Le castagne arrivano sulle tavole di un italiano su tre. Quest’anno la produzione nazionale dovrebbe raggiungere i 45 milioni di chili
Tempo di primi freddi e tempo di caldarroste. Il frutto preferito dell’autunno arriva sulle tavole di un italiano su tre. Anzi, sarà proprio in questo week-end di metà novembre che si registreranno i maggiori consumi, quando accanto alle castagne, si gusterà il buon vino novello, due prodotti esemplari del made in Italy. Questo, il quadro stimato dalla Coldiretti, la principale organizzazione degli imprenditori a livello nazionale ed europeo. La produzione nazionale delle castagne dovrebbe raggiungere i 45 milioni di chili. Una cifra consistente, nonostante sia stato calcolato un calo del 10%, che consentirebbe all’Italia di conquistare la leadership in Europa e il quarto posto a livello mondiale, dopo Cina, Corea del Sud e Turchia. Gli italiani si rivelano, dunque, grandi consumatori di caldarroste. Ogni anno, all’inizio del mese di ottobre, in città e paesi di tutta Italia, venditori ambulanti allestiscono grandi bracieri dove cuociono le caldarroste per poi venderle ancora fumanti ai passanti, in appositi cartocci di carta. Il loro costo si aggira intorno ai 6 euro al chilo, anche se nelle grandi città e soprattutto nei centri storici si raggiungono prezzi record da trenta euro al chilo. Anche in famiglia non si resiste alla tentazione (più economica) di cucinare le tanto attese bruciate. Ma non si tratta di una moda di tempi recenti. La caldarrosta e in generale la castagna è sempre stata presente sulle tavole degli italiani. Frutto ricco di carboidrati, vitamine, fibre e potassio, oggi la castagna è considerata una prelibatezza, ma in tempi passati era, per le sue proprietà, un elemento indispensabile nella dieta degli italiani. A tal punto da essere denominata da Giovanni Pascoli, “l’italico albero del pane”. Oltre ad essere buona e nutriente, ricopriva poi una particolare funzione sociale: famiglie, gruppi e paesi interi si riunivano, infatti, attorno alla padella delle castagne e passavano le serate al caldo intonando allegri canti. Ed è proprio questa “sana” tradizione ad essersi conservata nel tempo.
