«Caro Babbo Natale, non ti chiedo doni ma di farmi tornare a casa»

«Caro Babbo Natale, non ti chiedo doni ma di farmi tornare a casa»

«Caro Babbo Natale, non ti chiedo doni ma di farmi tornare a casa»

giovedì 24 Dicembre 2009 - 12:10

Immagini e sensazioni dal villaggio -fantasma- di Giampilieri. Al Capo Peloro Resort un albero pieno di lettere: tra speranze future e quei tre palloncini bianchi volati in cielo...

Come cominciare? Come spiegare il Natale di chi, ormai da quasi tre mesi, viene “raccontato” come alluvionato, sfollato, in alcuni casi “miracolato”? Non è semplice, perché estremamente facile è il rischio di scadere nel retorico, di abbandonarsi a frasi fatte che, per quanto ci si sforzi di evitare, si finisce sempre col buttar giù. Ciò però accade per una ragione ben precisa: perché in tutti questi giorni, in tutte queste settimane, abbiamo cercato di analizzare, di capire e far capire un dolore che in realtà non ci appartiene fino in fondo. Appartiene sì alla comunità messinese, trattata come realtà di serie B; appartiene sì ad una classe politica (presente e passata) che dovrebbe riflettere un po’ di più sulle scelte adottate e sulle decisioni prese; appartiene a noi tutti come collettività, ma proprio questo “noi” non è sufficiente a spiegare o giustificare un dramma che, ancora di più nelle ultime frenetiche ora della vigilia di Natale, rimane personalmente intimo.

Intimo ed impenetrabile come quello di chi quando questa sera si troverà seduto a tavola, pur se in compagnia, pur se “miracolato”, si sentirà solo; intimo e irragionevole come quello raccontato nelle lettere dei bambini che stanno negli alberghi, che a Babbo Natale chiedono la playstation o “ciccio bua”, ma che a soli 8 anni sono già capaci di scrivere: “Caro Babbo Natale io per quest’anno non chiedo dei doni; l’unica cosa che ti chiedo e che entro la fine di quest’anno mi fai tornare a casa mia così ricomincerò le mie abitudini: andare a scuola dove andavo prima con i miei compagni e giocare con gli amici. Ti voglio tanto bene». Un dolore intimo e rassegnato come quello di colei che oggi ci racconta: «La notte della vigilia pregherò in chiesa, il giorno di Natale andrò al cimitero»; un dolore intimo e “visibile” solo attraverso le foto appese alla pareti semi-distrutte di via Puntale, o nel rosso vivo di quelle stelle di natale poggiate accanto ai gradini di una casa che dentro è stata sventrata dal fango. Un dramma intimo e silenzioso, il cui “suono” è quello del via vai dei camion che scendono a valle ancora carichi del fango venuto giù dalla montagna.

C’è chi questa notte deciderà di trascorrerla a casa di amici, chi preferirà restare a casa, chi invece sarà costretto a non poter tornare a casa; chi ancora per cercare di ritrovare, anche solo per qualche ora, il “sapore” familiare del proprio villaggio, deciderà di cenare in quella che è diventata una comunità nella comunità, la scuola “Leonardo Da Vinci” di Giampilieri Superiore. Lì dove il Natale lo aspetteranno anche i tanti volontari che in questi mesi hanno rappresentato per molti una seconda famiglia. Nei corridoi non mancano addobbi e stelle di natale, non mancano alberelli, decorazioni e disegni realizzati dai piccoli “proprietari” di quelle aule per il momento date in affitto ai più grandi; non manca neanche il simbolo per eccellenza della natività: un grande presepe allestito al secondo piano dell’edificio che simbolicamente sembra abbracciare e confortare quanti, anche questa notte, faranno “la guardia”, per poi addormentarsi nelle brandine-letto sistemate nelle aule scolastiche.

Ad un tratto poi ecco sentiremo il primo rintocco, e poi un altro e poi un altro ancora: le campane di ogni chiesa e di ogni parrocchia suoneranno per annunciare il grande evento: ci si riunirà davanti al presepe e si poggerà il bambinello appena nato nella mangiatoia. Ma in quegli attimi di auguri, di festa, di brindisi e cin cin, di abbracci e baci, ci sarà una parte di Messina che non festeggerà, che non brinderà, che non si scambierà auguri; una parte di Messina dove non ci saranno baci, abbracci e strette di mano. In quel momento c’è chi si chiuderà, forse più di quanto non fatto finora, in un composto silenzio, riappropriandosi di un’intima, inspiegabile, irragionevole e insopportabile sofferenza. Noi li penseremo, dedicheremo loro una preghiera, ma soprattutto restituiremo loro un dolore che con troppa facilità abbiamo creduto di comprendere. Un’immagine, una sola, ci aiuterà a capirlo fino in fondo: quando vedremo nostro figlio, nostro nipote, nostro cuginetto, stracciare con gioia le carte colorate dei doni di Babbo Natale, con quel sorriso carico di attesa e speranza che solo un bambino è capace di provare e far provare: a quel punto penseremo a chi quei sorrisi non potrà vederli mai più perché tre palloncini bianchi sono volati in cielo. Il Natale è dei bambini ed è dunque a loro, ai piccoli Francesco, Lorenzo ed Ilaria che questa notte rivolgeremo la nostra preghiera.

Cliccando su photogallery gli scatti di D.Sturiale che raccontano Giampilieri Superiore e di D.Buda sulle letterine appese al grande albero allestito al Capo Peloro Resort

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