La frattura, nell'aria da tempo, è stata ufficializzata nel corso dell'ultima seduta consiliare. Botta e risposta con la presidente del Consiglio Famà
ROCCALUMERA. Dopo mesi di scaramucce, con dichiarazioni e accuse dall’una e dall’altra parte, la frattura tra il sindaco Pippo Lombardo e le consigliere di maggioranza Simona Saccà, Antonietta Garufi e Claudia Gugliotta (e con il vicesindaco Antonio Garufi) è ormai ufficiale. Lo scontro si è acuito durante l’ultima seduta di consiglio comunale. Simona Saccà, parlando anche a nome delle due colleghe, ha dichiarato che “da troppo tempo assistiamo a un metodo di governo che esclude, che accentra, che non condivide”. Secondo le tre esponenti, il Consiglio viene ridotto a un mero ufficio di ratifica per scelte calate dall’alto. “Noi non siamo notai – ha detto Saccà – e non si può essere chiamati a firmare decisioni mai discusse collegialmente”.
“Macchina amministrativa ridotta a galleggiare”
L’attacco al sindaco Lombardo è stato sferrato durante la discussione su una variazione di bilancio. Saccà ha dichiarato senza mezzi termini che la macchina amministrativa è ormai “priva di guida, ridotta a galleggiare gestendo esclusivamente l’ordinario”, e ha parlato apertamente di un “definitivo naufragio politico”. Una situazione di stallo che secondo le tre consigliere non può che portare il sindaco a “compiere l’unico atto di responsabilità istituzionale rimasto”. E cioè rassegnare le dimissioni. Per le tre consigliere “la maggioranza votata dai cittadini non esiste più”.
Il “sì” alla variazione con i voti della minoranza
La variazione è passata solo grazie al “sì” del gruppo di minoranza. “Questa mossa ha permesso alla proposta di essere approvata – hanno dichiarato le tre consigliere comunali – sancendo nell’occasione una maggioranza trasversale e possibili nuovi equilibri all’interno dell’aula”. Viene inoltre lamentato che alle consigliere Saccà e Gugliotta “è stato impedito di intervenire ulteriormente per chiarire alcuni passaggi politici che le riguardavano direttamente”. “Un metodo che ha prodotto una frattura politica evidente e che oggi vede l’amministrazione restare in vita nella speranza dell’incertezza altrui”, hanno concluso le tre consigliere.
La replica della presidente del Consiglio: “Applicato il regolamento”
“Sul punto 3 all’ordine del giorno, già esaminato in commissione, nessuno dei consiglieri in aula ha chiesto di intervenire, pertanto la fase del dibattito è chiusa come da regolamento, la parola è stata concessa solo per le dichiarazioni di voto”, ha precisato la presidente del Consiglio comunale, Floriana Famà
“A leggere la dichiarazione di voto (sottoscritta dalle consigliere Gugliotta, Garufi e Saccà) è stata la consigliera Saccà – ha aggiunto la presidente – il consigliere Santisi in quanto chiamato in causa come gruppo di minoranza ha risposto, controbattuto dalla consigliera Saccà, e il sindaco, chiamato direttamente in causa, ha preso la parola. In assenza di consiglieri dissidenti rispetto alla posizione espressa dal capogruppo della dichiarazione stessa, e per ristabilire l’ordine in aula, la presidenza ha disposto il passaggio al voto”.

“Il regolamento è stato applicato alla lettera”, ha proseguito la presidente Famà, citando l’art. 29, comma 6: dopo le dichiarazioni di voto, senza dissensi interni ai gruppi, si vota. “La dichiarazione di voto è un atto politico, ma a valle di un equo dibattito – ha concluso -. Il Consiglio deve lavorare, non diventare oggetto di discussione personale. Garantire regole uguali per tutti è il mio compito. L’ho fatto, e continuerò per tutta la durata del mio ruolo”.
