala operatoria, era dolorante al petto e a sera hanno fatto un tracciato, rassicurandoci nuovamente sul fatto che era tutto a posto. Lui però non stava bene. Ad un certo punto un infermiere, appreso in quel momento che era diabetico, gli ha repentinamente staccato la flebo, che aveva dalla mattina. Da lì è andata meglio e il giorno dopo Antonino si è alzato dal letto”. L’uomo è stato dimesso il 5 ottobre successivo, dopo essere rimasto 2 giorni sotto controllo medico e avendo assunto soltanto un antidolorifico, somministratogli perché continuava ad accusare dolori all’addome.
Quattro operazioni, il coma, poi la morte. Il racconto del calvario
Tornato a casa, il 43enne ha però dolori lancinanti, defeca sangue e vomita, fino a quando non deve tornare al Policlinico d’urgenza e, il giorno dopo, sottoposto ad esami che rivelano trombi agli organi interni, per cui viene operato nuovamente. “Quando siamo tornati in ospedale lo hanno messo sotto osservazione – ricostruisce ancora la moglie – continuavano a rassicurarmi dicendo che l’operazione era andata bene, lui continuava a perdere sangue, anche dal retto, e solo su mia insistenza il giorno dopo è stato trasferito in Chirurgia dove, dopo un angiotac, veniva operato per sciogliere i trombi”. Da lì il calvario: il paziente veniva posto in coma farmacologico e nuovamente operato per ben due volte “L’ultima volta, mi è stato riferito, gli hanno rimosso quasi un metro e mezzo di intestino narcotizzato – spiega la moglie sotto choc – Alle 13.30 dell’8 ottobre venivo informata che mio marito era morto”.

