Focus sulla condizione degli anziani in provincia di Messina: carente l’assistenza

Focus sulla condizione degli anziani in provincia di Messina: carente l’assistenza

Focus sulla condizione degli anziani in provincia di Messina: carente l’assistenza

martedì 07 Dicembre 2010 - 09:38

Ecco i dati del dossier presentato questa mattina dai sindacati Cgil, Cisl e Uil

Si compone di oltre 50 pagine fitte di numeri il dossier che SPI-CGIL, FNP-CISL e UILP-UIL hanno presentato per illustrare le condizioni di vita degli anziani a Messina, Barcellona, Milazzo, Patti, Sant’Agata, Capo d’Orlando, Taormina e Lipari, cioè i comuni con più di 10mila abitanti.

Nella prima parte emergono i dati sull’invecchiamento, sulla povertà, sulla disabilità e sulla solitudine; nella seconda le misure di contrasto adottate dai distretti. Emerge complessivamente una situazione decisamente carente sul piano dell’assistenza e drammatica sulle condizioni di vita delle fasce più deboli. Ad esempio nella sola città di Messina gli invalidi ed inabili sono 15mila, gli anziani soli sono 23mila, le pensioni 1 su due sono al di sotto della soglia di povertà, 2 su 3 sono inferiori a 700€.

Ma la vera novità di questo report dei sindacati è costituita dall’analisi che si fa dei bilanci preventivo e consuntivo 2009 e del preventivo 2010 e del relativo confronto con altrettanti comuni, di pari numero di abitanti, del centro nord.

La domanda di partenza di questa terza parte è: perché siamo in fondo a tutte le classifiche sulla qualità della vita? I nostri Enti Locali perché investono poco per migliorare il tenore di vita dei cittadini? Dati alla mano le risposte che vengono fuori sono spesso sorprendenti e spesso eclatanti e comunque quasi sempre inchiodano a pesanti responsabilità la classe politica ed amministrativa. Per il capoluogo – ma anche per gli altri 7 comuni, a grandi linee, si propongono in gran misura le stesse condizioni – circa le entrate il confronto viene fatto con Verona e Padova e risulta che i trasferimenti da parte dello Stato sono abbondantemente più generosi a Messina ( 65% del bilancio) rispetto a Verona ( 40 %) e Padova (38%), pari a rispettivamente 149milioni, 115milioni e 82milioni.

Messina addirittura, per una serie di circostanze, ha avuto il più alto importo di trasferimenti per abitante. Il crollo si registra invece nelle entrate tributarie ed ancor di più nelle entrate extratributarie rispettivamente 13milioni a Messina e 95 e 53 per le città venete, a conferma dell’incapacità del nostro comune di riscuotere tasse e di calamitare risorse. Ma le sorprese, anche più clamorose ed anche più dolorose, non mancano soprattutto nelle uscite. Viene sfatato il mito del costo del personale che incide approssimativamente nella stessa misura ed invece schizza in alto l’indebitamento del comune che per prestiti e mutui vincola il 43% del proprio bilancio rispetto ad esempio Verona con il 6% e per ben 232milioni rispetto a 22milioni. Incidenza negativa hanno le partecipate e municipalizzate che al nord producono utili e da noi pesantissimi deficit. Fra le conseguenze devastanti di queste divaricazioni c’è che Messina, dove di più sono i poveri, investe solo 106€ pro capite per l’intera spesa sociale, rispetto ai 204€ di Verona e 220€ di Padova. Ma anche nel capitolo di spesa che più complessivamente denota la qualità della vita e determina sviluppo, crescita e lavoro, e cioè gli investimenti, il fallimento dei nostri comuni è tanto triste quanto eclatante ( a Messina 19milioni, negli altri due comuni il triplo, Verona 58milioni, Padova 60milioni; pari a rispettivamente al 4%, 16%, 17%). Altri dati ancora spesso incomprensibili fino all’assurdo emergono dal bilancio del comune capoluogo: nel preventivo 2009 alla voce entrate da alienazioni 242milioni366mila, a consuntivo appena il 10%, cioè 23mila889€.

Nelle uscite alla voce spese in conto capitale (infrastrutture ed altro) a preventivo 2009 228milioni737mila€, a consuntivo un misero 10%, cioè 21mila579€. Sono numeri che si commentano da sé e appare evidente che nel primo caso si gonfiano in entrata e nel secondo si registra la fine di ogni attesa di crescita e di vivere civile di questa comunità.

I lavori del convegno sono stati presieduti dal segretario della UILP Carmelo Catania, la relazione, con l’illustrazione dei contenuti della ricerca effettuata da Teresa Triolo e le proposte del sindacato, è stata svolta dal segretario provinciale FNP-CISL Carmelo Muscolino; le conclusioni sono state tratte dal segretario nazionale dello SPI Attilio Arsenio. Nel dibattito si sono registrati numerosi interventi, a cominciare da quelli dei segretari di Cgil, Cisl e Uil.

Il sindacato chiede che Messina diventi una città normale in cui cioè gli Enti Locali investono innanzitutto e soprattutto per proteggere le categorie disagiate e creare condizioni generali di vita e premesse per lo sviluppo che riportino la comunità a livello delle altre città italiane.

Efficienza dunque nel reperire risorse e virtuosità nell’utilizzarle. Si propongono di aprire una vertenza Messina ed intanto annunciano assemblee in tutti i comuni e confronti con tutte le amministrazioni locali per convincerle ad avviare un percorso di cambiamento e miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.

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