Il rettore Navarra ha convocato una conferenza stampa per illustrare nel dettaglio le modifiche statutarie ma le principali novità sono già note, e non hanno mancato di suscitare polemiche
Via libera definitivo alle modifiche allo Statuto dell’Ateneo. In serata, il Senato Accademico ha approvato il relativo provvedimento , confermando la versione già deliberata nella precedente seduta, che aveva ottenuto parere favorevole dal Consiglio di Amministrazione.
In barba alle proteste degli studenti, che in queste ultime settimane non hanno mancato di far sentire la loro voce; ai moniti dei deputati del Movimento Cinque Stelle D’Uva e Nesci, che hanno annunciato di portare all’attenzione del Miur il “caso” Messina; e ai rilevi mossi dalle associazioni di dicenti e ricercatori ANDU, CIPUR, CoNPAss e Rete29Aprile (vedi correlati); la riforma dello statuto targata Navarra ha preso definitivamente forma e contenuto.
Sarà proprio il Magnifico Rettore ad illustrare le modifiche statutarie in conferenza stampa, alla quale parteciperanno anche il Prorettore vicario, Emanuele Scribano, il Coordinatore del Collegio dei Prorettori, Giovanni Cupaiuolo, il Prorettore alla Legalità, trasparenza e processi amministrativi , Antonio Saitta, il Direttore del Dipartimento Disgesi e componente del gruppo di lavoro che ha elaborato le modifiche statutarie, Giovanni Moschella e il Direttore Generale, Francesco De Domenico.
Durante l’incontro con i giornalisti , si entrerà nel dettaglio delle modifiche, ma le principali novità sono già note. Innanzitutto, la riforma prevede la riduzione dei Dipartimenti da 21 a 12, affinché – sostengono dall’Università – tutti i Direttori possano far parte del Senato. Inserita inoltre l’elezione diretta dei componenti interni del Consiglio di Amministrazione.
Tra le modifiche c’è anche l’ autoriduzione del mandato del Senato Accademico – da 4 a 3 anni – che rimarrà in carica sino al 30 settembre 2015 (ad eccezione dei rappresentanti degli studenti e del personale tecnico-amministrativo che rimarranno in carica fino alla scadenza naturale del mandato), proprio – sottolineano dall’Ateneo – per consentire l’avvio della riforma.
Per l’elezione del Rettore e dei direttori di Dipartimento è stata stabilita l’estensione del diritto di voto a tutti gli studenti, i dottorandi, gli assegnisti e gli specializzandi (e non più solo ai loro rappresentanti), con voto conteggiato nella misura del 30% del numero complessivo dei rappresentanti delle suddette categorie in Senato Accademico, Consiglio di Amministrazione e nei Consigli di Dipartimento. È stata, quindi, incrementata la percentuale prevista una prima bozza, pari al 15%. Questo non è bastato però a placare le ire degli studenti, che tra l’altro auspicavano un faccia a faccia a faccia con il rettore Navarra prima dell’ok definitivo alla Riforma .
La nuova versione dello Statuto d’Ateneo aumenta dal 20 al 25% anche la percentuale del “peso” del voto del personale tecnico-amministrativo. Per ciò che concerne la composizione del Senato Accademico, è stata prevista la costituzione di tre macro-aree scientifico-disciplinari (Scienze, Scienze della vita e Scienze economico-giuridico-umanistiche), per determinare la rappresentanza dei professori e dei ricercatori.
Dopo l’ultimo e decisivo passaggio in Senato accademico, la riforma è pronta a volare a Roma per al definitivo controllo ministeriale. E qui potrebbe incrociare il proprio destino che le interrogazioni parlamentari promesse dai parlamentari grillini D’Uva e Nesci.
Danila La Torre
