I vostri articoli – Che Messina sia una città che non abbia bisogno di turismo è cosa risaputa. L’economia è talmente florida che possiamo permetterci di trascurare questa preziosa fonte di guadagno. Non mi ero reso conto di quanto fosse vero tutto ciò fino a ieri, sabato 22 Maggio 2010.
Due amici milanesi sono di passaggio per una mezza giornata, tra questi uno studioso d’arte. Decido di fare con loro un giro che nelle intenzioni vuole essere qualcosa di più del semplice campanile del duomo e Ganzirri, ma un vero itinerario che parta dalle tracce pre-terremoto attraverso la ricostruzione e poi gli anni ’30 e ’40. Il bilancio in mezzo ai consueti clacson di accompagnamento, l’immondizia e la trascuratezza è il seguente: SS.Annunziata dei Catalani ore 11.45 chiusa, Chiesa S.Maria Alemanna ore 12.30 chiusa, chiesa di S.Elia (qualcuno se ne ricorda ancora?) eternamente chiusa, Monte di Pietà ore 13.15 chiuso. La Galleria Vittorio Emanuele con la solita ineliminabile spazzatura, squallidamente desolata (lo studioso d’arte timidamente propone:-ma perché non farne un laboratorio d’arte moderna all’aperto con artisti sul luogo?). Essendo l’altro un mosaicista decido di portarlo al gran salone della stazione marittima per vedere il mosaico di Michele Cascella. Inspiegabilmente una catenella rossa e bianca di traverso per le scale di accesso proibisce la salita. Decidiamo di saltarla e salire ugualmente. Almeno il mosaico è fruibile e molto apprezzato dal mio amico intenditore, semplicemente quella catenella è dimenticata lì da chissà quale evo, chissà perché. I miei amici alla fine entusiasti di Messina nonostante i messinesi mi chiedono: ma perché tanta trascuratezza? Non è nemmeno una questione di soldi. Già, mi chiedo anch’io. Perché?
