De Luca, La Vardera, Mulè e agli altri nomi in corsa per la guida della Regione. Ma Schifani rimane in pista
SICILIA – Grande è la confusione sotto il cielo ma la situazione non è eccellente. Se nel campo largo rimane sul tavolo l’autocandidatura alla presidenza da parte di Ismaele La Vardera, e nel frattempo Cateno De Luca lancia il suo governo di Liberazione e manda messaggi alle coalizioni, il centrodestra in Sicilia annaspa. E le amministrative hanno mostrato più di una crepa. Le tempeste giudiziarie confermano la crisi della coalizione. Un centrodestra quasi a pezzi ma che, senza un’alternativa credibile, è destinato a vincere ancora nell’isola. La prorità, per la coalizione, è evitare le elezioni anticipate. E se Renato Schifani non ha intenzione di rinunciare alla ricandidatura alla presidenza, in Forza Italia Giorgio Mulè (vicepresidente della Camera), con il supporto dell’eurodeputato Marco Falcone, rappresenta un’altra opzione per il centrodestra.
“La ricandidatura di Schifani? Deve riproporla Forza Italia”, ha dichiarato intanto a “La Sicilia” il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. E sulla stessa testata il commissario di FI nell’isola, Nino Minardo, ha risposto che “sarà il presidente, a fine legislatura, a fare le proprie valutazioni politiche e a confrontarsi con il partito e con la coalizione, a livello regionale e nazionale, per poi decidere. Con il massimo rispetto per il presidente Galvagno, credo che oggi il tema principale non sia il toto-candidati. I siciliani si aspettano soprattutto risultati”.
Nei dem c’è chi invoca le dimissioni di Barbagallo, La Vardera: “La mia candidatura resta in campo”
In un clima di tensioni post amministrative, prova ad alzare la testa un centrosinistra che ancora stenta ad avere una fisionomia netta in vista della sfida delle regionali. Così il segretario regionale del Pd in Sicilia, Anthony Barbagallo: “Lo sforzo delle prossime settimane e dei prossimi mesi deve essere quello di alimentare e intensificare il tavolo di confronto con gli alleati del campo progressista. Un tavolo che il Partito democratico ha voluto e animato per queste elezioni amministrative con incontri settimanali e proficui e che ha visto in campo una coalizione larga ed inclusiva. Questo è il nostro modello per vincere le prossime elezioni regionali. Una coalizione che deve avere una precondizione: una piattaforma programmatica coerente tra i vari partiti e i movimenti e che metta al centro sia le priorità della Sicilia che un modello di governo basato su sostenibilità, giustizia sociale, equità, lotta alle diseguaglianze”.
Ma a contestare Barbagallo, come riporta LiveSicilia, sono i dirigenti siciliani dem di Energia popolare e Left Wing, che ne invocano le dimissioni: “Le fantasiose narrazioni trionfalistiche del segretario regionale sui risultati delle amministrative siciliane non possono nascondere la realtà di una gestione disastrosa e con risultati modesti e in alcuni contesti irrilevanti”. “Tutte falsità” è la risposta del segretario del Pd catanese Giuseppe Pappalardo.
Sul piano degli aspiranti presidenti, invece, il leader di Controcorrente La Vardera più volte ha ribadito l’intenzione di puntare alla presidenza della Regione: “La mia candidatura resta in campo e non ho intenzione di fare passi indietro a meno che, nel centrosinistra, non venga proposto un nome irrinunciabile. Nome irrinunciabile che non vedo onestamente in questo momento. Noi siamo persone di buon senso. Tuttavia, ritengo che quest’onda, quella di Controcorrente, stia invadendo tutta la Sicilia. La mia candidatura resta in campo”.
Rimane il rebus primarie sì, con il parere favorevole del segretario Barbagallo, o primarie no nel fronte progressista. E c’è chi fa il nome, come possibile candidato alla presidenza, dell’eurodeputato Cinquestelle Giuseppe Antoci. Ha più volte messo in rilievo La Vardera: “Io le primarie le ho proposte a dicembre ma non mi ha ascoltato nessuno. La migliore soluzione è andare nei mercatini e vedere chi riscuote più consensi. Ci sono tutte le condizioni per fare un ottimo risultato e per vincere le elezioni regionali in Sicilia. Io ho messo a disposizione la mia candidatura per il campo largo e la confermo. Sia chiaro, è faticoso e complicato per me candidarmi alla presidenza della Regione ma ritengo che quest’onda non si possa fermare. Quell’effetto che prima era provocato dal Movimento Cinquestelle, nel 2017, e nel 2022 da Cateno De Luca, ora si è spostato su di me”.
De Luca lancia la campagna per candidarsi alle regionali in Sud chiama Nord
In questo quadro in evoluzione, De Luca invece dichiara di non rinunciare al sogno di diventare “sindaco di Sicilia”: “Dovranno essere le coalizioni a doversi spostare sulla nostra progettualità. Lo dicono i fatti: il governo di Liberazione ha un solo interlocutore, cioè Cateno De Luca, mentre nel centrodestra, così come nel centrosinistra, ci sono troppi capitribù. E non c’è nessuno oggi legittimato a parlare per conto dell’una o dell’altra coalizione rispetto a qualsiasi tipo di progettualità. Prima i vari partiti che fanno parte delle due coalizioni devono risolvere i loro problemi interni, individuare un interlocutore unico legittimato a discutere di programmi, di un nuovo modello di Sicilia e poi anche della presidenza della Regione. Solo a quel punto potranno confrontarsi con noi”.
Il leader di ScN ha anche inviato un messaggio ai potenziali candidati alle regionali nelle liste che sosterranno il progetto “De Luca sindaco di Sicilia”: “Se non vi è ancora chiaro, è arrivato il momento di indossare la maglietta di Sud chiama Nord. Adesso avete la possibilità di candidarvi nelle nostre liste, ma voglio essere molto chiaro: non ci sarà spazio per candidature dell’ultimo secondo. Non ci interessano e non ci servono. Chi crede nel progetto deve dimostrarlo fin da subito con impegno, presenza e condivisione di un percorso politico che parte oggi e guarda alle prossime elezioni regionali. Stiamo costruendo una squadra e non una sommatoria di candidati. Per questo motivo apriamo una fase di selezione trasparente e partecipata, rivolta a chi vuole contribuire concretamente al cambiamento della Sicilia. Non siamo interessati ai professionisti del salto sul carro del vincitore o a chi si presenta soltanto quando vede avvicinarsi le elezioni”,
“Stiamo già lavorando a un programma di governo autonomista (una Sicilia libera dalla schiavitù romana), civico (una Sicilia al di sopra dei partiti) e progressista (una Sicilia che rompa con la conservazione stagnante e abbia le carte in regola per essere protagonista). Vogliamo costruire una proposta credibile, fondata sull’esperienza amministrativa e sulla capacità di governare i territori, coinvolgendo donne e uomini pronti a mettersi in gioco per la Sicilia. Il percorso entrerà nel vivo il prossimo 18 luglio a Palermo, quando Sud chiama Nord presenterà il ‘governo di Liberazione’ nel corso di una manifestazione in programma alle ore 10 al Teatro Politeama. Noi stiamo lavorando con metodo, programmando ogni passaggio e costruendo una classe dirigente all’altezza delle responsabilità che ci attendono”, conclude il capo politico di Sud chiama Nord.

