Si è svolta ieri mattina la manifestazione organizzata dalla comunità “ZDA” che sul web conta già 1500 iscritti. In photogallery oltre 60 immagini
Una visita guidata alla (ri)scoperta della Real Cittadella, promossa dal coordinamento del network “ZDA: Zona Falcata = Zona d’Arte”, è stata l’interessante iniziativa alla quale tanti messinesi – soprattutto giovani – hanno partecipato ieri mattina nell’ambito degli appuntamenti programmati in occasione della XII edizione della “Settimana nazionale della Cultura”. Abilmente condotta dal dott. Franz Riccobono, che ha accompagnato i partecipanti tra i resti della imponente fortezza, la visita ha permesso di ripercorrere le tappe più importanti della travagliata storia della zona falcata, dal XVII secolo ai giorni nostri.
Edificata tra il 1679 ed il 1682 per meglio difendere il braccio sabbioso di S.Raineri, la Real Cittadella comprendeva un grandioso impianto stellare, di oltre tre chilometri di perimetro, circondato da canali che ne interrompevano la continuità con la terra ferma. Sul lato meridionale massicce strutture di controguardia presidiavano due porte tuttora esistenti che conducevano all’ampio pentagono interno, mentre l’accesso principale avveniva da nord attraverso la barocca Porta Grazia oggi collocata in piazza Casa Pia. I bastioni occidentali vennero abbattuti negli anni ’30 per dar luogo alla stazione marittima e alla strada che percorre longitudinalmente la falce. L’indicibile declino inizia però nel secondo dopoguerra con l’abbandono della struttura da parte dei militari e la conseguente occupazione dell’area con attività abusive e precari insediamenti abitativi.
Solo negli ultimi anni, finalmente, si è tornati a puntare i riflettori su una zona colpevolmente destinata per cinquant’anni ad essere la grande pattumiera della città. Dopo le prime opere di sbaraccamento, tuttavia, la riqualificazione della Cittadella si è impantanata nella palude della politica fatta di promesse e finanziamenti andati perduti, mortificando ancora una volta la bellezza del sito e le potenzialità che una tale struttura architettonica avrebbe potuto esprimere.
La visita guidata di ieri, in estrema sintesi, ha fatto emergere due importanti concetti. Da un lato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, ha ribadito l’enorme “fame” che tanti messinesi nutrono nei confronti dei tesori nascosti della propria terra. E ciò è ancora più importante se si vuole considerare come la conoscenza dei luoghi rappresenti il primo passo per rispettarli e valorizzarli.
Dall’altro ha confermato la scelleratezza di chi ancora farnetica su una ulteriore e improbabile industrializzazione in loco, la quale potrà trovare spazio – se mai si avrà la forza di attuarla – in aree certamente più consone, tanto in città quanto in provincia.
Se un’industria potrà esserci nella falce, sublime proiezione di Messina sul suo Stretto, sarà quella del turismo. Che sia chiaro una volta per tutte.
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(foto D.B.)
