Quale futuro per la Provincia? Rischio imprenditoriale e domanda di lavoro si uniscano alla capacità degli amministratori di puntare su un settore traino

Quale futuro per la Provincia? Rischio imprenditoriale e domanda di lavoro si uniscano alla capacità degli amministratori di puntare su un settore traino

Quale futuro per la Provincia? Rischio imprenditoriale e domanda di lavoro si uniscano alla capacità degli amministratori di puntare su un settore traino

lunedì 14 Giugno 2010 - 14:03

Il presidente della Camera di Commercio, Antonino Messina, crede nel Turismo. Serve però una volontà politica chiara per lasciarsi alle spalle immobilismo e disoccupazione. Tutti gli attori traccino un disegno comune per convincere i giovani a rimanere. Oggi più che mai servono i fatti

Da una parte i numeri, dall’altra le considerazioni. E uno sguardo che dal presente si sposta al futuro. Quale quello delle città e della sua provincia? Quale prospettiva per i giovani? Il presidente della Camera di Commercio Antonino Messina lo ha affermato senza mezzi termini: -Sembra non esserci la forza per investire. Forse incide la paura, che in questa fase va anche giustificata. Non posso condannare chi non ha fiducia, ma le conseguenze a crisi superata si sentiranno perché quello che può sembrare un azzardo oggi può rappresentare un’occasione di rilancio nel periodo di ripresa-. Il campanello d’allarme è lanciato. Chi non risica non rosica anche perché ormai il posto fisso, bello e sicuro non lo avrà più nessuno (o quasi nessuno). Stagionali, part-time, lavoratori in nero, sottopagati. Diplomati, laureati, specializzati, esperti. Promesse, speranze e un sogno di stabilità. E ogni giorno che passa fuma le certezze come una mozzicone di sigaretta. Diminuiscono coloro disposti a cimentarsi in un’attività propria. E molti dei quali lo fanno magari valutano male l’investimento, non riescono a leggere bene le insidie del mercato e l’effettiva buona riuscita del progetto. La ridotta originalità porta ad esempio ad un eccesso di concorrenza che spesso si manifesta nell’assenza di risultati per l’ultimo approdato sulla “piazza”, che per mancanza di competitività rischia di pagare lo scotto. Non basta rivolgersi ad un target già consolidato e che funziona in rapporto ad altre attività per avere la certezza che una nuova possa riuscire e sopravvivere. Dunque un mix tra incompetenza imprenditoriale e mercato saturo può risultare “letale”. La chiusura è la conseguenza. Una scottatura nel presente e probabilmente anche per il futuro di una società che deve già leccarsi le ferite.

Il tutto si miscela ad un sistema che non sembra supportare l’enorme mole di disperazione trainata da inoccupazione e disoccupazione. Carenze innanzitutto programmatiche, prima ancora che economiche. Buio che a Messina sembra crescere senza scorgere bagliore. -Fino ad oggi la città ha vissuto di terziario e pubblico impiego, siamo pronti a trovare un’alternativa?-, si è chiesto lo stesso presidente della Camera di Commercio. Servirebbe una linea definita, tracciata politicamente e seguita imprenditorialmente. Chiara. Unica. Che rispetti l’ambiente, sfrutti in maniera positiva il territorio e in qualche modo recuperi gli scempi fin qui susseguitesi sotto il marchio dell’anarchia totale firmata dall’interesse di pochi, che magari hanno pensato di arricchirsi senza farsi passare per la testa l’idea di dare qualcosa in cambio a chi tutto ciò lo ha subito. Naturalmente e socialmente.

E allora quale traccia migliore del turismo? -Abbiamo tutte le carte in regola – ha affermato Messina -. Servono collegamenti e infrastrutture. Possiamo puntare sul turismo paesaggistico, nautico e dei borghi. Ospitiamo un flusso di circa 400 mila crocieristi, basterebbe far tornare un 3% ma bisogna dare dei segnali e garanzie ai visitatori-. Idee sacrosante, parole troppe volte ascoltate. Nessuna critica diretta ma solo la sfrontatezza di dire che adesso servono i fatti. Usiamo carriola e cemento per costruire una nuova provincia e non per violentare le colline. Si crei una struttura di raccordo che veicoli i flussi d’investimento e li destini in maniera ordinata. Pubblico e privato. Amministratore e amministrato. Cittadinanza. Fin quando le strofe resteranno sulla carta finiranno nel cestino e mai per la composizione di una nuova canzone.

«Manca un indirizzo politico, una linea da seguire – affermava qualche settimana fa il docente di Economia nella Facoltà di Statistica dell’Università di Messina, Michele Limosani -. E’ qui che le amministrazioni potrebbero intervenire puntando su un “settore traino” che possa attrarre anche i privati. Come il Turismo». E a ciò si legga tutto un processo di sviluppo, come ad esempio l’accesso al credito, se si considera che le banche chiedono garanzie dal punto di vista finanziario ma valutano anche la potenziale riuscita dell’investimento. Concetto che vale per i finanziamenti, che senza un disegno di crescita collettivo rischiano solo di confondere il mercato. E se la politica indicasse una via…

Questa del turismo, forse la più logica considerando tutte le risorse che il territorio offre. Ma anche un’altra (o più di una) purché sia in grado di offire una speranza ai tanti giovani che sono costretti ad emigrare. C’è ancora chi racconta la storiella del ragazzo che aspetta le opportunità cadenti dal cielo. Non è più cosi, o lo è comunque in minima parte. Le nuove generazioni hanno magari bisogno di essere accompagnate, seguite, consigliate. La paura di chi a quasi trentanni aspetta ancora la sua prima occupazione vera o quella di chi è appena uscito da scuola, può essere superata con la chiarezza che solo chi sta al timone può trasferire. Esperienze, gavetta, ma al fine di potere finalmente avere una stabilità e non rimanere precario a vita. Ecco perché la volontà di lavorare, produrre ed investire deve miscelarsi alla capacità decisionale di chi governa. Una volta per tutte.

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