L’analisi - Conoscenza e prevenzione sismica: il cemento armato dal dopoguerra al 1962

L’analisi – Conoscenza e prevenzione sismica: il cemento armato dal dopoguerra al 1962

L’analisi – Conoscenza e prevenzione sismica: il cemento armato dal dopoguerra al 1962

lunedì 21 Febbraio 2011 - 08:36

Di seguito pubblichiamo il contributo dell'ex direttore del servizio sismico della Regione Siciliana Leonardo Santoro

Le città di Messina e di Reggio Calabria vengono, dopo la seconda guerra mondiale, faticosamente ricostruite, ancora una volta, con rigorosi, per l’epoca, criteri antisismici.

La legge antisismica allora in vigore è il Regio Decreto n. 640 del 1935, il R.D. 7 luglio 1934,n. 1265, il T.U. sulle leggi sanitarie, il R.D. 29 luglio 1933, n. 1213 recante norme per le costruzioni in cemento armato.

Tali norme introducono, dal punto di vista urbanistico l’obbligo per i Comuni di approntare propri regolamenti edilizi in relazione anche ai materiali ed ai sistemi costruttivi adottati nei loro rispettivi territori.

L’altezza degli edifici raggiunge così i 16 m ed i 4 piani, oltre il cantinato e tali limiti vengono adottati anche per gli edifici aventi particolari destinazioni d’uso (ospedali, caserme, alberghi, etc.).

Riguardo all’altezza degli edifici in funzione della larghezza stradale, le nuove costruzioni dovevano avere verso la prospiciente strada altezza non maggiore di una volta e mezzo la larghezza stradale.

Entriamo adesso nel merito delle modalità costruttive dei nuovi fabbricati edificati a Messina in questo periodo..

Nel dimensionamento delle strutture in cemento armato, viene introdotta la definizione delle forze sismiche globali e la prescrizione di considerare il comportamento globale delle strutture a telaio secondo la teoria dei sistemi iperstatici elastici.

Vennero introdotte una serie di indicazioni e prescrizioni di carattere generale riguardanti l’idoneità dei siti, le modalità di esecuzione delle fondazioni, dei solai, la qualità dei materiali, la necessità di tenere conto, nei calcoli, dell’azione del vento, di evitare le strutture spingenti, di eseguire cordoli sui muri in corrispondenza di ogni ripiano e al piano di gronda.

In prima categoria, e Messina, come noto, rientrava in tale classe sismica, l’uso della muratura ordinaria viene consentito per gli edifici “a solo pianterreno, anche se cantinato” e, nel rispetto di ulteriori prescrizioni, potevano realizzarsi, in prima categoria, edifici in muratura ordinaria a due piani, oltre il cantinato ma con altezza non superiore a m 8.

Le sporgenze dei balconi furono ammesse fino ad un metro.

Particolari prescrizioni normative vennero imposte per gli edifici in cemento armato.

Di norma le strutture asismiche dovevano essere considerate dagli strutturisti come sistemi elastici costituiti da travi e pilastri solidali tra loro (telai) e calcolati coi metodi della scienza delle costruzioni relativi ai sistemi staticamente indeterminati, sia per le sollecitazioni derivanti dai carichi verticali, sia per quelle derivanti dalle forze orizzontali.

Nel calcolo dei telai multipli fù ammesso di trascurare le deformazioni derivanti dalle sollecitazioni al taglio e dalle sollecitazioni assiali.

La normativa diventò inoltre meno rigorosa per quanto attiene alla simulazione della sollecitazione sismica il cui coefficiente per l’azione orizzontale, costante su tutta l’altezza dell’edificio viene ridotto a 0,1.

Come se un edificio, oltre a sopportare un carico pari al proprio peso ed ai sovraccarichi previsti sui solai e sulle coperture, fosse gravato, in presenza di un terremoto, da una azione orizzontale pari al 10 % della sua massa complessiva.

Venne infine introdotto il concetto di limitazione ad un terzo del carico accidentale per la determinazione delle masse presenti nella costruzione e tramite le quali venivano valutate le forze statiche equivalenti, sia verticali che orizzontali, riproducenti convenzionalmente l’effetto del sisma.

Tali semplificazioni (forze statiche equivalenti costanti su tutta l’altezza dell’edificio) portarono, d’altro canto, a trascurare la natura dinamica dell’azione sismica.

I palazzi di Messina rifioriorono così oltre che in solidità strutturale anche in bellezza secondo gli stili architettonici in vigore all’epoca.

Il modello strutturale postsismico viene così sostanzialmente mantenuto anche se con diverse modalità costruttive dovute, nella fase di avvio della ricostruzione postbellica, al fatto che nell’immediato dopoguerra scarseggiavano i materiali primi.

Il ferro da costruzione attendeva di tornare ad essere prodotto dall’industria siderurgica completamente riconvertita, nello sforzo bellico, alle costruzioni militari.

Il cemento proveniente dai forni Tedeschi ed Inglesi era, nell’immediato dopoguerra, praticamente irreperibile.

Nel contempo la filiera dell’approvazione tecnica dei calcoli statici viene consolidata da una serie di prescrizioni comprese nelle norme tecniche.

In particolare la legge del 1935 introdusse l’obbligo di presentare all’Ufficio del Genio Civile un progetto completo delle opere da realizzare, all’atto della denuncia dei lavori.

Furono anche previste ammende, in caso di contravvenzione, ma scomparve l’ipotesi di temporanea sospensione dall’esercizio della professione o dell’arte per i tecnici che avessero violato tali norme.

Messina e Reggio pertanto furono riedificate o mediante la demolizione complessiva delle macerie dei bombardamenti o mediante il completamento e talvolta la sopraelevazione dei fabbricati le cui fondazioni ed i piani inferiori risultavano “recuperabili”.

Tale ultima abitudine costituisce oggi un elemento di vulnerabilità sismica analogo a quello delle riedificazioni su murature lesionate da precedenti terremoti, già descritte quando si è raccontato della ricostruzione conseguente al terremoto del 1783.

E’ a prima vista incomprensibile capire perché un edificio non deve essere sopraelevato sulle proprie strutture danneggiate.

Purtroppo l’evidenza dei danni subiti dagli edifici nei diversi terremoti nel tempo analizzati ha messo sempre in evidenza le discontinuità strutturali, le differenti caratteristiche di resistenza dei materiali costruttivi, le riprese di getto (le linee cioè che si creano tra un getto di calcestruzzo ed uno seguente), le sopraelevazioni.

Ma la storia delle sopraelevazioni è ancora da raccontare.

Del resto, se il nostro corpo ha subito una frattura o una estrazione dentaria, quando cambia il tempo (e quindi il tasso di umidità nell’aria) non si fanno sentire le vecchie lesioni ? Il nostro corpo è strutturalmente simile all’organismo costituente l’edificio !

D’altro canto, se lo sopraeleviamo (ingrassando di 20 o 30 Kg.) le prime a risentire dell’incremento di carico non sono forse proprio le giunture delle gambe ?

Tornando a Messina del dopoguerra. La città viene ricostruita, complessivamente più bella e più solida di prima.

La ricostruzione continua a svilupparsi nelle piane alluvionali dei torrenti, all’interno del perimetro urbano delimitato dalle antiche mura.

E’ dall’inizio degli anni ’60 che inizia poi, massicciamente, l’espansione urbanistica in direzione Nord, Sud ed Ovest iniziando così la fase di aggressione alle prime propaggini collinari ed alle sponde torrentizie e la conseguente modifica della conformazione strutturale degli edifici a Messina che iniziano ad essere realizzati su terrapieni, su diversi livelli fondali, con fondazioni su pali.

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