Dai libri al volante: la storia di Giacoma, moglie, mamma, nonna ed autista Atm. «Mi sono rimessa in gioco»

Dai libri al volante: la storia di Giacoma, moglie, mamma, nonna ed autista Atm. «Mi sono rimessa in gioco»

Dai libri al volante: la storia di Giacoma, moglie, mamma, nonna ed autista Atm. «Mi sono rimessa in gioco»

martedì 08 Marzo 2011 - 00:18

Da cinque anni conduce gli autobus Atm nelle caotiche strade di Messina: «Un tempo insegnavo, poi sono entrata in Azienda e quando mi è stato proposto ho accettato di ricoprire questa nuova mansione. Non è stato semplice, ma una donna è in grado di affrontare qualsiasi sfida, come capitato a me»

«All’inizio non è stato affatto semplice, spesso mi capitava di vedere passeggeri che pur di non salire su un autobus guidato da una donna preferivano abbandonare la fermata o aspettare l’autobus successivo». Parla così Giacoma Andronico, 43 anni, mamma, moglie, nonna, e di mestiere autista dell’Azienda di pubblico trasporto della città. Una donna dai mille volti che incarna bene l’immagine di colei che, oggi più che mai, cerca e riesce a farsi sempre più spazio in mondi lavorativi tradizionalmente considerati “terra maschile”, soprattutto in realtà geografiche che certo non si distinguono per spirito progressista. Attraverso le sue parole cerchiamo di capire meglio cosa significhi, per una rappresentante del gentil sesso, riuscire a districarsi nella giungla del traffico messinese, cercando soprattutto di scrollarsi di dosso la pesante e ormai inflazionata etichetta del “donna al volante pericolo costante”.

«Lavoro in Atm ormai da 12 anni – esordisce Giacoma, contattata al termine del suo turno di lavoro – prima come Lsu ora come contrattista a tempo determinato. Ho ricoperto diversi incarichi, poi da circa 5 anni, da quando cioè è stata aperta anche alle donne la possibilità di guidare un autobus, ho deciso di intraprendere questa nuova avventura».

Cosa ti ha spinto verso questa scelta?

La voglia di mettermi in gioco e soprattutto di poter ottenere delle gratificazioni: fino a quel momento sia io che le mie colleghe (una ventina in totale le autiste dell’Atm ndr), avevamo ricoperto ogni tipo di incarico, da addette alle pulizie ad addette alle pratiche amministrative: poi però quando mi è stata prospettata questa possibilità ho deciso di provarci: ancora oggi in momenti di forte stanchezza mi domando chi me l’abbia fatto fare, poi però cerco di darmi forza e andare avanti

Prima di iniziare la tua avventura all’Azienda Trasporti di cosa di occupavi?

Vengo dal mondo dell’insegnamento, dunque ho lasciato una realtà di precariato ancor più precaria di quella che vivo attualmente, ma in una città come Messina, dove le vertenze sono all’ordine del giorno e con esse i licenziamenti, o ti adegui o sei fuori. E così mi sono adeguata.

Ricordi il giorno della tua prima guida?

Certo! – esclama Giacoma – come posso dimenticarlo, mi tremavano le gambe e non volevo fare altro che che scappare da quella trappola a forma di sedile. Poi però mi sono tranquillizzata e sono andati avanti. Nei primi tempi ciascuna di noi è stata affiancata da un collega più esperto che ci ha fornito indicazioni e consigli, poi via da sole

A proposito di colleghi uomini… che tipo di accoglienza hai trovato?E’ stata una battaglia contro il pregiudizio?

Devo dire che si sono mostrati tutti abbastanza disponibili, non ho trovato l’ostilità che un po’ mi aspettavo. Certo, non è mancato ostruzionismo da parte di qualcuno che magari si è sentito in qualche modo privato di un posto che considerava proprio per il solo fatto di essere uomo, ma per il resto è un ambiente abbastanza positivo. Anche il rapporto con gli utenti lo è, la maggior parte di loro ci viene incontro. Ricordo anzi con piacere che nei primi tempi è stato preziosissimo l’aiuto datomi da qualche vecchietto che consoce alla perfezione strade e fermate, il mezzo pubblico è quello più utilizzato dagli anziani, e mi indicava dove dove fare sosta .

Rimaniamo in -tema- di utenza, ti è mai capitato di avere a che fare con qualche passeggero un po’ sui generis?

Come dico spesso l’autobus è come una rete a strascico, puoi prende pesce buono ma anche cattivo. Capita non di rado di veder salire a bordo barboni, ubriachi, sbandati che non ti lasciano lavorare in tranquillità. Ricordo un episodio in particolare: avevo da poco iniziato il turno della mattina, erano le quattro, con l’autobus mi trovavo sulla linea che serve Spartà, arrivata alla fermata ho trovato davanti alla portiera un uomo seminudo con indosso solo i pantaloni che attendeva il bus. Non ho potuto fare altrimenti, ho dovuto pigiare il tasto ed aprire la portiera, ma da quel momento ho smesso di respirare, la mia mente è stata attraversata dai peggiori pensieri, a bordo eravamo solo io e lui. Fin quando non ho raggiunto il centro della città mi sono sentita morire.

Che giudizio dà ai messinesi al volante?

In una scala da 1 a 10, il voto che assegno in tema di educazione stradale è -2. Fin quando sono stati utilizzati i cordoli, la situazione era abbastanza gestibile, ma con l’introduzione delle strisce gialle, guidare è diventato un vero inferno, la corsia preferenziale non esiste più, chiunque abbia necessità parcheggia la propria auto per sbrigare commissioni nei negozi vicini. Spesso poi capita che i mezzi si guastino e ciò crea ulteriori rallentamenti: a finire nel mirino dell’utenza, naturalmente, noi autisti, anello di congiunzione tra l’Azienda e il cittadino.

L’hai appena nominata tu, l’Azienda… che giudizio ti sei fatta di quanto successo e come vedi il futuro del trasporto pubblico, un futuro che gioco forza riguarda anche te…

Non mi interessa entrare nel merito delle ultime vicende, tutti sappiamo che se l’Atm si trova a questo punto e per la cattiva gestione di tanti anni. Dal punto di vista umano però posso dire con certezza, parlando anche a nome di tanti altri colleghi, che l’affetto che ci lega all’Atm è veramente profondo, è la nostra fonte di sostentamento, e quando veniamo accusati di essere nullafacenti è veramente un dispiacere.

Salutiamoci però con il sorriso, che augurio fai alle tue colleghe e a tutte le donne che come te cercano di farsi strada in realtà lavorative considerate roccaforti maschili?

Bisogna sempre credere in sé stesse ed essere tenaci, non c’è nulla che non possiamo fare. E’ vero, spesso è dura, ma le soddisfazioni ti danno la forza di andare avanti.

Elena De Pasquale

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