Anche quest'anno si è tenuta la commemorazione di Peppino Impastato a Cinisi (In photogallery le immagini della giornata)
Anche quest’anno Cinisi ha ricordato il suo Peppino. A 33 anni dalla sua morte il ricordo di quel ragazzo fuori dagli schemi riecheggia tra le strade del suo paese a ricordare che la mafia esiste. Anche da morto Peppino riesce a continuare a perseguire l’obiettivo che si era prefisso, quello di andare tra le strade, tra la gente per richiamarli ognuno alla propria responsabilità, a risvegliare le coscienze di chi in quel paese vedeva, sapeva, ma non agiva nascondendosi dietro al muro della paura e dell’omerta che si trasformano, inevitabilmente, in appoggio alla cultura mafiosa che si nutre dei silenzi della società. E questo Peppino lo aveva capito ed aveva intrapreso la strada della cosiddetta -antimafia sociale- fatta di risveglio delle coscienze, di dialogo con i propri cittadini e di denuncia attraverso attività culturali, sfilate in piazza e soprattutto la radio libera -Radio Aut- da lui fondata e diretta. Peppino aveva capito che la vera antimafia, quella veramente incisiva, poteva essere fatta solo coinvolgendo le masse sociali che venivano oppresse dall’arroganza dei mafiosi. E allora la lotta di Peppino si unisce a quella dei contadini a cui vengono espropriate le terre per la costruzione della terza pista dell’aeroporto; Peppino riesce a coinvolgere contadini con mogli e figli al seguito e si oppone al passaggio delle ruspe su quei campi che per molta gente volevano dire sopravvivenza.
A 33 anni il messaggio di Peppino è quantomai attuale, come è attuale il messaggio di coinvolgimento della società nella lotta alla mafia, troppo spesso delegata alle sole forze dell’ordine e alla magistratura.
Dopo 33 anni le bandiere in corteo a Cinisi danno voce, come una radio, a Peppino che grida ancora alle nostre coscienze.
