Il punto di vista. Giustizia. Una riforma urgente

Il punto di vista. Giustizia. Una riforma urgente

Il punto di vista. Giustizia. Una riforma urgente

venerdì 13 Novembre 2009 - 08:55

Nell’agosto 2008 sul tema della giustizia scrissi un articolo per un giornale on-line . Oggi, alla luce delle polemiche sul processo breve, lo stesso articolo risulta di estrema attualità, a riprova del fatto che in Italia quella della giustizia è una riforma non più rinviabile.

Attorno alla recrudescenza dello scontro tra magistratura e Silvio Berlusconi sono in molti a chiedersi: era davvero necessario inasprire i toni su un tema che, tutto sommato, non è prioritario al pari di quelli legati alla fiscalità, all’economia, agli aiuti alle famiglie, alla bioetica, tanto per citarne alcuni? Dubbi legittimi, ma alquanto ingenui. Già, perché ridurre ad una bagarre privata o ad una «fissazione» del Cavaliere la battaglia sulla giustizia, che nell’ultimo quindicennio, in particolare, ha ammorbato le vicende interne del nostro paese, sarebbe riduttivo ed estremamente fuorviante.

La questione giustizia è divenuta il problema dei problemi per il nostro paese e ciò non per colpa del «cavaliere nero», il quale, semmai, ha avuto il merito di scoperchiare una pentola che ribolliva da tempo, ancor prima della sua discesa in campo. Sono anni che la magistratura (quella associata che detiene il potere di tutta la categoria) è impegnata in una guerriglia culturale tesa a perseguire un unico obiettivo: delegittimare il legislatore democraticamente eletto, ritenuto moralmente non all’altezza di realizzare qualsiasi tipo di intervento legislativo, sostituirsi ad esso e prendere in mano le redini del paese. Da qui si comprende come la battaglia per una giustizia giusta sia divenuta una vera e propria priorità democratica che riguarda tutti, nessuno escluso. Si tratta di una battaglia che va combattuta fino in fondo prima che sia troppo tardi e prima che l’Italia subisca una svolta «democratica» sul modello vigente nei paesi sud americani.

Per superare definitivamente quest’empasse è innanzitutto necessario che la politica riconquisti il ruolo che legittimamente e costituzionalmente le spetta. Dopo il Lodo Alfano, quindi, normare in modo serio e rigoroso l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche e contemporaneamente varare la tanto agognata riforma dell’ordinamento giudiziario: tutti provvedimenti di buon senso e necessari per un paese che vuole continuare a definirsi civile. Provvedimenti per la cui realizzazione, e approvazione in tempi rapidi, auspicabile sarebbe la collaborazione, propositiva e non renitente, dell’opposizione: è pronta, però, la sinistra a compiere un simile rivoluzionario passaggio? I dubbi sono tanti e non appena di tipo metodologico, quanto anche di tipo culturale.

A sinistra ormai sembra prevalere la celebrazione acritica del potere giudiziario, argomentata dalla pretesa superiorità del diritto di formazione giurisprudenziale, che mal considera e giudica una politica ritenuta eticamente insufficiente. Su queste basi culturali, alle quali bisogna aggiungere il noto complesso di superiorità della sinistra, che spinge a nutrire un odio viscerale nei confronti del berlusconismo, è difficile prevedere una convergenza tra maggioranza e opposizione. Del resto quello con la magistratura è sempre stato un rapporto pericoloso per la sinistra. Un rapporto di collateralismo coltivato con l’obiettivo di poter conquistare il potere per via giudiziaria, previo annientamento del nemico politico, che sino ad oggi, fortunatamente e grazie alla tenacia di Berlusconi, non si è realizzato: ma chi può garantirci per il futuro? In accordo con l’opposizione o senza, la riforma della giustizia non è più rinviabile: il problema dei problemi deve essere risolto una volta per tutte.

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