I primi frutti del decreto legge contro la clandestinità.
Riceviamo e pubblichiamo da una lettrice una lettera scritta su una famiglia di Rom costretti ad andare via per paura di essere arrestati dopo l’entrata in vigore della nuova legge.
Ecco, vedete?
Per anni si attende, si cerca di tappare buchi, di dare una mano come si può.
Si elemosinano alcune ore del proprio tempo, si condividono brevi pezzi di vita.
Poi ci si accorge che non sta bastando, che la legge si è inasprita, che il pericolo per i Rom è cresciuto. Allora, riunioni… documenti… conferenza stampa…
Sono stata triste, in questi giorni, per la situazione dell’Italia. Triste e arrabbiata. Preoccupata.
Ma non ero pronta a questo colpo. Non ero pronta a venire a sapere all’improvviso che ieri una famiglia è fuggita. Ed è fuggita una delle due famiglie con cui negli anni avevamo stabilito un rapporto più solido. Via. Fuggiti per paura del carcere.
Qui ti accorgi che hai davanti PERSONE.
E forse comprendi perché chi sta dietro ad un tavolo possa arrivare a creare leggi così crudeli.
Ti accorgi che al legislatore è mancata l’ESPERIENZA di loro.
Ti accorgi che l’uomo politico non è entrato nelle loro roulotte, non si è seduto sui loro tappeti, non ha fatto il solletico ai loro bambini, non si è intestardito su sillabe e tabelline, non li ha guardati danzare, non ha penetrato il loro sguardo lucido, non ha ascoltato le loro paure e i loro desideri, non si è commosso di stupore per la loro generosità, non è stato travolto dalla loro accoglienza.
Chi è andato via?
Samantha – ragazza madre – che un giorno mi ha detto: “Io ho un solo desiderio: avere una piccola casa, e poter stare sempre con i miei figli-. Samantha che l’anno scorso voleva regalarmi il suo abito da sposa per non farmi spendere soldi!
La sua Melinda, che si porta dietro una gravissima malattia ossea e si trascina per il campo con la protesi alla gamba ma il sorriso sempre stampato nel volto.
Il suo piccolo Ramon: dolcezza infinita negli occhi e nel sorriso.
È andato via Kia, in Italia da quasi vent’anni. Kia che ha lavorato in un autolavaggio e aveva ottenuto il permesso di soggiorno; che è stato licenziato; che ha cercato per mesi e mesi un nuovo lavoro; e lo vedevamo spento nel volto, e gli chiedevamo cosa avesse; e lui alzava le spalle e diceva triste: “Mah! Non riesco a trovare lavoro!-; e dopo i sei mesi ha perso il permesso di soggiorno.
E sua moglie Skurta, una donna sempre pronta ad aprirci le porte della sua baracca.
E Cerim, che voleva essere messinese… Sveglio e solare, nella sua magliettina della Juve e con i capelli alzati col gel! Edie, desiderosa di imparare già quando la cuginetta più grande andava a scuola e lei ancora no; una bambina con due occhi che leggevano le cose: quante volte mi sono stupita di come cogliesse i miei stati d’animo! E la dolcissima piccola Florinda, timida e silenziosa: spaventata di parlare anche per l’imbarazzo di non conoscere bene l’italiano.
E poi la signora, la loro nonna. Partita con loro per stare con Kia e Samantha. Ma – ci raccontavano oggi – straziata dal dolore nel lasciare qui l’altra figlia Angela e gli altri nipotini. Mi chiedo se ci sia possibile sentire davvero il loro dolore!
Mi chiedo se riusciamo a comprendere cosa stiano passando da ieri: quante lacrime, quanta paura, quanta rabbia! Per chi è rimasto; e per chi ha dovuto lasciare la terra che aveva ormai scelto come dimora stabile, gli amici messinesi, i parenti…
Erano nati qui in Italia quei bambini!Col passare delle ore la tristezza di stamattina è diventata dolore. Non riesco a darmi pace.
Non riesco più a farne un fatto di principio: mi mancano loro!
Dobbiamo fare qualcosa.
Senza perdere di vista le cose bellissime che avevamo già avviato. Perché TUTTI abbiano i diritti che chiediamo per loro. Ma tenendo presente che OGGI qualcuno tra loro – sette Persone! sette Volti! sette Vite! – sta soffrendo ancor di più per questo strappo violento.
E forse hanno altri bisogni. Bisogni urgenti. Perché nei loro bambini il ricordo di quest’esodo non diventi un trauma che si porteranno dentro per tutta la vita… Perché gli anni di scuola non siano sprecati… Perché le cure per Melinda non siano vanificate… Perché in questa famiglia non prevalga il senso della sconfitta.
Il 27 maggio la nostra città ha visto andar via delle persone con il loro dolore: non permettiamo che siano i vinti della storia. Se c’è un modo, un modo qualsiasi, diamo alla nostra Messina un’opportunità di Amore accogliente. È vero, è bello poter fare qualcosa per tutti. Ma OGGI sono loro ad essere andati via. Sono loro il nostro prossimo. Sono loro i crocifissi.
Vi prego, sforziamoci di trovare per loro una possibilità di lavoro.
Senza trascurare tutti gli altri.
Lavorando sui tempi, sia su quelli “lunghi- sia su quelli “brevi- e immediati, della politica e della Carità.
Perdonate lo sfogo. Sto soffrendo molto.
Ivana Risitano
