E’ guerra aperta tra i ‘faroti’ ed il contraente generale Eurolink. I proprietari degli immobili che sorgono in via Circuito hanno avviato una battaglia legale per impedire le trivellazioni all’interno dei propri giardini. Il responsabile dei lavori Parisi avvisa: «Se costretti, entreremo con la forza»
Più che un matrimonio, seppur imposto dall’alto, sembra già un divorzio annunciato quello tra gli abitanti di Torre Faro e il Ponte sullo Stretto.
In assenza di un amore profondo e radicato, presupposto indispensabile per un rapporto coniugale felice – ad unire i loro destini è solo la volontà di terzi e quell’affascinante fetta di territorio messinese che volge lo sguardo al di là dello Stretto. Uno scenario suggestivo – che racchiude in sé secoli di storia e tradizioni – su cui si sta giocando una guerra ideologica ed ‘affettiva’ portata avanti dai cosiddetti no-pontisti , ma anche una battaglia legale scaturita da problemi concreti e reali di chi in quei luoghi ha una casa e vive da anni: i ‘faroti’.
Da due mesi a questa parte, gli abitanti di Torre Faro ed in particolare quelli che risiedono in via Circuito sono sul piede di guerra a causa dei lavori di trivellazione avviati dal Contraente generale Eurolink, società di progetto che si occupa della realizzazione del Ponte sullo Stretto.
Dal 6 giugno scorso è, infatti, iniziata l’attività di sondaggio del terreno per eseguire le analisi geognostiche propedeutiche alla stesura del progetto definitivo del Ponte. Le perforazioni- avviate con un tempismo eccezionale alla vigilia della stagione estiva, quando la popolazione di Torre Faro si moltiplica per l’arrivo di numerosi villeggianti – stanno causando innumerevoli disagi ai proprietari degli immobili, per lo più villette a schiera, che sorgono all’interno dei complessi residenziali che si estendono lungo la via Circuito.
All’inevitabile frastuono provocato dalle trivelle in azione, che si perpetua dalle 7 del mattino sino alle 20 di sera e disturba la quiete privata anche in orari poco consoni, si aggiunge l’invasione di campo’ annunciata da Eurolink, che pressa per entrare all’interno dei giardini privati e procedere con i sondaggi, perforando il terreno.
Tra i complessi direttamente coinvolti vi è il “Torre Faro”, amministrato da Vincenzo Faranda, il quale – insieme alla moglie Enza Lojacono – ci ha contattati per denunciare l’atteggiamento «arrogante» di Eurolink e rendere pubblica la battaglia legale intrapresa dai condomini del complesso, in cui abitano 25 famiglie, per impedire le trivellazioni all’interno dei giardini delle proprie abitazioni.
Con lettera datata 19 luglio 2010 Eurolink presentava ai proprietari degli immobili “istanza per l’autorizzazione accesso area privata ai sensi dell’art.15 DPR n.327/2001” adducendo come motivazione le “azioni preparatorie” necessarie alla stesura del progetto definitivo.
Una richiesta ritenuta inaccettabile dai condomini – che si sentono vittime di un «danno esistenziale» – e non adeguatamente supportata giuridicamente, secondo il legale dei proprietari degli immobili, l’avvocato Carmelo Briguglio, il quale contesta l’assoluta mancanza di chiarezza sulla tipologia, sulla tempistica e sulla modalità dei lavori da eseguire all’interno delle proprietà private. Tra lo studio legale di Briguglio e gli avvocati della società di progetto è già in corso una lunga comunicazione, a suon di carte bollate, e nessuna delle due parti sembra disposta a cedere. L’ingegnere Giovanni Parisi , responsabile dei lavori di Eurolink, – contattato telefonicamente – avvisa: « il nostro obiettivo è trovare un accordo pacifico, come già avvenuto in altri casi, ma se saremo costretti chiederemo all’autorità giudiziaria di intervenire e farci entrare con la forza. I sondaggi sono previsti dalla legge e sono indispensabili».
Quanto all’entità dei lavori da eseguire all’interno dei giardini privati, Parisi sminuisce: «Si tratta di un buco con un diametro di circa 10 cm ed una profondità di 30 – 50 m ».
Intanto, c’è chi i danni interni alle proprie mura domestiche li ha già subiti e denunciati. Si tratta della signora Graziella Magro, anche lei residente all’interno del complesso “Torre Faro” e proprietaria dell’immobile probabilmente più esposto perché ubicato proprio di fronte all’area recintata in cui si stanno eseguendo i lavori . La signora Magro ci accoglie in casa, dove tutte le finestre, con doppio vetro, dal sei giugno scorso rimangono rigorosamente chiuse per via del rumore insopportabile provocato dalle trivelle e dove alcune mattonelle sono rialzate a causa dei micro- sismi generati dalle perforazioni che sono state effettuate nella strada. “Ho già chiesto il risarcimento danni”, afferma con tono garbato ma deciso la signora Magro, che si dice persino pronta a vendere, ma non svendere, la casa in cui sono nati e cresciuti i suoi tre figli maschi.
Le ‘scaramucce ’ giuridiche con i faroti sono considerate da Eurolink quisquilie rispetto alla maestosità e all’importanza dell’opera Ponte. Non ha dubbi, in tal senso, Parisi quando afferma: « E’ovvio che quando ci si mette gli operai in casa ci possono essere piccoli disagi, ma stiamo parlando del Ponte sullo Stretto, l’opera più importante del mondo, destinata a cambiare il futuro di questa città, con benefici che si avvertiranno a breve grazie alla realizzazione delle opere a terra e di tutti quei collegamenti viari di cui è attualmente carente Messina».
Basteranno le parole di Parisi a convincere gli abitanti di Torre Faro e, più in generale, tutti i no-pontisti a pronunciare il fatidico ‘sì’ nei confronti dell’opera Ponte ?
Siamo sicuri che se fossimo davvero nel bel mezzo della celebrazione di un matrimonio, alla celebre frase: “chi non è d’accordo con questa unione , parli ora o taccia per sempre”, si leverebbe un lungo grido di proteste…. Quelle che continueranno ad accompagnare l’iter di progettazione e realizzazione del Ponte sullo Stretto.
