L'iniziativa è di una studentessa diciassettenne del piccolo centro tirrenico che dopo la commemorazione di Alfano nel 2008, ha preso contatti con i figli del giornalista scomparso: «Nel mio piccolo ho voglia di fare qualcosa»
Si chiama Chiara Siragusano (nella foto al centro), la voce corrisponde esattamente a quella di una ragazzina di 17 anni, la sua età, ma la caparbietà e la forza di volontà vanno ben oltre quelle di una studentessa che non ha ancora raggiunto la maggiore età. Questa l’identità di colei che coordinerà la prima sezione del movimento contro tutte le mafie “E ora ammazzateci tutti- della provincia di Messina, con sede a Barcellona Pozzo di Gotto. Un’iniziativa nata in Calabria per volontà di un gruppo di ragazzi della locride che, all’indomani dell’omicidio del vice-presidente del consiglio regionale Francesco Fortugno, hanno deciso di dire basta alla soffocante etichetta che contraddistingue la loro terra: una terra, così come la vicina Sicilia, caratterizzata in molti casi dall’omertà e dal silenzio generale.
Un assordante silenzio che le giovani generazione hanno deciso di rompere con le parole, con le manifestazioni, con i comizi, con la forza rappresentata da quanti, tutti insieme, hanno voglia di cambiare le cose. Un obiettivo che si augura di poter raggiungere anche la “piccola- ma determinata Chiara, decisa a voler camminare a testa alta e con orgoglio per le strade del suo paese, Barcellona, perché convinta che la “sua-, tutt’altro che essere una terra di nessuno in mano della mafia, è invece la terra di giovani barcellonesi determinati a cambiare le cose.
«L’otto gennaio del 2008, proprio in occasione della giornata di commemorazione per Beppe Alfano, con la mia classe abbiamo partecipato agli incontri organizzati a Barcellona. Durante la mattinata e nel corso del pomeriggio, ho ascoltato e riflettuto a lungo sulle parole pronunciate da Sonia e dal fratello Chicco Alfano e ne sono rimasta profondamente colpita». Una sorta di “folgorazione- quella avuta dalla diciassettenne che al termine della giornata, come lei stessa ci racconta, ha avvicinato la presidente dell’Assocazione Nazionale Vittime di Mafia: «Appena mi sono trovata faccia a faccia con Sonia non sono riuscita a trattenere le lacrime, le ho spiegato quanto mi avessero colpito i suoi discorsi e da lì è partita l’idea di creare a Barcellona una sezione del movimento “Ammazzateci tutti-».
Quello appena trascorso è stato un anno in cui Chiara ha lavorato sodo per portare avanti il progetto, con il supporto di Sonia e Chicco Alfano, del portavoce del movimento nazionale Aldo Pecora, di tutta la sua famiglia. Un progetto ufficialmente presentato proprio lo scorso 8 gennaio, durante le celebrazioni per il sedicesimo anniversario della morte del giornalista: «Al termine del mio intervento sono stata avvicinata da molti coetanei che mi hanno chiesto informazioni e notizie sull’iniziativa, su come poter partecipare e dare il proprio contributo. Al momento abbiamo raccolto venti iscrizioni».
Un piccolo passo per iniziare un lungo cammino, si augura Chiara, un cammino verso la legalità che possa coinvolgere il maggior numero possibile di ragazzi: «Ciò che mi ha convinto a portare avanti questo percorso è stata la domanda che mi sono posta subito dopo aver incontrato per la prima volta Sonia Alfano e cioè capire cosa poter fare nel mio piccolo per dare un contributo importante in questa lunga e dura battaglia contro il cancro mafioso che soffoca la nostra terra. Io sto cercando di fare la mia parte, quello che spero adesso è che arrivi veramente un aiuto concreto che dia spazio al movimento. I complimenti per il coraggio che tanti mi dicono aver dimostrato fanno piacere ma purtroppo non bastano».
Primo appuntamento del gruppo “E ora ammazzateci tutti- di Barcellona, l’undici febbraio per la giornata in ricordo di Attilio Manca: «Ci stiamo preparando per l’incontro che si terrà tra circa un mese, sarà una fase importante per vedere quanti veramente avranno voglia di combattere al mio fianco e quanti invece si “perderanno- prima ancora di aver cominciato».
(foto Dino Sturiale)
