Vertenza Triscele, per rilanciare l’azienda si ripartirà dalla delocalizzazione del sito industriale

Vertenza Triscele, per rilanciare l’azienda si ripartirà dalla delocalizzazione del sito industriale

Vertenza Triscele, per rilanciare l’azienda si ripartirà dalla delocalizzazione del sito industriale

sabato 26 Marzo 2011 - 01:16

Incontro all’ufficio provinciale del lavoro fissato per il prossimo 31 marzo. Mastroeni (Flai Cgil): «Confidiamo nella possibilità di individuare soluzioni condivise». I Faranda: «Nessuna intenzione di licenziare». Dalla vendita dell’area di Via Bonino nuove opportunità finanziarie a supporto del progetto

Il grido d’allarme dei sindacati, il tiro corretto dall’amministratore unico dell’azienda Francesco Faranda, gli attestati di solidarietà provenienti da più fronti. E’ alta l’attenzione sulla vertenza Triscele, riguardante la nota società messinese produttrice di birra. Dagli organi di informazione la questione si sposterà presso l’ufficio provinciale del lavoro, così come richiesto dalla Flai Cgil, con l’obiettivo di individuare una soluzione che possa convincere tutte le parti.

Il direttore De Francesco ha convocato il sindacato e l’azienda di via Bonino per giovedì prossimo, 31 marzo, alle ore 11. «Confidiamo che questo incontro possa essere un momento positivo di confronto tra le parti affinché si possano individuare le opportune soluzioni per superare l’odierna delicata situazione di crisi – dichiara Giovanni Mastroeni, segretario generale della Flai Messina -. Rispetto alle difficoltà che la Triscele sta vivendo, così come affermato dallo stesso amministratore della società Francesco Faranda nella nota diffusa ieri a mezzo stampa, la Flai Cgil e i lavoratori condividono l’analisi e le preoccupazioni ma esprimono forte la loro contrarietà circa la scelta di fermare definitivamente la produzione locale come unica soluzione percorribile».

Una pista smentita ieri e anche oggi dalla stessa famiglia Faranda, che nell’ultima nota ha voluto ancora una volta sottolineare con coerenza la volontà di portare avanti il progetto di valorizzazione dei prodotti locali anche se tra difficoltà ormai rese pubbliche. «Il Gruppo Triscele conferma di non voler cessare l’attività di produzione di birra ma di voler, piuttosto, riproporsi sul mercato con nuovo slancio e rinnovato entusiasmo – si legge in una nota diffusa -. In attesa di completare la definizione del nuovo piano industriale, si evidenzia tuttavia come, soltanto l’allocazione degli impianti attuali di produzione e imbottigliamento, ormai vetusti, della birra in un diverso sito più idoneo per un industria, dotato di nuove tecnologie e, quindi, realmente efficiente e competitivo, possa restituire essenziale linfa vitale all’iniziativa imprenditoriale».

Dunque un nuovo elemento, fondamentale in chiave futura: la delocalizzazione del sito industriale. Gli attuali stabilimenti infatti, estesi e disarticolati oltre che obsoleti nelle strutture e nei macchinari, non sarebbero ritenuti più idonei. «Gli elevati ed ormai insostenibili costi di produzione non consentono, infatti, di mantenersi competitivi sul mercato nonostante i prodotti Triscele abbiano ottenuto, già in questi primi anni di attività, un elevato e sempre crescente gradimento presso i consumatori, unitamente ad autorevoli e prestigiosi riconoscimenti, sia sul mercato nazionale che in quello estero – prosegue la famiglia Faranda -. L’attuale area su cui attualmente sorge la Birra Triscele, in via Bonino, potrebbe così trovare una nuova e più confacente destinazione. Un’operazione che, non solo non è in contrapposizione all’esistenza del birrificio, ma che, anzi, ne aumenta potenzialità e reali capacità di sviluppo. Le risorse economiche che deriveranno, quindi, da una diversa destinazione degli stabilimenti di via Bonino, serviranno proprio a realizzare il nuovo impianto in un sito confacente, che il gruppo sta già curando di individuare. Nel frattempo sono già in corso contatti con alcuni gruppi nazionali del settore affinché temporaneamente, durante le fasi di realizzazione e trasferimento degli stabilimenti di via Bonino ad altro sito, i marchi di birra Triscele vengano ugualmente prodotti e imbottigliati attenendosi scrupolosamente alle ricette, ai disciplinari, agli standard e procedimenti qualitativi della casa madre».

Il gruppo Triscele si rivolge poi ai lavoratori: «E’ profondamente consapevole delle preoccupazioni che attanagliano i lavoratori ma, al contempo, è assolutamente disponibile ad individuare, congiuntamente alle rappresentanze di categoria, la migliore intesa che possa comportare i minori disagi possibili ai propri dipendenti nel periodo, necessariamente intercorrente, tra il trasferimento della fabbrica e la realizzazione dei nuovi impianti – termina la nota -. Non è, quindi, intenzione del gruppo licenziare alcuno. Tant’è vero che con il sindacato risulta già intavolata una proficua attività di ricerca, non ancora definita, per valutare quale possa essere lo strumento più opportuno di sostegno al reddito; che possa così validamente coniugarsi con le esigenze aziendali prospettate. Triscele è perfettamente consapevole e, ci sia concesso, orgogliosa dei risultati raggiunti in questi ultimi quattro anni, pur tra le innumerevoli difficoltà determinate dal riavvio della produzione, dalla necessità di affermazione dei nuovi marchi e, non ultima, dalla grave situazione di crisi congiunturale. E proprio per tali ragioni non si intende assolutamente vanificare gli sforzi (non soltanto economici) fin qui largamente profusi, gettando alle ortiche un patrimonio così importante; che appartiene si all’azienda, ma anche ai lavoratori ed alla città tutta».

Dunque il primo punto all’ordine del giorno è la delocalizzazione della produzione, con la conseguente cessione dell’attuale struttura di via Bonino. A tal proposito è bene ricordare che una sentenza del Tar di Catania del 2009, ha stabilito che l’area industriale Triscele fosse classificata come B1, al pari di quella degli ex Molini Gazzi, ossia la destinazione con il masso indice di edificabilità (7 piani fuori terra). Ciò sulla base di un ricorso presentato nel 2002 dall’Heineken, allora proprietaria dello stabilimento, nei confronti del Piano regolatore del Comune che considerava l’area come D1. La nuova strategia dovrebbe dunque consentire alla famiglia Faranda di guadagnare dalla vendita dell’attuale stabilimento, al posto del quale, purtroppo, sorgeranno nuovi palazzi. Gli introiti ricavati dovrebbero invece essere investiti sulla diffusione e vendita dei marchi targati Triscele. Nella speranza che tale promessa divenga realtà. (In basso gli ultimi articoli sull’argomento)

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