Viaggio tra le vetrine. Prima tappa viale S.Martino, cuore, “affaticato”, del commercio messinese

Viaggio tra le vetrine. Prima tappa viale S.Martino, cuore, “affaticato”, del commercio messinese

Viaggio tra le vetrine. Prima tappa viale S.Martino, cuore, “affaticato”, del commercio messinese

venerdì 21 Gennaio 2011 - 07:54

Abbandono, degrado e mancanza d’iniziativa condannano il centro cittadino a diventare sempre più periferia: «Dobbiamo darci da fare – affermano alcuni commercianti - L’isola pedonale sarebbe un punto di partenza, ma servono le condizioni. Il sogno? Fare del viale un Centro commerciale naturale»

Godere della propria città e delle bellezze che può offrire a 360 gradi. Un obiettivo ambizioso da raggiungere, non certo perché Messina manchi di potenzialità, ma perché ed esserne privi sono spesso coloro che la amministrano o la abitano. Il senso di appartenenza al territorio viene vissuto come un ricordo sbiadito. Nel lavoro, nella quotidianità, nel tempo libero, il cittadino prova ad evadere scappando da una città che offre sempre meno.

Una “malattia” che si diffonde in modo contagioso non risparmiando niente e nessuno, lasciando le ferite più profonde proprio in quello che per secoli ha rappresentato il punto di forza della città dello Stretto: il commercio. Un mondo che oggi fatica a rimanere a galla, affogato dai devastanti effetti di una crisi economica di cui le fasce più deboli pagheranno a lungo le conseguenze, da nuove abitudini commerciali orientate verso l’omologazione a prezzi convenienti, da un mancato spirito di rinnovamento. Arrivano momenti, è questo riteniamo sia uno di quelli, in cui è necessario assumersi delle responsabilità, adottare scelte concrete e capire, attraverso il coinvolgimento dei diretti interessati, quale possa essere il futuro del commercio cittadino. La politica deve insomma decidere se, come e quanto investire per la riaccenderne l’anima.

Anche a Messina negli ultimi anni si è assistito ad un’espansione commerciale, in senso territoriale, che ha pian piano spostato il baricentro delle attività verso la zona sud. E tuttavia il progressivo declino dei negozi presenti in centro, non va interpretato solo alla luce della nascita di nuovi centri, né tanto meno “giustificato” con la spiegazione, seppur legittima, di una crisi che rende difficile la circolazione del denaro.

Ne abbiamo parlato con alcuni titolari degli esercizi commerciali di viale S.Martino, ieri culla di sviluppo, oggi palude dell’economia. Tra gli antidoti più quotati per annientare i germi del malessere economico, quello di fare del viale un Centro Commerciale Naturale. Un’ipotesi allettante, non certo realizzabile dall’oggi al domani, per cui è necessario avviare un percorso condiviso sia dagli operatori del settore (all’incirca 130 quelli di v.le San Martino) che dall’amministrazione comunale. «Non siamo certo folli – esordisce Gianbattista Chillè titolare del negozio di abbigliamento Wrangler – in questo momento pedonalizzare la strada sarebbe un suicidio, ma supportata con i servizi adeguati, in primis di viabilità, potrebbe rappresentare un’ottima soluzione per far rinascere il nostro centro».

Dello stesso avviso Emanuele Di Bella, titolare della gioielleria Rosangel: «Nel 2006 avevamo presentato un progetto di riqualificazione del centro cittadino, del commercio e del turismo per poterci confrontare su proposte e programmi che potessero riavvicinare la gente al cuore commerciale della città, con riscontri positivi anche in termini economici». Le attuali condizioni di abbandono della principale arteria cittadina, invece, (vedi scatti su photogallery) non solo “inibiscono” la voglia di shopping del cittadino, ma rappresentano un ostacolo anche rispetto all’investimento che i grandi marchi in franchising potrebbero effettuare con l’apertura di un punto vendita in centro città piuttosto che in un centro commerciale.

«L’amministrazione locale – sostiene Roberto Zuccalà titolare di I Like sport – dovrebbe avviare una politica che possa veramente stimolare gli investimenti. E sotto gli occhi di tutti che il modo di spendere è cambiato e quindi bisogna adeguarsi alle nuove esigenze del cliente anche con diverse strategie di prezzo, che però devono anche permettere al commerciante di avere un guadagno».

A tal proposito entra in gioco il “salato” argomento affitti. Il costo medio mensile per un locale di 40 metri quadri nella zona compresa tra piazza Cairoli e via S.Cecilia è di circa 5000-6000 euro, da S. Cecilia fino alla viale Europa 2.500-3000 euro: «E per cosa poi? – sostengono all’unisono i commercianti – per affacciarsi su un marciapiede sporco e con pavimentazione sconnessa, nessuna traccia di arredo urbano, di cura e di manutenzione del verde, soprattutto nella seconda parte, dalla S.Cecilia in poi. Quel poco che si vede è frutto dell’iniziativa privata, che non tutti peraltro hanno».

«Se si vuole migliorare la situazione – sostengono Gioacchino Fria del negozio Legea e Nino Marsala titolare dell’omonimo negozio – bisogna partire sfruttando i flussi dei croceristi: il turista vuole spendere soldi e noi ce lo facciamo scappare. Ci dobbiamo dare fare, dobbiamo organizzarci, se è il caso “autotassarci”, non pensando solo al nostro orticello ma cercando di attirare potenziali fonti di guadagno. Oltre la creazione dell’isola pedonale permanente, ovviamente con condizioni che ne favoriscano una buona riuscita, perché non attivare un servizio di bus navetta che conduce i turisti che vogliono fare shopping nella zona del viale. Siamo noi a dover prendere l’iniziativa, senza aspettare o sperare che qualcosa ci cada dal cielo». O per meglio dire dal “Palazzo”.

Il messaggio lanciato dagli intervistati non lascia spazio ad equivoci: di fronte alla scarsa attenzione ai problemi del commercio non rimangono troppe alternative, o ci si rimbocca le maniche o la chiusura è dietro l’angolo. E’ sufficiente fare un giro lungo viale San Martino per rendersene conto. Basta osservare (vedi foto), i numerosi avvisi di -affitasi-vendesi- per testare il livello sempre crescente di malessere economico.

«Dare la colpa alla nascita dei centri commerciali è un alibi – spiegano i commercianti – E’ vero, inizialmente l’impatto c’è stato, ma si parla di qualche anno fa. La tendenza è ormai quello di andare a fare shopping fuori dalla provincia, e non per forza in altri centri commerciali, ma anche nella zone del centro, dove la gente ritrova quel piacere di passeggiare all’aria aperta guardando le vetrine che a Messina rimane solo un lontano ricordo».

(Foto Sturiale)

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