Coordinamento donne Cgil: «Il progetto -ALFa- è solo propaganda»

Coordinamento donne Cgil: «Il progetto -ALFa- è solo propaganda»

Coordinamento donne Cgil: «Il progetto -ALFa- è solo propaganda»

lunedì 13 Ottobre 2008 - 12:14

Un contributo che dura 6 mesi non risolve né i disagi delle famiglie senza servizi, né la crisi occupazionale del settore

A conti fatti non è utile come lo si dipinge. Il Coordinamento donne della Cgil controbatte alle dichiarazioni istituzionali sul Progetto -ALFa-. «Mentre il Comune di Messina ipotizza tagli ai servizi sociali si continua a fare mera propaganda sui successi del Progetto -Alfa-, una misura temporanea che però ha dilapidato circa 12 milioni di euro nell’isola e oltre un milione di euro nella sola Messina.»

Il progetto, che scadrà il 14 novembre, prevede l’erogazione di un voucher mensile di 516 euro alle famiglie, spendibile per servizi all’infanzia o ai disabili o agli anziani. Il voucher, però, viene assegnato per la durata di 6 mesi, e basta. In questo modo, le famiglie con un minore, un anziano o un disabile a carico, tirano un respiro di sollievo per un periodo, per poi ricadere nella stessa solitudine che vivevano in precedenza. E con esse le donne lavoratrici, destinatarie privilegiate del progetto, che dovrebbero essere alleggerite di una parte del peso della famiglia. Inoltre, le strutture accreditate all’Assessorato regionale alle Politiche sociali, le uniche che possono ricevere i voucher, e che sono private, non possono assumere nuovo personale sulla base di maggiori introiti per 6 mesi. Al massimo possono prendere dei collaboratori a progetto, che ritorneranno disoccupati appena finito il contributo. Infine è da sottolineare che l’attribuzione del voucher prescinde dal reddito della famiglia che lo richiede.

Il coordinamento donne Cgil spiega: «Come descritto nel sito stesso del progetto – www.italialavorosicilia.it/alfa/htm/cosaealfa.htm -, il progetto Alfa prevede l’erogazione, preferibilmente a donne che già lavorano e che hanno figli sotto i 12 anni o parenti disabili o non autosufficienti, di un voucher, spendibile presso aziende che si sono accreditate per un massimo di 6 mesi e fino a 516 euro mensili. Con 12 milioni di euro, più di un milione nella sola Messina, si sarebbero potuti invece realizzare interventi strutturali, duraturi nel tempo, sia come servizi sia come creazione di occupazione. Finito il progetto, finiti i soldi, tornerà tutto come prima».

Sembra dunque che il progetto, di là dalle dichiarazioni entusiastiche dei politici, non produca stabili vantaggi per le famiglie e per il lavoro. L’unica innovazione visibile è il finanziamento pubblico di fatto a strutture fornitrici di servizi private, che prelude probabilmente ad una concezione dei servizi sociali basata sulle convenzioni, sul modello della sanità. Un modello che la Sicilia ha portato alle estreme conseguenze, visto che detiene il primato in Italia delle convenzioni esterne, per una spesa che allo scorso anno è stata di 464 milioni di euro.

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