La giornalista ha presentato il suo libro -Il ritorno- ieri pomeriggio nell'ambito di un incontro organizzato da Sinistra, Ecologia e Libertà.
Si è svolto ieri sotto i tendoni della 1° festa di Sinistra Ecologia e Libertà di Messina, un interessante dibattito con Giuliana Sgrena, la giornalista rapita in Iraq nel 2005 e liberata dopo un mese. La giornalista ha presentato il suo libro -Il Ritorno- che narra i motivi del suo ritornare in Iraq nonostante la terribile esperienza del rapimento. E’ un fiume in piena la Sgrena, si capisce dal modo in cui parla che le esperienze vissute sono indimenticabili, ma traspare dal suo sguardo anche una grandissima voglia di fare giornalismo vero, quello di vera inchiesta, quello che ti spinge ad entrare nella zona rossa di Baghdad per vedere cosa succede realmente in quella città senza aspettare, come altri colleghi, le veline dell’informazione controllata a bordo piscina in un albergo lontano da Baghdad. -Tornare a Baghdad è stata un’esigenza semplicemente – scrive la Sgrena- perché non si può lasciare aperto un capitolo della propria vita e non si può rimanere indifferenti alla sorte di chi abbiamo visto soffrire durante la guerra, lottare per i propri diritti e abbandonare per forza il proprio paese. Prima per fuggire alla repressione di Saddam e agli attacchi Usa, e poi alla guerra fratricida tra sciiti e sunniti, fomentata da al Qaeda – che considera gli sciiti traditori dell’islam – e favorita dall’occupazione straniera che ha fatto precipitare il paese nel caos. Forse semplicemente non posso abbandonare le vittime della violenza, la stessa che avevo subìto anch’io. Una scelta maturata a lungo. E preparata”
All’incontro con la Sgrena è seguito un dibattito sulla libertà di stampa coordinato da Tonino Cafeo (Sel) cui hanno partecipato Dario Buonfiglio (Nuovo Soldo) Diego Indaimo (Tempostretto) e Stefano Pierpaoli (Presidente dell’associazione culturale -Consequenze)
