Dai femminicidi alle operazioni antimafia, dal caso De Leo alle vittime su strada: tutta la cronaca nera 2015 - Tempo Stretto - Ultime notizie da Messina e Reggio Calabria

Dai femminicidi alle operazioni antimafia, dal caso De Leo alle vittime su strada: tutta la cronaca nera 2015

Veronica Crocitti

Dai femminicidi alle operazioni antimafia, dal caso De Leo alle vittime su strada: tutta la cronaca nera 2015

giovedì 31 Dicembre 2015 - 17:00
Dai femminicidi alle operazioni antimafia, dal caso De Leo alle vittime su strada: tutta la cronaca nera 2015

Dalla scomparsa di Cinzia De Leo alle più grandi operazioni antidroga ed antimafia, dai morti su strada ai casa di omicidio e femminicidio. Ecco quello che è successo nel 2015 nell'ambito della cronaca nera.

Omayma Benghaloum aveva solo 34 anni quando fu massacrata dal marito, a bastonate, all’interno di quelle quattro mura di casa che avrebbero dovuto proteggerla e che, invece, sono state testimoni silenziose della violenza inaudita e della gelosia incontrollata di un uomo che diceva di amarla. Era il 4 settembre. Omayma lavorava come mediatrice culturale all’Ufficio Immigrazione della Questura, viveva a Sperone con quattro splendide bambine. Suo marito era geloso, oltre ogni dire. Quella tragica notte, quando Omayma tornò a casa dopo le operazioni di accoglienza per l’ennesimo sbarco in città, quell’uomo prese un bastone e iniziò a colpirla, con violenza, fino a toglierle la vita.

Ilaria Boemi aveva solo 16 anni quando fu ritrovata sulla spiaggia del lungomare del Ringo, morente, soccorsa da un’ambulanza che tentò il tutto per tutto per salvarla. Inutilmente. Era la notte del 10 agosto. Ilaria morì per una dose fatale di ecstasy, per quella “Maddy” che, invece di farle “provare l’amore per il mondo intero”, l’ha uccisa, stroncandole vita e futuro.

Fiorella Maugeri aveva solo 43 anni quando il marito, appuntato dei carabinieri, prese un coltello e la uccise, sparandosi poi un colpo in testa con la pistola d’ordinanza. Era il 3 maggio. Avevano due figli, vivevano nel cosentino, Fiorella era messinese. Il massacro avvenne all’interno delle quattro mura di casa, dinnanzi agli occhi della figlia diciassettenne.

Stefania Ardì aveva solo 21 anni quando fu trovata morta dentro una macchina posteggiata in contrada Piana, a Roccalumera. Nell’auto accanto, c’era il corpo del suo ex fidanzato Andrea. Un omicidio suicidio, “esploso” al culmine di una storia tormentata. Era il 6 maggio. I due ragazzi si erano dati appuntamento in una zona isolata, lui aveva un pistola. Andrea sparò prima un colpo a lei, nella testa, e poi rivolse l’arma verso se stesso, premendo di nuovo il grilletto.

Messina ricorderà il 2015, tristemente, come l’anno dei femminicidi e della violenza sulle donne. Mogli, fidanzate, casalinghe o lavoratrici, maltrattate, massacrate, uccise, dilaniate in corpo ed anima da uomini gelosi, irascibili, assassini. Negli ultimi 365 giorni, i casi di violenze tra le mura di casa hanno riempito pagine e pagine di cronaca. Il 2 gennaio un nigeriano di 31 anni accoltellò la propria compagna dentro la struttura SPRAR di Capo d’Orlando. A Gaggi, una donna si ritrovò con un coltello puntato contro dall’uomo che viveva con lei da 5 anni. In via Catania, a Messina, un 31enne rinchiuse la propria compagna, con il figlioletto di 3 anni, dentro casa minacciando entrambi di morte. Maltrattamenti in famiglia, lesioni personali, casi di stalking e violenza che, nell’ultimo anno, hanno impegnato tutti i settori delle Forze dell’Ordine facendo scattare arresti e denunce. Nei casi migliori. In quelli peggiori, queste “violenze” rimangono nascoste, celate, silenziose. E’ la paura di “parlare”, di dire al mondo che il proprio compagno è un violento, un uomo da fermare, che uccide le donne due volte. “Prima o poi cambia”, “non lo farà più”, “aspettiamo ancora, era solo un momento”, e talvolta quel “momento” è già troppo tardi.

OMICIDI E FATTI DI SANGUE. Il 30 gennaio, in una casa di Giammoro, l’ottantasettenne Caterina Basile fu rapinata, imbavagliata, legata mani e piedi e lasciata morire nella sua camera da letto. Fu ritrovata lì, il giorno dopo. L’autopsia rivelò poi che il suo cuore non aveva retto allo choc della rapina. Il 27 marzo un clochard fu ritrovato morto sotto un ponte del torrente Niceto, accanto al suo misero giaciglio. Di lui rimaneva poco, se non la certezza che ad ucciderlo fossero stati la solitudine ed il freddo. Il 15 maggio, nella via Oreto di Barcellona, il giovane Roberto Crisafulli viene assassinato con un colpo di fucile dritto al cuore. Quella notte, Roberto rientrò a casa tardi, ubriaco. Il padre, al limite dell’esasperazione, al culmine dell’ennesima furibonda lite, prese un fucile e gli sparò. Il 17 giugno Pierpaolo Pasqualini, muratore di 44 anni, viene assassinato a Giardini Naxos con due coltellate, dinnanzi agli occhi della moglie. Il colpevole, un 25enne, si presentò poco dopo in caserma per ammettere il reato. Il 7 luglio, mentre la città inneggiava al concertone di Vasco Rossi, in una viuzza adiacente al Policlinico di Messina, un ventottenne di Milazzo moriva stroncato di overdose. Quando lo ritrovarono, l’indomani mattina, aveva ancora accanto a sé il biglietto e la siringa. Il 9 luglio, in un’abitazione vicino a Piazza Cairoli, un sessantaduenne venne rapinato e massacrato di botte da un giovane di 28 anni. La vittima morì due mesi dopo in un lettino del centro Neurolesi. La sera del 13 luglio, nel rione di Provinciale, il cinquantacinquenne Salvatore La Fauci venne ucciso con una coltellata dritta al cuore. “Futili motivi” di viabilità, uno sguardo di troppo, una lite degenerata. L’omicida aveva solo 20 anni e, con sé, un coltello, quello stesso che, parola dopo parola, non esitò ad estrarre per colpire La Fauci. Padre di due figlie, l’uomo morì poco dopo in ospedale, il suo cuore non resse alla delicatissima operazione. La notte del 29 luglio, Mustafa Mandili venne massacrato di botte e lasciato agonizzante vicino alla stazione marittima. Dieci giorni dopo morì nel lettino dell’ospedale Policlinico. Dalle indagini emerse che fu un “branco” di almeno cinque ragazzi, capeggiato da un ventottenne, a mettere in scena quella violenza inaudita per punire la vittima che, poco prima, aveva infastidito la ragazza di uno di loro. Il 28 settembre, il secondo piano di un’abitazione di via San Filippo, a Bordonaro, esplose nella notte. Dentro, i pompieri ritrovarono i cadaveri di Antonino Currò e della madre Gaetana Cucinotta. Un suicidio-omicidio. Così fu bollato il caso. Il figlio Antonino, quella notte, aveva lasciato aperta la bombola del gas nella camera da letto. Quando la madre, nel sentire la puzza di gas, si alzò per accendere l’abatjour, la casa esplose.

CASO DE LEO. Cinzia De Leo, quarantaseienne, scomparve la notte tra il 27 ed il 28 luglio. Da allora, di lei non si seppe più nulla. L’ultima volta che fu vista viva, Cinzia De Leo era appena uscita da un noto locale della zona e, insieme ad un uomo, si stava avviando verso la macchina. Le ricerche di carabinieri, vigili del fuoco e protezione civile andarono avanti per mesi, e durano tutt’oggi. Con sommozzatori ed unità cinofile, gli inquirenti batterono palmo su palmo tutta l’area di San Saba, ed anche oltre. Nulla. Né di Cinzia De Leo né dell’uomo che, quella notte, fu visto insieme a lei. E’ ancora dispersa.

OPERAZIONI. Sono state diverse le operazioni che, in questi ultimi 12 mesi, hanno inflitto vere e proprie stangate tra spacciatori di droga, associazioni a delinquere, “bande” di giovani violenti. A marzo fu l’Operazione Gioia a segnare la fine del traffico di hashish, cocaina ed eroina tra Barcellona, Furnari, Oliveri, Falcone e Messina Sud. Quella mattina, gli inquirenti chiusero il cerchio su due diverse organizzazioni, ruotanti attorno a figure note, arrestando ben 23 persone. Già il mese prima, con l’Operazione Piazza Pulita, i poliziotti avevano fatto tabula rasa nella zona di Bordonaro-Case Gialle chiudendo in carcere Angelo Aspri e la sua “banda”. Fu invece un traffico internazionale di cocaina quello sgominato, a giugno, dai finanzieri di Messina con l’Operazione Holiday. Il mese di Aprile fu segnato dalla maxi operazione antimafia Gotha 5 coordinata dalla DDA di Messina. Ennesima stangata per la criminalità organizzata dell’hinterland barcellonese, l’inchiesta fece emergere nomi eccellenti (come quello del fratello del Sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea) delineando un quadro di estorsioni, controllo e pressioni esercitate per la discarica di rifiuti del comune di Mazzarrà. Gli inquirenti portarono alla luce il sistema attraverso il quale, attraverso la compiacenza e la sottomissione di esponenti politici e della Pubblica Amministrazione, la mafia controllava gli appalti della discarica. Qualche mese dopo, a settembre, furono le Fiamme Gialle a tornare sull’affaire “Mazzarrà” e “TirrenoAmbiente” facendo nuovamente esplodere il calderone con l’Operazione Riciclo. Quel giorno, a finire nei guai fu il Sindaco Salvatore Bucolo, insieme ai vertici della società mista che gestisce il sito di stoccaggio. Le accuse, per loro, furono di peculato e corruzione. Ad ottobre fu la volta del mondo delle palestre. Con l’Operazione Bratislava, la Polizia chiuse il cerchio su un giro di “spaccio” di anabolizzanti, diete ferree e piani di allenamento, ad uso e consumo di culturisti e frequentatori di due note gym di Messina e Villafranca.

MORTI SU STRADA. Anche per il 2015 sono stati tanti, troppi, i morti per incidenti stradali, a Messina e provincia. Il 13 febbraio Giuseppina Ingemi morì dopo esser stata centrata sul Viale Giostra da una Fiat Punto. Salvatore Rifici, 46 anni, perse la vita qualche giorno dopo, lungo la tangenziale Messina-Palermo, mentre viaggiava sulla sua moto con il figlio diciottenne. Noel Chiesini aveva solo 20 anni quando, la notte del 23 febbraio, perse il controllo della sua Punto Grigia all’interno della galleria Rometta, sulla A20. Per lui l’impatto fu fatale. Antonino Fobert, di anni ne aveva solo 17. Morì a Torregrotta, dopo uno schianto tremendo tra la sua Yamaha blu ed un’altra macchina che viaggiava sul viale Europa. Giuseppe Fasolo stava guidando sulla A20, la mattina del 9 aprile, quando con la sua autocisterna sfondò il guard-rail e volo giù. Il ciclista Roberto Baratta rimase coinvolto in un bruttissimo incidente a Giardini Naxos. Fu investito mentre era in sella alla propria bici. Il suo cuore non resse al tremendo impatto. Il 3 agosto, i giovanissimi Antonio Pizzuto e Antonio Caporlingua persero la vita in un incidente stradale sulla SS113, all’altezza di Capo Skino. Stavano rientrando da una serata in discoteca, per loro l’impatto fu fatale. Felice Galdino morì in un incidente, nella galleria Telegrafo, il 21 ottobre. Qualche giorno dopo, a Villafranca, a perdere la vita fu il diciottenne Andrea Ritorto. Il 21 dicembre, Yanina Zagatska fu travolta mentre attraversava la SS113, all’altezza di Ortoliuzzo. Il 30 dicembre, Barcellona ha dato l’estremo saluto a Samuele Mirabile, il giovane di soli 20 anni, morto in un tragico incidente lungo la A20. (Veronica Crocitti)

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2 commenti

  1. Non toccate le donne .Vi volete fare del male fatelo a voi stessi,semplice ………..

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  2. Non toccate le donne .Vi volete fare del male fatelo a voi stessi,semplice ………..

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