Quel mito chiamato mafia

Quel mito chiamato mafia

Quel mito chiamato mafia

domenica 16 Agosto 2009 - 10:54

La gaffe della catena alberghiera Nh Hoteles è solo un episodio che aiuta a comprendere come la mafia attraverso il potere politico ed economico abbia conquistato qualcosa di più importante: un’ immagine vincente

Essere sponsorizzati con lo slogan “la culla di Cosa Nostra” non ha fatto piacere a molti. L’evento ha suscitato molte polemiche e il pronto intervento da parte di numerosi esponenti delle istituzioni. Il Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, si è detto intenzionato a fare ritirare tutte le brochures contenenti la propaganda sciagurata e anche l’opposizione, nella figura di Rita Borsellino, si è unita al Governatore, per recriminare nei confronti di una pubblicità che tale non è. Tutti sanno che la mafia ha un giro d’affari incalcolabile e che questo strapotere economico è riuscito a corrompere la politica, ma quello che è successo offre la possibilità di un’ analisi su come la il crimine organizzato sia stato in grado di attecchire in uno dei capisaldi della modernità: l’immagine.

Nei contesti più difficili la figura del delinquente assume un’aura mitica poiché padrona di tutti quegli elementi che fanno grande una persona: bella casa, belle macchine, vestiti firmati e il tanto sbandierato “rispetto”. Un esempio ne sono le varie scritte che compaiono copiose nei muri di Messina dove si inneggia alla mafia e ai suoi esponenti (vedi foto). I mafiosi riescono così a diventare delle leggende potendo contare addirittura su gruppi di sostegno su Facebook.

Ampliando la visuale ci si accorge che attorno all’immagine mafia c’è una vera e propria cultura: film, videogiochi, gadget che trasformano la rappresentazione mafiosa in un’icona da ostentare. Roberto Saviano nel bellissimo Gomorra descrive boss che vogliono che la propria villa sia identica a quella di Tony Montana in Scarface, offrendo uno scambio curioso nel quale il boss vero vuole assomigliare a quello finto. Si sa che nei matrimoni di esponenti della malavita, la colonna sonora più ricercata sia quella del Padrino. Ultimamente aveva suscitato polemiche una serie televisiva, che avendo riscosso un successo molto ampio aveva posto come quesito se una tale partecipazione non fosse in realtà una condivisione di valori. Il souvenir più gettonato per chi faccia un viaggio in Sicilia è diventato la maglietta con Don Vito Corleone.

Dunque la mafia sembra essere in grado di offrire un immagine da vendere, poiché dietro di essa si annidano dei valori che fanno presa su molti.

Sicuramente non bisogna elargire a questi elementi la colpa della diffusione della malavita in Sicilia e nel resto d’ Italia, poiché è ormai scontato dire che le organizzazioni criminali siano diventate delle aziende dai fatturati mondiali: il consenso delle organizzazioni criminali è fondato principalmente sul bisogno materiale delle persone, e non sulla vendibilità dell’ immaginario collettivo delle medesime.

Quello che si vuole colpevolizzare è il messaggio che si trasmette: l’offrire una parvenza che se non proprio positiva sia quantomeno affascinante. Poiché il futuro della nostra vita ci appartiene e ognuno di noi decide come agire, per molti risulta riduttivo prendersela con il Padrino o qualsiasi altro film o telefilm di mafia, che restano pur sempre opere di intrattenimento; con i gruppi su Facebook che sono solo una goliardia e con una maglietta che resta pur sempre una maglietta. Tutto vero.

Ma è vero anche che la mafia fa pesare sulle coscienze l’idea di un’immagine possente e invincibile, e sotto questo macigno ne rimane schiacciata la Sicilia.

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