Straordinaria performance del pianista Canino insieme alla violinista Mussakhajayeva

Straordinaria performance del pianista Canino insieme alla violinista Mussakhajayeva

Giovanni Francio

Straordinaria performance del pianista Canino insieme alla violinista Mussakhajayeva

lunedì 19 Gennaio 2026 - 18:34

Interpreti di tre capolavori assoluti della Sonata per violino e piano al Palacultura di Messina per la Filarmonica Laudamo

MESSINA – Un concerto emozionante e trascinante quello che ha visto protagonisti al Palacultura, domenica scorsa, il pianista Bruno Canino e la violinista Kazaka Aiman Mussakhajayeva, per la stagione musicale della Filarmonica Laudamo.

Quello di Bruno Canino è sempre un ritorno graditissimo nei nostri palcoscenici messinesi, una vecchia conoscenza, eccellente pianista che con il suo garbo e la sua modestia da vero gentleman, mai sopra le righe, ancora una volta ha incantato il pubblico messinese, confermando le sue straordinarie qualità artistiche, il suo pianismo diretta espressione della famosa scuola napoletana, rilassato, cristallino e nitido, per nulla scalfito dall’età avanzata, anzi il Maestro è apparso particolarmente in forma.

Al violino una straordinaria musicista, Aiman Mussakhajayeva, artista Unesco per la pace, erede della scuola violinistica del leggendario David Oistrakh.

Un programma molto impegnativo e di eccelso valore artistico quello proposto dai due musicisti, che hanno eseguito tre Sonate, romantiche e tardo romantiche, che rappresentano tre capolavori assoluti nell’ambito delle composizioni per violino e pianoforte.

La prima parte del concerto è stata dedicata alla Sonata in la maggiore op. 47, la celeberrima Sonata a Kreutzer, di Ludwig Van Beethoven.

  Pur non eguagliando in equilibrio e perfezione formale l’ultima Sonata di Beethoven (la Sonata in sol maggiore op 96) e le ultime sonate di Mozart (il musicista che compì la vera rivoluzione nel campo di questo genere musicale, conferendo pari dignità al violino e al pianoforte, attraverso il dialogo fra i due strumenti, facendo nascere così la moderna sonata per violino e pianoforte), il carattere concertante del primo tempo, “Adagio sostenuto. Presto”, di imponente lunghezza, dal forte carattere drammatico, ricco di temi indimenticabili, con un continuo serrato dialogo fra violino e pianoforte, pone la sonata in una dimensione nuova e diversa da tutte quelle che la hanno preceduta. Si passa infatti dalla sonata cameristica a quella concertante, occasione anche per esibire il virtuosismo dei solisti. L’eccezionale dimensione sia per quanto riguarda la durata, sia per la forte componente drammatica, a volte sinistra, ha reso questa sonata forse la più popolare fra le sonate per violino e pianoforte mai composte, capolavoro oggetto di riferimenti letterari – come non citare l’omonimo celebre racconto di Tolstoj, ove il primo movimento diviene galeotto di amore clandestino fra i due esecutori, Liza e il violinista amico del marito Pozdnysev, almeno nella fantasia di quest’ultimo – e musicali – “Sonata a Kreutzer” è intitolato il primo, bellissimo Quartetto di Janacek – . Gli altri due movimenti, un sereno “Andante con variazioni” e un “Finale: Presto” pieno di brio, che concludono la sonata, appaiono, anche se pur sempre di elevato livello artistico, più convenzionali rispetto al primo, e stemperano la tensione drammatica dell’Allegro iniziale.

La sonata deve il suo nome a Rudolph Kreutzer, un violinista stimato da Beethoven, che, incredibile a dirsi, non la apprezzò.

Davvero impeccabile e trascinante l’interpretazione del duo, molto coinvolgente, perfetta nella scelta dei tempi, nel non consentire mai che uno strumento prevalesse sull’altro, un’esecuzione applauditissima dal pubblico del Palacultura, che ha accolto con grande affetto e ammirazione l’anziano pianista.

La seconda parte del concerto ha visto dapprima l’esecuzione della Sonata n. 3 in re minore op. 108 di Johannes Brahms, anch’essa una delle Sonate per violino e pianoforte più importanti dell’intera letteratura della musica da camera romantica.

Si tratta dell’ultima delle tre Sonate composte da Brahms per questo organico – “un regalo meraviglioso” come la definì Clara Schumann – in quattro movimenti, tutti assai complessi, ricchi di spunti tematici che Brahms riesce a controllare e unire in una sintesi perfettamente naturale e fluida. Melodico e affettuoso il primo movimento “Allegro”; misterioso, lirico e appassionato lo splendido “Adagio”; brillanti i due movimenti finali “Un poco presto e con sentimento” e “Presto agitato”. In questo capolavoro Brahms compendia tutte le sfumature emotive della sua poetica musicale.

Aiman Mussakhajayeva ha reso splendidamente il mistero ed il fascino della Sonata, in particolare nell’indimenticabile “Adagio”, brano intriso di profondo ed espressivo lirismo. Eccellente anche la performance di Canino, di fronte ad una partitura pianistica complessa, non certo da meno rispetto a quella per violino.

Ha concluso il concerto la famosa Sonata in la maggiore di Cesar Franck, una fra le più eseguite nelle sale da concerto, sicuramente fra le più amate, senza dubbio il principale capolavoro del musicista belga nell’ambito della musica da camera.

In questo capolavoro Franck realizza in maniera compiuta la sua concezione musicale della forma ciclica, con il primo tema che ricompare più volte nel corso dell’opera. L’unitarietà della concezione che ne deriva è magistrale, e il carattere appassionato del brano si mantiene sempre nei limiti di un perfetto equilibrio formale. In quattro movimenti, “Allegro ben moderato”; “Allegro”; “Recitativo/fantasia, ben moderato” e “Allegro poco mosso”, tutti di elevato spessore artistico, ci piace porre l’accento in particolare sull’ultimo, splendido, con un tema che da grazioso e tenero nella sua esposizione diventa appassionato nello sviluppo, fino all’indimenticabile finale.

Brillante e intensa l’esecuzione dei due interpreti, che hanno saputo mettere in risalto tutte le sfumature delle quali questo capolavoro è ricco; l’ascolto di una siffatta interpretazione di questo straordinario capolavoro costituisce davvero un piacere impagabile. I due artisti hanno anche saputo comunicare quell’amore per la musica, requisito indispensabile per ogni musicista, come ha ribadito Canino in una recente intervista.

Mentre il pubblico non smetteva più di applaudire, hanno fatto ingresso sul palcoscenico il presidente della Filarmonica Laudamo, la prof.ssa Alba Crea, e il direttore artistico, il maestro Antonino Cicero, per consegnare una targa a Bruno Canino, celebrandone i suoi 65 anni alla Filarmonica di Messina. Alba Crea, infatti, ha ripercorso la carriera di questo intramontabile pianista, ricordando che all’età di 25 anni partecipò con profitto ad un concorso, difficilissimo, indetto dalla Scuola musicale della Filarmonica, che poi divenne il Conservatorio Corelli. Per nostra sfortuna, ma, bisogna ammetterlo, per sua fortuna, il maestro l’anno successivo fu chiamato dal prestigiosissimo Conservatorio di Milano, per cui non insegnò mai a Messina, ove tuttavia tornò spessissimo nel corso della sua intensa attività concertistica, sia come solista che nell’ambito della musica da camera.

Dopo questa insolita, ma perfettamente consona, premiazione, che ha toccato forse il suo momento più emozionante quando Bruno Canino ha pronunciato la frase “Magari….arrivederci”, (e noi naturalmente lo auspichiamo), i due artisti hanno concesso due bis: “Danza spagnola” di Manuel De Falla, e la famosa “Meditation” da “Thais” di Jules Massenet, un brano quest’ultimo, assai apprezzato dal pubblico, che ha messo in risalto tutte le capacità interpretative di Aiman Mussakhajayeva, straordinaria violinista che, al pari di Canino, ci auguriamo di rivedere presto nelle nostre sale da concerto.

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