Terminal aliscafi, il volto di Omayma accoglierà 1.6 milioni di passeggeri all'anno VIDEO

Terminal aliscafi, il volto di Omayma accoglierà 1.6 milioni di passeggeri all’anno VIDEO

Silvia De Domenico

Terminal aliscafi, il volto di Omayma accoglierà 1.6 milioni di passeggeri all’anno VIDEO

venerdì 27 Febbraio 2026 - 13:20

A scoprire la targa c’erano le figlie, la madre e il fratello della donna uccisa a Messina nel 2015

servizio di Silvia De Domenico

MESSINA – Messina non dimentica Omayma. Da oggi il terminal degli aliscafi porta il nome della donna uccisa a colpi di bastone dal marito nel 2015. Da allora sono state tante le iniziative portate avanti dalla città per ricordarla. L’intitolazione di oggi, fortemente voluta dall’Autorità di Sistema Portuale, è la più significativa.

terminal omayma

Il terminal degli aliscafi da oggi porta il nome di Omayma

“Inizialmente volevamo intitolare il molo Marconi, il luogo in cui Omayma lavorava come mediatrice culturale e accoglieva i migranti”, spiega Maria Cristiana Laurà, dell’Adsp. “Poi, su suggerimento del presidente Rizzo, è stato scelto il nuovo terminal aliscafi da cui transitano un milione e 600mila passeggeri ogni anno”, continua Laurà.

L’idea nata 10 anni fa

L’idea è nata 10 anni fa ed è stata portata avanti in collaborazione con “Posto Occupato“. All’interno del terminal, infatti, come in moltissimi luoghi pubblici di Messina e non solo, c’è una sedia che rappresenta la campagna ideata da Maria Andaloro. Quel posto che le donne vittime di femminicidio non possono più occupare. “Le restituiamo la memoria attraverso questa targa, questo è il luogo in cui Omayma si era integrata come donna, madre e professionista”, dice Andaloro.

Il dono dell’artista Lelio Bonaccorso

Il ritratto di Omayma sulla targa è stato disegnato dal fumettista Lelio Bonaccorso, così come le tavole della mostra “Violate”, donate a Posto Occupato ed esposte nella sala del terminal. La mostra, che rappresenta attraverso l’arte la lotta contro la violenza sulle donne, sarà disponibile fino al 15 marzo.

Alla scopertura della targa erano presenti le 4 figlie di Omayma, la madre, il fratello e altri familiari e amici della donna vittima di femminicidio.

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