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Stu Tirone, per chi suona la campana

Alessandra Serio

Stu Tirone, per chi suona la campana

martedì 04 Marzo 2014 - 00:27

Scoppia la grana studi di fattibilità. L'ad Cavallaro alle strette dopo la bocciatura del bilancio 2012. Intanto vanno di nuovo all'asta le quote Pizzarotti.

Il comunicato ufficiale del Comune è questo ed è di ieri sera: "Nel corso dell'assemblea della STU Tirone l'Amministrazione comunale, raporesentata dall'assessore al risanamento, Sergio De Cola, ed il socio privato di maggioranza relativa Pizzarotti, hanno bocciato il bilancio della società per l'anno 2012 per alcuni dubbi sull'ammissibilità dei costi della progettazione. L'Amministrazione comunale ribadisce la sua posizione rispetto alla vicenda, ossia la contrarietà ad un progetto che non ha ottenuto le necessarie approvazioni in sede regionale e che ha un impatto non sostenibile sulla città; allo stesso tempo conferma l'intenzione di valutare ogni possibilità per fare della STU un reale strumento per la riqualificazione urbana del quartiere Tirone con l'auspicio di poter recuperare a questo scopo le risorse del Contratto di Quartiere".

In realtà, la bocciatura risale a circa un mese fa, ieri è stato ratificato l'ultimo passaggio. E non è escluso che il comunicato stampa di Palazzo Zanca faccia a botte con i verbali di assemblea, in qualche punto. L'ultimo sviluppo della "storia infinita" della Stu Tirone lascia intuire che si è ancora lontani dalla fine.

I costi di progettazione che avrebbero sollevato i dubbi del Cda sono quelli che vi abbiamo svelato qualche tempo fa (vedi articolo correlato), ossia lo studio di fattibilità affidato "in house" all'ingegnere Francesco Cavallaro, ad della società. Che minimizza: "E' un atto dovuto, la bocciatura del bilancio, a fronte dell'insediamento del nuovo cda, e in vista di scenari diversi futuri, che ci si augura non lontani. Anche perché i temoi stringono e l'amministrazione comunale deve una volta per tutte decidersi". Cavallaro respinge anche le polemiche sull'incarico per lo studio di fattibilità, rivendicandone carte alla mano la regolarità.

A Palazzo Zanca comunque qualche passo lo hanno compiuto: lo scorso 18 febbraio è andata in pubblicazione l'asta per le quote della Pizzaroti, il colosso che vuole uscire dal progetto. Asta andata deserta la prima volta. Eppure, a quanto pare ci sarebbe un altro colosso interessato, un grosso consorzio molto noto. (Al.Ser.)

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