L'incontro si è svolto oggi, 28 novembre, dalle 17, presso l'aula “Salvatore Pugliatti- della facoltà di Giurisprudenza di Messina
Si è conclusa la prima sessione della due giorni di riflessione biblica, svoltasi oggi, 28 novembre, nell’aula “Salvatore Pugliatti’ della facoltà di Giurisprudenza di una città sconvolta dalla pioggia battente in modo ininterrotto e scossa da raffiche di vento fortissimo, che hanno mandato in tilt il sistema elettrico, costringendo i visitatori accorsi ed i conferenzieri medesimi alla fioca luce dei gruppi elettrogeni alternativi. Gli organizzatori del convegno, insieme agli ospiti accorsi, non si sono persi d’animo e dall’emergenza, la riflessione, condotta in un clima surreale ma suggestivo, composto di luci ed ombre, ha raggiunto momenti di coinvolgente intensità. Silvia Geraci, dottoressa di ricerca in Filosofia, ha introdotto la riflessione, moderata da Rosario D’Anna, presidente dell’associazione “Nuovi Orizzonti-, relazionando sul tema “Lo straniero tra Bibbia e riflessione- e trattando concettualmente lo straniero rivisitandone la tradizione ebraica e cristiana. Così, dalle figure paradigmatiche di Abramo e Mosé, incarnazioni simboliche dello stesso ‘popolo errante’ ebraico, al quale Dio concede la possibilità di giungere nella terra promessa ma non concedendola interamente e ricordando che essa non appartiene che a Sé, si giunge alla figura di Gesù nella tradizione cristiana, straniero Egli stesso che afferma “Non sono di questo mondo- e che è permesso riconoscere solo nella condivisione. “Il popolo ebraico garantisce una grande importanza alla figura dello straniero e all’ospite anche giuridicamente anche perché essere straniero fa parte già della vocazione più profonda dell’ebraismo, che non è padrone mai della sua terra- – ricorda la Geraci – “così come gli stessi Cristiani sanno di non appartenere nemmeno a sé stessi ma solo a Dio. Che non ci siano stranieri- – conclude Silvia Geraci – “equivale il fatto, in entrambi le tradizioni religiose e culturali, che quindi tutti siano stranieri, come dalle lettere di San Paolo: così, l’importanza attribuita allo straniero è grandissima e profonda in entrambi le tradizioni mentre oggi, per quanto stia divenendo sempre più familiare la presenza dello straniero tra noi, essa ci riempie d’inquietudine sempre più profonda.- In sede di dibattito successivo, Padre Felice Scalia, la cui relazione è prevista per domani ed oggi in esclusiva qualità di ospite, sollevava la sua grande meraviglia intorno al fatto che nonostante queste due grandi tradizioni e culture, l’ebraica e la cristiana, si possa essere giunti agli episodi di montante razzismo degli ultimi tempi. “La colonizzazione della cultura economicista, adottata negli ultimi tempi, sembra aver distrutto – o minaccia di farlo totalmente – quanto costruito in termini di rilevanza religiosa, culturale e giurisprudenziale. Perché la Cei non è intervenuta quando sarebbe stato importantissimo farlo, per esempio a proposito della ‘Bossi-Fini’? Dobbiamo mobilitarci tutti per creare una sorta di coscienza vigile antirazzista da contrapporre quotidianamente a chi, imponendo una cultura della paura, vuole svuotare l’essenza stessa del Diritto e dell’Umanità.- Precedentemente Filippo Miraglia, responsabile del settore immigrazione per l’Arci nazionale, su “La condizione dei migranti oggi in Italia- aveva affermato:
“Ci sono due numeri quasi simili che balzano subito davanti ai nostri occhi e sono quello degli Italiani all’estero e quello dei migranti in Italia: 3 milioni e 700 mila i primi, quasi 4 milioni i secondi. I primi, pur essendo passati attraverso momenti di grande sofferenza, oggi sono ampiamenti partecipi dei processi democratici nei Paesi di loro residenza; i secondi invece, risultano quasi totalmente estraneialla democrazia. Il passato di sofferenza trascorso non sembra dunque averci insegnato nulla! Un articolo della Costituzione di fondamentale importanza, come il n.3, è oggi disatteso e deriso: uno Stato che deve adoprarsi per rimuovere barriere le frappone e ne crea di nuove, ponendo obiettivi opposti. Se un immigrato giunge in Italia per lavorare (perché altrimenti non può nemmeno starci, per ciò che sono divenute le nostre leggi, con quello che è definito “Contratto di soggiorno-), ottiene una busta paga e paga le tasse ma non può accedere ai contributi per ottenere alloggi se non ci sta da almeno 10 anni. Degli stranieri parlano tutti male- – prosegue Miraglia – “e da un sondaggio effettuato, ne parlano peggio, avendone più paura, coloro che passano più di 4 ore davanti alle reti televisive di Canale 5, Italia 1 e Rai Uno: ciò che accade è che essendo divenuto, il parlar male dello straniero, molto remunerativo elettoralmente, per mesi e mesi prima di ogni elezione se ne parla malissimo, costruendo od enfatizzando delle notizie altrimenti trascurabili. Molti sindaci, ora, coll’avvicinarsi delle elezioni, temo fortemente che, per ‘rassicurare’ un elettorato sconvolto dai messaggi massmediatici , modificheranno i regolamenti per l’accesso all’edilizia pubblica, negando ancora più fortemente diritti agli immigrati e dall’edilizia popolare ad altri settori (sanità, asili, ecc…) il passo è breve. Il punto è che ciò che sta avvenendo è il deterioramento della cultura alla quale eravamo abituati e ciò costituisce un pericolo anche per noi stessi, perché 4 milioni d’immigrati che sentono parlar sempre male di sé stessi, facendo di tutta l’erba un fascio, non è che possano sopportare a lungo la cosa, come darebbe fastidio anche a noi sentire parlare male degli italiani da parte di stranieri. Il reato più diffuso tra gl’immigrati che delinquono, che non sono tutti, è la contraffazione. E per combattere la contraffazione è necessario il ricorso alle Ordinanze?- Il disegno di legge n.733 è oggetto, in sede di riflessione, di attenzione perché “esso introduce un discrimine intollerabile- – commenta ancora il responsabile Arci – “introducendo un principio giuridico che di giuridico non ha nulla: il cosiddetto ‘permesso di soggiorno a punti’ relega di fatto l’arbitrio sulla decisione di espellere milioni di persone ad alcuni funzionari. Sono molto preoccupato per il deteriorarsi dei rapporti che tali discriminazioni introducono- – conclude Miraglia _ “ e temo che stiamo lasciando ai nostri figli un Paese nel quale probabilmente il rischio di conflitti sarà sempre più alto se riteniamo, come si sta facendo, di combattere una paura irrazionale e spesso enfatizzata, se non indotta, con la mitizzazione della sicurezza ed a colpi di Ordinanze, rinunciando alla cultura dell’accoglienza e dell’integrazione. E’ più che mai necessario, quindi, che delle voci si levino, assumendo anche posizioni radicali, per contrapporre alla sottocultura della paura una cultura della Democrazia e una difesa della Costituzione che in tanti vogliono convincerci che non possiamo più permetterci.- In sede di dibattito, Nino Mantineo, docente universitario e presidente del Cesv, la cui relazione è prevista per domani pomeriggio, nella terza e conclusiva sessione dei lavori, esprime un profono rammarico: “A noi credenti è sembrato a volte che la Chiesa tacesse su certe questioni vitali, alle quali magari avrebbe dovuto opporsi con maggiore forza. La mia convinzione è che comunque ci sia da riprendere un dialogo nella società, cominciando a farlo proprio a partire dai fanciulli e la scuola non può che avere un ruolo chiave. Tornare ad un dialogo, assumendo un ruolo di testimoni noi stessi, on parlando di ‘eserciti’ antirazzisti, termine che a me non piace. La paura attanaglia tanti, ed è quella della perdita di un benessere che viene ad affacciarsi anche tra i ceti medi, prima al riparo da tali timori: figuriamoci tra chi un lavoro non lo possiede o ne risulta precario. Dal nostro punto di vista non possiamo che continuare a fornire delle sollecitazioni dal basso, riannodando le fila delle comunità di credenti per contrastare un razzismo che si espande ormai in tutt’Europa.-
Infine, Santino Tornese, responsabile del settore immigrazione per la Caritas Diocesana di Messina, relazionando sul tema “Gli stranieri bussano e attendono risposte-, ha presentato l’interessantissimo ed inedito ‘rapporto migranti’, fornendo dati sulla situazione attuale, dalla quale si deduce che: “3milioni e 734.428 sono gli emigrati italiani: ogni 100 italiani che vivono in Italia, 6 risiedono all’estero, dei quali il 56% nei paesi europei ed il 38% nelle americhe. Tra i paesi più gettonati, in testa vi è la Germania, seguita da Argentina, Svizzera e Francia. Sono partiti prevalentemente dal sud ma anche dal nord ed i siciliani sono i più numerosi, partiti specialmente dalla provincia di Caltanissetta. Il dato dei messinesi che vivono all’estero si attesta intorno all’11%. Si comprende dunque- – commenta Tornese – “come la necessità di riappropriarsi della memoria storica di ciò che siamo stati e che abbiamo vissuto passi specialmente per la nostra isola.-
Mostrando varie immagini in sala, Santino Tornese ha ricordato quali erano le condizioni degli emigrati e come anche nel ricco nord-est di oggi, solo meno d’un secolo fa si vivesse di stenti e in condizioni misere di sola polenta ed afflitti dalla pellagra. Mostrati poi in sala alcuni titoli di giornali stranieri d’epoca, tra i quali il New York Times, che dipingevano gl’Italiani quali ‘brutta gente’ e come incolpassero spesso specialmente i Siciliani di ogni crimine possibile fino alle definizioni quali “Spioni, vigliacchi, spacciatori- o persino “Ritardati mentali che abbassano lo standard abituale di benessere dei residenti-: parole che sembrano le tante usate oggi per descrivere gli stranieri in Italia. Tornese ci spiega che negli ultimi 7 anni in particolare, è cambiata la geografia degli stessi immigrati in Italia: “Prima si proveniva prevalentemente dal Sael, adesso, mentre in Europa si giunge specialmente dall’Est Europa, da noi si giunge da lì e dal Corno d’Africa e una ragione c’è: sono luoghi di guerra e non può che esser così, dato che quella guerra gliela sosteniamo noi, che in Somalia ed in Eritrea abbiam fatto di tutto ed in un quadro globale in cui, ricordiamolo sempre, il 20% della popolazione mondiale, costituita dagli abitanti dei paesi ricchi, detiene il 75% delle risorse, ha in mano il 93% delle industrie e l’80% dei commerci e degli investimenti!-. Il 57% degli immigrati, giunge da noi per lavorare, il 36% per ricongiungersi con la famiglia. Tra coloro giunti per lavorare, il 50% lavora nei servizi, il 35% nelle industrie e costruzioni e solo il 7% nell’agricoltura. Sono impiegati il più delle volte nei lavori più usuranti e che nessuno vuole più svolgere, con rischi d’incidenti altissimi e con un’incidenza d’incidenti del 10% e di morti bianche del 14%, dati notevolmente più elevati rispetto allo standard generale dei lavoratori, pur pesantissimo. Per l’immigrazione i Comuni spendono complessivamente pochissimo (una cifra vicina ai cento milioni di euro) ma l’erario incassa qualcosa come 4 miliardi, una cifra elevatissima e che contribuisce notevolmente alla produzione di ricchezza nel nostro Paese. In Sicilia gl’immigrati, in maggior parte romeni e tunisini, sono 103.219, dei quali la maggior parte si concentra nelle province di Palermo, Catania, Messina e Ragusa: a Messina vivono 17.561 immigrati. Falso il dato di una prevalenza islamica degli immigrati in Italia: ben oltre il 50% sono cristiani e solo il 30% di fede musulmana. Un dato interessante quello riguardante i minori: “Ogni 10 neonati in Italia- – commenta Tornese – “ uno è straniero. Purtroppo poi risulterà che il 42% di questi neonati non sarà in regola con gli studi e ciò è facilmente comprensibile, date la diversità di lingua, tradizioni culturali e sempre più spesso l’ostilità nei suoi confronti: se gli stranieri, arrivando qui, non trovano una scuola pronta ad accoglierli, difficilmente saranno incentivati a completare gli studi, mentre se un sostegno viene adottato, la presenza nella scuola aumenta, come è accaduto a proposito dei tanto vituperati nomadi!-
Importante quindi investire nella scuola, coordinarsi a livello europeo e mondiale e far sentire la voce della controinformazione che combatta le cattive voci capaci di alimentare solo l’irrazionalità di una paura dello straniero e del diverso che non può portarci che in situazioni sempre più conflittuali.
Per domani, attesissime nella facoltà di Giurisprudenza le altre relazioni e conclusioni: si comincia alle 10. L’invito a partecipare è esteso a tutti ma vi relazioneremo ulteriormente sui lavori sulle pagine di Tempo Stretto.
