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«Rappresentato come “paesano”, in realtà De Luca è uno stratega»

«Rappresentato come “paesano”, in realtà De Luca è uno stratega»

giovedì 03 Gennaio 2019 - 08:30
LA RIFLESSIONE
«Rappresentato come “paesano”,  in realtà De Luca è uno stratega»

Quella di De Luca è un’impresa politica. I rapporti, gli atti, i contratti, le alleanze, le amicizie, fanno tutti parte di un’unica strategia al centro della quale stanno la sua carriera e i suoi progetti.

Sei mesi sono un tempo sufficientemente lungo perché si possa dire di una esperienza amministrativa. Al tempo della crisi la politica vive di annunci e i sindaci, e con loro le giunte comunali, non fanno eccezione. Fino alla fine del loro mandato parlano di semi piantati e di meravigliosi raccolti in arrivo. Poi la consiliatura finisce e si arriva alle elezioni successive. Nella nuova campagna elettorale chiederanno di essere rieletti per raccogliere finalmente i frutti di tanto impegno profuso. I primi sei mesi sono dunque sufficienti per capire cosa accadrà nei successivi quattro anni e mezzo. Lo stile comunicativo, i ritmi, le alleanze, le strategie si saranno già dispiegati e toccherà solo di registrarne i successi o le sconfitte.

Cateno De Luca è un personaggio all’altezza dei tempi. Rappresentato come “paesano”, è in realtà uno stratega. Il suo è un percorso che è stato programmato fin da ragazzo. Cateno De Luca è post-ideologico nel senso più autentico del termine. Democristiano di formazione, è capace di vestire i panni del liberista sfrenato e del censore delle illegalità amministrative, ma, allo stesso tempo, si fa paladino delle garanzie democratiche contro l’uso politico della magistratura. Cateno De Luca è tutto e il contrario di tutto, ma non si tratta di mero opportunismo, ma della capacità di interpretare una fase politica nella quale non esiste più un fuori rispetto al dettato normativo e ai vincoli finanziari. Quando la politica viene ingabbiata dalle norme sono i dettagli a fare la differenza. E De Luca è capace di rappresentarne tanti.

Come Accorinti, De Luca non ha un luogo dove andare che non sia il raggiungimento dei suoi obbiettivi personali. Accorinti ha fallito. De Luca è ancora in corsa. Come Accorinti, De Luca non ha una maggioranza. E questa è la loro forza. Liberi dai ricatti di una maggioranza politica dalla quale dipende l’approvazione dei provvedimenti amministrativi, Accorinti e De Luca hanno potuto agire in direzione della meta agognata. Accorinti si è fatto gestire dai suoi assessori e alla fine ha goduto per cinque anni solo del palcoscenico che tanto ha desiderato, mentre De Luca gli assessori li guida per mano ed è lui a gestire tutti i passaggi politici e amministrativi, accentrando tutto sulla sua persona e costruendo, territorialmente e societariamente uno scacchiere che userà per la sua mossa successiva.

Quella di De Luca è un’impresa politica. I rapporti, gli atti, i contratti, le alleanze, le amicizie, fanno tutti parte di un’unica strategia al centro della quale stanno la sua carriera e i suoi progetti. Per De Luca non c’è separazione tra politica ed economia, così, per lui, la parola “collega” (sindaco, politico, imprenditore, musicista, scrittore) riguarda la politica quanto l’economia. De Luca non si ferma mai. Ogni sua mossa presuppone la successiva e quando torna indietro è perché sta per saltare un passaggio. Tanto lo sa che tutto è perduto e quando tutto è perduto conti solo tu e la tua carriera. Anche su una nave alla deriva continuano a determinarsi le gerarchie e i giochi di potere. Prima o poi si va a sbattere, ma speri sempre che quella volta alla guida non ci sia tu.

Gino Sturniolo

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0 commenti

  1. La riflessione di Sturniolo è chiara ma non è chiaro se reputa corretto ed accettabile che De Luca attui la sua “strategia” ai soli fini politici personali affabulando la folla ed asservendo le persone –

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