La testimonianza - Il paese di chi non arriva a fine mese e dove le buste paga sono un optional

La testimonianza – Il paese di chi non arriva a fine mese e dove le buste paga sono un optional

La testimonianza – Il paese di chi non arriva a fine mese e dove le buste paga sono un optional

sabato 19 Marzo 2011 - 09:24

Di seguito riportiamo la riflessione di un’autista Atm, esponente del gentil sesso, che popone una riflessione ad ampio respiro sulla stato di crisi che attraversa l’Italia, partendo proprio dalla sua esperienza personale: mentre Azienda, Comune e Regione litigano noi ci indebitiamo con amici e parenti

Le notizie si sa, seguono anch’esse una moda, e mi sembra che il tormentone degli ultimi tempi sia quello del “non si arriva a fine mese”. Pare che il nostro bel Paese, famoso in tutto il mondo per i suoi abitanti elegantissimi e curatissimi, per i livelli altissimi raggiunti nel campo della moda, delle automobili, del design, sia popolato da morti di fame che non arrivano a fine mese. Gli stipendi italiani sono quasi una miseria. Ciascuno ne ha da tempo una sensazione chiara. La busta paga di molti non basta a quel che dovrebbe. A questo va aggiunto che i salari d\’ingresso sono sempre più magri, così noi “giovani” siamo costretti ad accettare retribuzioni con contratti atipici la cui natura \-flessibile\- non sempre trova giustificazioni. Retribuzioni quasi mai agganciate ad alcun minimo contrattuale di categoria. È l’Italia reale, senza nemmeno un crack Parmalat su cui recriminare. Per non parlare poi di quando la busta paga diventa un optional …stipendi retribuiti in ritardo, straordinari pagati solo a metà, nessuna certezza ogni mese sulla data del pagamento che condiziona, a cascata, anche la vita personale di noi lavoratori. «Onorare la rata di un mutuo, ad esempio, diventa un problema serio».

Mentre azienda A.T.M, Comune e Regione litigano, o forse neanche s’incontrano, i lavoratori sono costretti a chiedere prestiti a parenti ed amici; pagano sanzioni per le bollette arretrate, rischiano di perdere la casa perché non pagano le rate del mutuo e non sono neppure in grado di acquistare i libri per i figli che studiano o per fare la spesa. Si scaricano le responsabilità sulla fascia più debole perché far lavorare dei padri (o madri) di famiglia senza una retribuzione è un’offesa che mortifica gli interessati e dovrebbe soprattutto far venire qualche scrupolo ai politici. Purtroppo la nostra città si contraddistingue per incultura, pregiudizi, mentalità retrograda, superficialità da parte di esponenti delle “alte sfere”, nell’affrontare anche le suddette questioni. In un’epoca di grandi e veloci cambiamenti, qui si continua a non decidere, a non innovare, a rinviare decisioni prioritarie per l’economia, per lo sviluppo, per la città, con tutti i danni che giorno dopo giorno, sono sempre più evidenti a tutti i cittadini.

Ricordiamo, e condividiamo con tutti, che il diritto allo stipendio viene dall\’Art.36 della Costituzione e dall\’Art.2099 C.C e seguenti. Da tempo questo diritto è costantemente violato.

Non reagiamo? Il senso di responsabilità dei lavoratori non può essere scambiato per rassegnazione o apatia. Un gesto che non può essere parziale: pagare gli stipendi nei tempi giusti è un dovere. Quale rilancio è mai possibile se non si rispettano le condizioni minime che regolano il rapporto tra lavoratori ed azienda?

Una situazione che percepiamo è di sostanziale impunità, contrariamente ai principi di legalità e trasparenza a cui, in particolare negli ultimi tempi, tutti affermano di volersi attenere. Non ci costringete ad usare le maniere forti per ottenere il diritto ad incassare la busta paga. Se la casa deve essere di vetro, lo sia senza riserve anche il giorno in cui si distribuisce la paga.

Il silenzio, l’immobilismo delle Istituzioni, dei vertici aziendali e di alcune parti sindacali mi spaventa. Solo il tempo dirà se quanto accade è l\’ennesimo tentativo di prender tempo, tenendo buona la piazza e, cosa più importante, i lavoratori, oppure se si tratta del primo tassello verso una riorganizzazione della struttura , imprescindibilmente legata alla cessione della totalità di essa. «Allegria» diceva il povero Mike, ma qui si sta parlando di fare molti, troppi passi indietro. Complimenti alle classi dirigenti tutte. E’ anche loro il merito di quanto sta accadendo. Meglio non commentare oltre.

Domenica Barbaro, Autista Atm

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