L'analisi dell'Unione inquilini: territorio metropolitano e la città dello Stretto tra pignoramenti e salari a picco. Più di 1700 gli sfratti in Sicilia
Pubblichiamo l’analisi dell’Unione inquilini di Messina, con il segretario provinciale Antonio Currò. In particolare, si mette in evidenza: “A Parigi come a Messina, il costo dell’abitare rischia di divorare redditi e opportunità. Nella nostra città, per le classi più povere che si affidano al mercato immobiliare privato, il tasso di sforzo raggiunge anche il 50-60%. In altre parole queste famiglie impegnano più della metà del proprio reddito per le spese di locazione. La risposta pertanto non può essere affidata soltanto al mercato: occorrono sostegni, alloggi pubblici e regole capaci di contrastare la rendita”
Di seguito la nota.
I dati della sofferenza abitativa siciliana e messinese
Nel 2025 si sono registrati in Sicilia ben 1.735 provvedimenti di sfratto, 3.519 richieste di esecuzione e 661 sfratti eseguiti coattivamente con la forza pubblica. Nella provincia di Messina, sono stati emessi 167 provvedimenti, 164 richieste di esecuzione e 61 sfratti eseguiti con l’ausilio delle forze dell’ordine. Nel capoluogo, la morosità rappresenta il 90% del totale.
Sul fronte delle esecuzioni immobiliari, la Sicilia si conferma tra le prime tre regioni d’Italia per volume di procedure. Nel capoluogo messinese, la quasi totalità dei pignoramenti pendenti riguarda il settore residenziale e i lotti del comune capoluogo rappresentano storicamente tra il 35% e il 45% dell’intero volume provinciale.
Esiste una forte e documentata correlazione tra la contrazione del reddito disponibile e l’aumento dei pignoramenti residenziali. Messina sconta una condizione strutturale penalizzante, collocandosi al 98° posto in Italia per livello salariale, con tassi di crescita debolissimi. La fiammata inflazionistica e il rialzo dei tassi Bce (Banca centrale europea) hanno ridotto il potere d’acquisto, appesantendo le rate dei mutui variabili.
A causa della debolezza della domanda locale, dovuta a scarsa liquidità e al costante calo demografico, moltissimi immobili pignorati restano invenduti e vanno incontro a ripetuti incanti deserti, innescando forti svalutazioni con appartamenti nei rioni di Messina e nei comuni della provincia posti in vendita a basi d’asta ridotte a cifre irrisorie, tra i 20.000€ e i 45.000€. In alcuni casi arriva la beffa: la svendita non copre il debito residuo, lasciando le famiglie senza casa e per di più ancora indebitate.
Accanto al dramma di sfratti e pignoramenti, si registra una progressiva chiusura del mercato privato attraverso la ricerca spasmodica del cosiddetto “inquilino ideale”. Questa prassi estromette le categorie considerate “impegnative”: famiglie numerose con minori, anziani o portatori handicap, lavoratori privi di garanzie d’acciaio (contratto di lavoro a tempo indeterminato, meglio se nel pubblico impiego) e cittadini stranieri, in particolar modo provenienti dall’Africa subsahariana, sottoposti a velati quanto sistematici filtri.
Locatori e intermediari prediligono porzionare gli appartamenti per studenti o per locazioni turistiche brevi. Secondo i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate, a Messina la locazione a porzioni degli alloggi è aumentata del 200% rispetto al 2018: la crescita più alta in Italia dopo Padova.
A Messina il costo di una singola stanza può arrivare anche a 400 euro al mese. L’Università ha dovuto correre ai ripari: grazie al progetto “Casa UniMe”: 230 studenti ricevono un contributo per le loro spese di locazione. Mentre proliferano studentati privati “a cinque stelle” con rette proibitive, l’ERSU ha graduatorie scoperte.
Il patrimonio pubblico deteriorato a Messina
Un altro tema mai compiutamente affrontato è il patrimonio pubblico deteriorato, i vuoti urbani: riutilizzare gli edifici pubblici abbandonati è un dovere verso la città. Restituire questi spazi alla comunità significa creare nuove case popolari e alloggi sociali, garantendo un tetto dignitoso a chi ne ha più bisogno. C’è un enorme patrimonio pubblico inutilizzato: ex caserme, ex sedi ferroviarie, immobili demaniali e comunali vuoti da anni. Non serve costruire nuovo cemento, serve riuso.
Osservando il rapporto 2025 della fondazione Ifel emerge una quota di alloggi privati non occupati che varia sensibilmente tra le diverse città metropolitane: le incidenze più alte si registrano a Reggio Calabria (40,2%) e Messina (39,8%), seguite da Palermo (32,5%). In queste città quasi 1 abitazione su 3-4 risulta vuota. Agli immobili privati vuoti si aggiungono le botteghe IACP e comunali in disuso che potrebbero essere riconvertite e destinate alla sofferenza abitativa e gli alloggi IACP fatiscenti, quasi a fine vita, in zona Giostra, Camaro, Gazzi, Fondo Fucile.
Sfratti, pignoramenti e criticità locative: in Sicilia e a Messina la povertà abitativa strutturale come in Europa
Nonostante una leggera flessione rispetto all’anno precedente, i numeri siciliani descrivono una realtà drammatica e strutturale. Ma Messina non è un’eccezione italiana: è lo specchio di una crisi europea che sta facendo esplodere le piazze da Madrid a Parigi.
In Spagna la crisi abitativa è diventata un terreno di scontro politico nazionale. Lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, dalla casa di Madrid in cui viveva da decenni ha alimentato l’indignazione e nuove mobilitazioni contro la speculazione immobiliare e l’aumento degli affitti.
Il governo di Pedro Sánchez ha legato a questa emergenza una serie di misure urgenti per proteggere gli inquilini e ampliare l’offerta di alloggi accessibili. Il 2 ottobre 2026 il Congresso ha però respinto due decreti in materia abitativa, con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Il 6 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato nuovi decreti che ripropongono il nucleo delle misure, con alcune modifiche; il loro percorso parlamentare resta decisivo.
Tra le misure proposte figurano: la proroga temporanea dei contratti di affitto in scadenza, misure di contenimento dei canoni, maggiori tutele per le persone vulnerabili a rischio di sfratto senza alternativa abitativa e limiti temporanei ad alcune acquisizioni immobiliari. Non si tratta dunque di un blocco generalizzato già definitivamente consolidato: l’effettiva applicazione dipende dal percorso di convalida e dalle norme vigenti.
La vicenda spagnola mostra insieme la possibilità di intervenire per proteggere chi rischia di perdere la casa e la fragilità di misure esposte ai rapporti di forza parlamentari. La tutela dalla perdita dell’alloggio non può dipendere da decreti precari o da maggioranze occasionali: servono strumenti stabili, risorse pubbliche e il principio che nessuno debba essere sfrattato senza una soluzione abitativa adeguata.
In Francia, le manifestazioni del 17 ottobre 2026 si sono inserite in una più ampia ondata di proteste contro il caro-vita, il peggioramento dei servizi pubblici e le condizioni precarie del sistema scolastico. Le cronache riportano una partecipazione molto ampia e tensioni in diverse città;
La questione abitativa resta parte essenziale della precarietà che colpisce studenti, giovani e famiglie: affitti elevati, accesso difficile agli alloggi e ruolo degli aiuti pubblici, tra cui le Apl (Aides personnalisées au logement), sono temi centrali nel dibattito francese. Il confronto con Messina riguarda proprio questo intreccio tra redditi insufficienti, costo della vita e diritto a vivere vicino ai luoghi di studio e di lavoro.
A Parigi come a Messina, il costo dell’abitare rischia di divorare redditi e opportunità. Nella nostra città, per le classi più povere che si affidano al mercato immobiliare privato, il tasso di sforzo raggiunge anche il 50-60%. In altre parole queste famiglie impegnano più della metà del proprio reddito per le spese di locazione. La risposta pertanto non può essere affidata soltanto al mercato: occorrono sostegni, alloggi pubblici e regole capaci di contrastare la rendita.
La piattaforma europea: la casa come diritto, non come merce
La mobilitazione europea «Europe Needs Home», sostenuta da oltre 300 organizzazioni, chiede di riconoscere l’alloggio come un diritto umano fondamentale, denunciando l’impatto di speculazione, immobili vuoti e finanziarizzazione della casa. Giudicando insufficiente l’Affordable Housing Act della Commissione europea perché troppo orientato al mercato, la piattaforma invita ad affrontare direttamente emergenze come sfratti, pignoramenti, persone senza dimora e povertà abitativa.
Tra le sue priorità concrete, l’iniziativa propone di prevenire le uscite forzate dall’abitazione senza alternative stabili e di fissare come obiettivo sociale un costo della casa non superiore al 30% del reddito familiare. Chiede inoltre di potenziare l’edilizia pubblica — distinguendola dai partenariati pubblico-privati —, di recuperare gli immobili sfitti e di avviare un piano pluriennale di efficientamento energetico che eviti il consumo di nuovo suolo. Parallelamente, sollecita interventi per limitare gli affitti brevi dove sottraggono alloggi alla residenza permanente e per contrastare l’uso di algoritmi che gonfiano i canoni di locazione.
Infine, la piattaforma evidenzia l’esigenza di coinvolgere in modo strutturale sindacati e comitati civici nei processi decisionali europei, contestando lo squilibrio tra le ingenti risorse destinate al riarmo e la scarsità di quelle riservate all’abitare. La posizione politica conclusiva è netta: senza investimenti adeguati, vincoli pubblici vincolanti e una reale partecipazione democratica, il diritto alla casa rischia di rimanere soltanto un’intenzione formale.
Le proposte dell’Unione inquilini: Messina chiede che la casa sia riconosciuta come diritto fondamentale
Di fronte a questo scenario e alle mobilitazioni europee, l’Unione Inquilini ribadisce l’urgenza di interventi strutturali immediati, in coerenza con le richieste della piattaforma europea per il diritto all’alloggio:
- la sospensione degli sfratti per morosità incolpevole quando non sia garantito un effettivo passaggio «da casa a casa», con tutela rafforzata per le persone vulnerabili e prevenzione dei pignoramenti della prima casa;
- il rifinanziamento stabile dei fondi nazionali e regionali per il sostegno all’affitto e alla morosità incolpevole, insieme a misure di sostegno al costo dell’abitare sul modello degli aiuti francesi, accessibili sulla base del reddito;
- un piano straordinario di edilizia residenziale pubblica e sociale, con risorse pluriennali per recuperare gli alloggi vuoti, riqualificare il patrimonio pubblico e demaniale inutilizzato e sostenere gli enti locali, a partire dalle aree di risanamento messinesi;
- regole efficaci sugli affitti brevi e sulle piattaforme digitali, tutela dei contratti di lungo periodo e contrasto alla turistificazione e agli algoritmi che possono contribuire ad aumentare artificialmente i canoni;
- il potenziamento della residenzialità universitaria pubblica e degli alloggi a canone sostenibile, per garantire il diritto allo studio e contrastare la proliferazione degli studentati di lusso finanziati persino con soldi pubblici.
Messina non chiede carità. Chiede che la casa sia riconosciuta e garantita come diritto sociale fondamentale: non una merce finanziaria, ma una condizione essenziale di dignità, salute e partecipazione alla vita della comunità. La nostra battaglia per il diritto all’abitare si intreccia con il recupero dell’esistente e la rigenerazione urbana davvero utile e dal basso. Invitiamo cittadine e cittadini a incontrarsi nelle piazze e nelle assemblee per mobilitarci insieme per una città più accogliente e solidale.
“Le città cessano di essere fornitrici universalistiche di servizi alla cittadinanza e si pensano e agiscono come facilitatrici di processi di mercato.” D. Harvey
Antonio Currò segr. Provinciale
Unione Inquilini Messina

