Il seminario organizzato presso la facoltà di giurisprudenza dell’AIGA e dall’Associazione culturale Messina Giovane ha permesso di affrontare diverse problematiche della realtà, sempre più satura, delle professioni forensi, dove per sbaragliare la concorrenza è necessario puntare su settori del “mercato” poco battuti, cercando però di eccellere per competenza
Nella giungla delle toghe, la strada da seguire per rimanere a galla è quella della specializzazione. E’ un concetto chiave quello emerso nel corso dell’incontro organizzato alla Facoltà di Giurisprudenza, su iniziativa dell’AIGA Sezione Messina (Associazione Italiana Giovani Avvocati) e dell’Associazione culturale Messina Giovane, sul tema “Il mestiere dell’avvocato: dalla teoria alla pratica”. Presenti anche i rappresentati del consiglio di facoltà Marcianò e Calderazzo. La professione forense, oggi più che mai, deve stare al passo con i tempi e coloro che decidono di intraprendere la carriera dell’avvocatura devono farlo con la consapevolezza di individuare, al più presto, il proprio percorso professionale evitando così di diventare “uno dei tanti”.
Tanti, persino troppi. E a tal proposito parlano chiaramente i numeri forniti ieri dal docente di diritto costituzionale dell’Ateneo messinese, Antonio Saitta, ospite dell’incontro: «Nella provincia peloritana sono 2600 gli avvocati iscritti all’albo e quando voi raggiungerete il traguardo della laurea – afferma rivolgendosi agli studenti presenti in aula – probabilmente saranno 3000. A ciò si aggiungono gli oltre 1500 praticanti. Capite bene quanto la concorrenza sia spietata e quanto sia necessario lottare per riuscire ad emergere. Il metodo migliore per poterlo fare è, per questo, di individuare, già nel corso del vostro iter universitario, un ramo del diritto che vi interessa particolarmente e su cui concentrare gli studi una volta ottenuta la laurea. Ciò, ovviamente, tenendo ben conto anche di quali siano le richieste del “mercato”».
Dello stesso tenore l’intervento dell’avv. Maiorana, presidente dell’AIGA Messina, che sottolinea, oggi più che mai, l’importanza di dover affiancare alla teoria la pratica, già all’Università: «Negli ultimi anni la nostra Associazione ha fatto il possibile, e continua a farlo, per creare un ponte di collegamento tra i due Palazzi (Tribunale e Ateneo ndr), attivando dei progetti che permettano a voi studenti di calarsi nei panni di futuri professionisti. I programmi didattici universitari, infatti, sono fin troppo obsoleti rispetto alle attuali richieste della società, si studiano materie che nell’attività pratica serviranno ben poco. Non potendo cambiare le materie di studio e necessario quindi farsi furbi e capire dove puntare». Il presidente Maiorana fa un esempio pratico con riferimento ai contenziosi di famiglia o a quelli assicurativi che occupano una buona percentuale del mercato civilistico, ma le cui materie di riferimento nel programma didattico sono considerati marginalmente: «Il diritto di famiglia ad esempio non rientra tra le materie obbligatorie ma alla luce di quanto accade oggi dovrebbe essere tra le fondamentali. Ed è qui che entra in gioco la furbizia dello studente che cogliendo i segnali del “mercato giuridico” potrebbe ad esempio concentrarsi su questo settore. Questo è un caso ma ce ne sono tanti altri». Il presidente dell’AIGA, alla luce di quanto detto, rivolge infine agli universitari un ultimo consiglio: «È inutile fare tante cose, fatene una bene ma fatela bene».
La parola è poi passata al vice-presidente dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, Vermiglio,che ha sottolineato l’importanza della deontologia professionale, i cui principi dovrebbero rappresentare le linee guida entro cui operare, a prescindere da qualsiasi specializzazione: «Oggi purtroppo i valori deontologici vengono messi in secondo piano ma è da quelli che si deve partire per esercitare correttamente il proprio lavoro, sono l’A-B-C della professione forense e non andrebbero mai dimenticati, perché è attraverso quei principi che bisogna far valere la professione, con consapevolezza». Vermiglio riserva un passaggio soprattutto al ruolo dei praticanti avvocati: «Una volta acquisito tale “status” ed iniziata la pratica all’interno di uno studio, dovete pretendere che il vostro “dominus” vi diriga e vi insegni la professione, facendovi assistere ai colloqui con i clienti, facendovi partecipare alle cause, e non solo facendo fotocopie o ricerche. E soprattutto – conclude Vermiglio riallaciandosi sempre ai principi della deontologia – sebbene a Messina l’usanza sia ben diversa, l’avvocato a cui vi “affidate” deve compensarvi rispetto all’apporto da voi fornito. La normativa non parla di stipendio, ma la deontologia prevede che il praticante venga ricompensato, appunto, per il lavoro svolto. Sarà una gratificazione che vi permetterà di avere anche più rispetto nei confronti di voi stessi ma che soprattutto vi aiuterà a diventare professionisti del domani».
Al termine degli interventi spazio alle esperienze “pratiche” di alcuni componenti del direttivo dell’AIGA, ciascuno dei quali “specializzato” di una diversa branca del diritto. Le relazioni hanno riguardato i seguenti argomenti: diritto del lavoro, diritto civile, diritto penale, diritto amministrativo, diritto di famiglia. (E.De Pasquale)
(FOTO STURIALE)
