Dopo l’incontro tenutosi nei locali della parrocchia e l’intervento dei rappresentanti di quartiere, un nuovo sfogo da parte di uno degli abitanti della zona: «La “formazione” dei tenaci difensori di questi preziosi spazi sta sempre più prendendo forma»
Una lunga lettera, o forse un sfogo messo nero su bianco, attraverso cui una dei residenti della zona alle spalle del Santuario di Pompei, Giacomo Chillè, esprime tutto il proprio rammarico per quanto si sta verificando ma al tempo stesso la speranza che qualcosa possa cambiare. Una “sfida” anzi una vera e propria partita quella che si sta giocando su quel rettangolo verde che la “formazione di casa”, nonostante le mille difficoltà, non è disposta a perdere “a tavolino”. Correlata in basso la prima lettera inviata alla redazione.
Di seguito il testo integrale della lettera. Correlata in basso la prima
Se la sfida lanciata, per la salvaguardia degli impianti sportivi e ricreativi della parrocchia di Pompei, si giocasse sul rettangolo di gioco non ci sarebbe partita.
La squadra che si è andata formando, in questi ultimi giorni, non teme rivali.
Se da una parte si è già schierata l’impresa costruttrice, con in panchina il comune di Messina, dall’altra la formazione dei tenaci difensori di questi preziosi spazi sta, sempre più, prendendo forma. Dopo tutto la campagna acquisti resta aperta e potrebbe riservare ancora clamorose sorprese.
Così quando, lo scorso giovedì sera, il gruppo di irriducibili si è dato appuntamento nei locali parrocchiali, per discutere e definire strategie comuni, è apparso all’orizzonte più di un barlume di speranza.
Uno schieramento temibile e agguerrito, completo in tutti i reparti, che proverà a fare chiarezza e a ostacolare, se ce ne fossero, eventuali abusi.
Determinazione e rispetto delle regole infatti hanno animato la discussione sugli agognati spazi, dove piccoli e grandi hanno trovato e continuano a trovare ristoro e accoglienza, per svolgere in libertà attività ludiche, ricreative e sportive.
Proprio i bambini della parrocchia sono andati subito all’attacco, dando il via al dibattito da veri protagonisti e facendosi portavoce dei problemi di tanti loro coetanei. L’intervento, semplice quanto efficace, ha colpito per l’innocenza di alcune domande rivolte ai presenti: convincerli del perché, fra qualche giorno, le attività dovranno irrevocabilmente cessare non crediamo risulterà, per molti di loro, ancora comprensibile. Prima di congedarsi hanno voluto affidare i loro sogni agli adulti, questa volta non per trasformarli in realtà, ma affinché venga confermata proprio quella loro realtà, che li vede ancora oggi, uniti e numerosi, giocare spensierati.
A difendere questi bisogni e queste richieste si è schierato, compatto e determinato, il consiglio della IV° circoscrizione, presente all’incontro numeroso, con il testa il suo presidente Francesco Quero, che ha illustrato ai convenuti l’iniziativa che il quartiere ha intenzione di intraprendere (previa imminente delibera), convinto di poter dare battaglia. Una proposta accolta con interesse che tende a fare chiarezza, in sede politico-amministrativa, soprattutto sulle problematiche di impatto ambientale che un nuovo complesso residenziale potrebbe avere, in un area oltretutto già ad altissimo rischio sicurezza in caso di calamità naturale. Una presenza dunque, inattesa quanto opportuna quella del consiglio di quartiere, che è andata oltre la gradita testimonianza di solidarietà. La scelta di schierarsi a difesa di questi diritti per una volta ha fatto onore alla politica, abituata com’è a restare a guardare, incapace, spesse volte, di dare soluzioni eque e solidali ai problemi.
Dopo attacco e difesa, a centrocampo si sono schierati i gruppi parrocchiali, che con i loro numerosi rappresentanti hanno presenziato all’incontro. Trasformare il dissenso in strategia e la delusione in opportunità non è stato compito facile. La capacità dimostrata nel saper compattare le risorse umane, riuscendo anche a coordinarle, smarrite e disunite come erano allo scoppio della controversia, li pone di diritto al centro strategico della formazione. L’espressione delle forze più intraprendenti e volitive della parrocchia, si confermano come un valore assoluto per gli esiti e gli sviluppi, presenti e futuri, di questa vicenda. Comunque vada, la rinsaldata unione potrebbe comunque aiutare, queste laboriose comunità, a progettare e costruire insieme un futuro meno incerto.
Completato l’assetto in campo, la porta della squadra non è certo rimasta sguarnita. Ad occuparla ci hanno pensato alcuni frati, con il testa il parroco, che hanno fatto chiarezza, nel corso dell’incontro, su alcuni aspetti, per molti oscuri, che non potevano ancora essere pubblicamente taciuti: la parrocchia non è l’ente proprietario degli spazi, li ha usati, negli anni, in forza di un contratto di comodato d’uso gratuito concessogli dall’ordine dei frati minori cappuccini di Messina, quale unico proprietario dei terreni. La distinzione giuridico amministrativa, su eventuali responsabilità soggettive, non li scagiona del tutto, in quanto trattasi della stessa comunità religiosa. Ma è comunque una precisazione che fa riflettere sulla reale coesione all’interno dell’ordine monastico. Nemmeno le impellenti necessità economiche, legate ad un cospicuo risarcimento che i frati saranno obbligati a pagare per una causa persa, oltretutto dopo un lunghissimo dibattimento, potrà mai giustificare del tutto una simile decisione. Molti sono stati i tiri in porta che i frati francescani hanno dovuto parare in questi ultimi tempi. Delle vere e proprie pallonate scagliate, spesse volte, anche con troppa cattiveria. Che si sappia che anche a loro interno esistono e resistono ancora personalità eccelse, capaci di ridare dignità e credibilità alla loro vocazione. La conferma la si è avuta anche l’altra sera, quando alcuni di loro, affamati di giustizia e verità, hanno animato il dibattito con idee e proposte capaci di persuadere anche i più dissidenti.
Nervosamente, a bordo campo, alcuni simpatizzanti, uniti su facebook, per la salvaguardia dei campetti, che hanno annunciato, a breve, la presentazione di un documento non classificabile solo come alternativo. Redigere una diffida, raccogliendo le firme di migliaia di sottoscrittori, da indirizzare al sindaco può anche essere una iniziativa collaterale largamente condivisa. La panchina per loro, dunque, in attesa di leggere e conoscere nei dettagli i contenuti della proposta.
Il fermento crescente, suscitato da questa vicenda, continua ad alimentare un forte desiderio di confronto e di dibattito. La libera discussione sembra aver restituito ai cittadini il piacere di esercitare i propri diritti, così come i propri doveri, di discutere sulle problematiche che li riguardano da vicino. Aver unito le forze, nel tentativo di contrastare l’indifferenza mostrata, in altre circostanze, nell’affrontare problematiche più o meno importanti, è già un risultato sorprendente.
Adesso sarà necessaria la costanza, perché vigilare sugli atti amministrative e sulle decisioni politiche non deve conoscere pretesto, altrimenti tutto si perpetua e si consuma con ignorante complicità.
Con vivo interesse si attende anche di conoscere, con tempestività, da che parte intenderanno schierarsi tutti gli assessori e consiglieri che da giovani hanno frequentato la parrocchia con partecipato entusiasmo. Questi tanti amici, di vecchia data, sono invitati a uscire allo scoperto, per far conoscere pubblicamente opinioni e posizioni, assumendosi, se sarà il caso, anche eventuali responsabilità. La società civile lo pretende perché l’ha già fatto e continuerà a farlo, dimostrando grande interesse, con una partecipazione e una mobilitazione che ha oltrepassato ormai i confini stessi della parrocchia.
Tenere vivo e costante il dibattito aiuterà soprattutto nella corsa contro il tempo: perché se da una parte l’impresa costruttrice è celermente impegnata nel disbrigo delle pratiche, per ottenere la concessione edilizia e dare finalmente inizio ai lavori, dall’altro le iniziative comuni, che con audacia e vigore, si stanno giorno dopo giorno moltiplicando, hanno bisogno di essere conosciute, condivise e soprattutto sostenute.
La partita resta ancora aperta… e il risultato finale dipenderà anche dal numero e dal valore delle forze libere schierate in campo.
Giacomo Chillé
