I sindaci che compongono l’organo collegiale denunciano l’ impossibilità ad esercitare i propri compiti istituzionali
Il Parco fluviale dell’Alcantara ha meno di dieci anni di vita ma dalla sua istituzione, il 3 maggio 2001, non ha mai avuto un’esistenza serena.
Un prolungato commissariamento che di fatto ha rallentato il suo sviluppo gestionale, la disomogeneità territoriale, l’assenza di una struttura autonoma del personale, l’assenza della figura di un presidente, di un direttore, del Comitato Tecnico Scientifico e del Collegio dei Revisori ha gettato in un pericoloso “impasse” l’intera organizzazione dell’Ente Parco.
Nel corso della seduta di ieri i sindaci del comprensorio del Parco fluviale dell’Alcantara hanno evidenziato la lunga serie di preclusioni che, in sostanza, hanno creato la situazione di stallo delle azioni di sviluppo ed hanno preannunciato risolute forme di protesta.
Il Consiglio ha deciso di non trattare i punti in discussione inseriti nell’ordine del giorno, rivendicando il diritto all’esercizio delle funzioni orientative nell’ambito delle iniziative di programmazione ambientale e di indirizzo nello sviluppo economico delle comunità residenti nel territorio del Parco.
I sindaci presenti hanno sottolineato, altresì, la grave riduzione delle risorse finanziarie che ha provocato la sospensione delle azioni già avviate proprio in un momento delicato per l’intero comprensorio che ha visto un calo del 40% delle presenze turistiche ed hanno minacciato di rassegnare le dimissioni dalle cariche ricoperte nell’Ente Parco qualora tali situazioni dovessero perpetuarsi nel tempo.
Come si ricorderà il Parco ricade nel territorio di 12 Comuni, nove ricadenti nella provincia di Messina e tre nella provincia etnea.
