L'analisi dell'esperto meteo Ingemi. A Messina un eccesso di urbanizzazione. In generale, c'è un'inadeguatezza delle infrastrutture rispetto agli eventi estremi
Le città del bacino mediterraneo stanno affrontando un’escalation senza precedenti di eventi alluvionali intensi e improvvisi. Allagamenti urbani e alluvioni lampo, un tempo episodi eccezionali, si verificano oggi con una frequenza e un’intensità nettamente superiori rispetto a pochi decenni fa, in alcuni contesti oltre il triplo rispetto al passato recente. Il cambiamento climatico, combinato con l’urbanizzazione e reti idrauliche obsolete, sta trasformando queste aree in zone di rischio crescente.
Solo nei giorni scorsi sono state diverse le città finite sott’acqua, fra Turchia e Grecia, fra cui la stessa Istanbul che è stata allagata in diversi quartieri, dopo un violento temporale proveniente dal Mar di Marmara.
Cosa sta succedendo?
Studi scientifici consolidati e rapporti di reti di esperti come MedECC confermano questa tendenza. Le precipitazioni estreme stanno aumentando in frequenza e intensità nella regione mediterranea, considerata un “hotspot” climatico. Eventi di pioggia concentrata in poche ore, tipici delle alluvioni lampo, sono diventati più comuni, soprattutto in autunno, quando il mare ancora caldo fornisce energia e umidità all’atmosfera.

Un esempio emblematico è l’alluvione di Valencia dell’ottobre 2024. Uno studio pubblicato su Nature Communications ha dimostrato che il cambiamento climatico di origine antropica ha intensificato le precipitazioni, aumentando del 21% il tasso di pioggia su 6 ore, ampliando del 55% circa l’area colpita da accumuli superiori a 180 mm e innalzando del 19% il volume totale di pioggia nel bacino del fiume Júcar rispetto a condizioni preindustriali. In quell’evento si è registrato un record nazionale spagnolo di 184,6 mm in un’ora.
Bisogna intervenire sulle reti di raccolta delle acque piovane
Un fattore critico è l’inadeguatezza delle infrastrutture. Le vecchie reti di raccolta e smaltimento delle acque piovane, molte delle quali risalgono a decenni fa (vedi Messina), sono state progettate e dimensionate per eventi di intensità massima di 30-40 mm all’ora.
Si trattava di valori considerati di progetto ragionevoli per i regimi pluviometrici del passato. Oggi, invece, si registrano regolarmente eventi che superano i 100 mm (o litri) all’ora, e in casi estremi si raggiungono valori ancora più elevati. Quando la capacità delle reti viene superata, l’acqua non trova più vie di deflusso e invade strade, sottopassi, scantinati e interi quartieri in pochi minuti.



A questo si aggiunge l’effetto dell’urbanizzazione, come quella avvenuta a Messina fra anni 70’ e 90’, senza criteri razionali. L’impermeabilizzazione del suolo aumenta il deflusso superficiale, mentre l’espansione edilizia in aree potenzialmente alluvionabili eleva l’esposizione di persone e beni. Il risultato è un rischio moltiplicato, non solo piove di più e più forte, ma le città sono meno preparate ad assorbire e allontanare l’acqua.
Se le reti idrauliche, i sistemi di drenaggio urbano e la pianificazione territoriale non verranno adeguati rapidamente, con interventi di ampliamento delle capacità, separazione delle reti bianche e nere, soluzioni basate sulla natura (città spugna, aree di laminazione, superfici permeabili) e migliori sistemi di allerta precoce, il problema è destinato a aggravarsi in tutte le città. Gli scenari climatici futuri prevedono un’ulteriore intensificazione degli estremi precipitativi. Senza adattamento, le alluvioni lampo diventeranno un’emergenza ricorrente e sempre più costosa in vite umane, danni economici e disagi sociali.

