Di seguito pubblichiamo il contributo dell'ex direttore del servizio sismico della Regione Siciliana Leonardo Santoro
Un’altra storia ancora, forse più drammatica è la reazione e l’efficienza degli edifici di Messina e di Reggio Calabri dimostrata durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Dal 1941 in poi Messina e Reggio, come noto, furono oggetto di massicci bombardamenti aerei da parte delle superfortezze volanti angloamericane.
Furono duemilaottocentocinque i bombardamenti aerei subiti da Messina grazie ai “Liberator”, i famigerati bombardieri alleati.
Ma le case di Messina e Reggio non si arresero ai bombardamenti.
I nostri edifici, progettati per resistere ai terremoti venivano si, colpiti dalle enormi bombe aeree che deflagravano, sfondavano talvolta i solai armati, ma che non arrivavano a far crollare le possenti strutture in cemento armato.
Tali strutture dovettero far impazzire i nostri liberatori che, dall’altezza di dodicimila piedi, continuavano a vedere integre tali strutture.
Le città fantasma, le chiamavano Messina e Reggio, e giù ancora bombe per piegare il nemico.
Messina e Reggio Caloria hanno così sopportato il primo terremoto aereo della storia.
Con gli anni, gli edifici cominciarono a crescere in altezza grazie a norme che lo consentirono anche in zona sismica.
Dal 1909 al 1927 l’altezza massima degli edifici a Messina viene limitata a 10 metri ed a soli due piani.
Dal 1927 al 1935 l’altezza cresce a 12 metri, dal 1935 gli edifici in cemento armato raggiungono i 16 metri ed un massimo di quattro piani.
Si deve arrivare alla legge del 1962 per avere altezze massime di 21 metri ed un massimo di sei piani.
Con le nuove norme emanate dal 1986 in poi l’altezza degli edifici in cemento armato non ha più limiti.
Rimaneva comunque un condizionamento, diremmo oggi di “protezione civile”, l’altezza degli edifici prospicienti le strade pubbliche continuavano a mantenere limiti di altezza più rigorosi.
Tale regola empirica partiva dall’esperienza del grande terremoto che causò il crollo di edifici le cui macerie occupando le sedi stradali impedivano l’accesso rapido dei soccorsi.
Tra le “conquiste” dell’attuale legge antisismica (anti ?) annoveriamo la sparizione di tale limite in altezza.
Anche gli edifici prospicienti su strade pubbliche non hanno oggi pertanto alcun limite in altezza.
Anche altri condizionamenti strutturali previsti dalle prime leggi antisismiche del XX secolo vengono nel tempo superati.
I balconi, per esempio, praticamente proibiti dalle prime norme antisismiche, se non nella forma di semplici aggetti, raggiungono un metro di sbalzo nel 1933, si allungano ad un metro e cinquanta nel 1962.
Non hanno oggi alcun limite a seguito delle successive leggi antisismiche.
Ma anche questa è un’altra storia.
Leonardo Santoro
