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Tanti motivi per amare il teatro

Pierluigi Siclari

Tanti motivi per amare il teatro

giovedì 28 Marzo 2019 - 08:00
Tanti motivi per amare il teatro

Non è iniziato nel migliore dei modi il pomeriggio celebrativo ideato per far sì che anche Messina partecipasse al 57° World Theatre Day, Giornata Mondiale del Teatro, caduta in coincidenza con la Sesta Giornata Nazionale del Teatro in Carcere. L’evento, organizzato dal critico teatrale e docente di drammaturgia Vincenza Di Vita, con la compagnia teatrale “QA QuasiAnonimaProduzioni”, in collaborazione con l’International Theatre Institute, con il Coordinamento Italiano Teatro in Carcere, avrebbe dovuto svolgersi ieri pomeriggio presso l’Aula ex Chimica del Rettorato di Messina. Purtroppo, giunti sul posto, gli organizzatori si sono resi conto che l’Aula in questione era sprovvista dei supporti tecnici necessari per la riproduzione dei filmati e la diffusione delle letture previste dalla scaletta dell’evento.

Fortunatamente, la Libreria Feltrinelli Point si è resa immediatamente disponibile a ospitare il convegno dedicato al teatro, così, grazie anche alla breve distanza tra il Rettorato e la libreria, i lavori hanno potuto avere inizio pochi minuti dopo la comunicazione agli spettatori circa il cambio di location.

Vincenza Di Vita, introducendo l’incontro, ha voluto spiegare per bene la situazione al pubblico: “Non vi chiederò scusa per il disagio” ha esordito il critico, “Perché il problema non dipende da noi. Dal programma dell’evento trasparivano chiaramente le nostre esigenze. La beffa è che diverse associazioni si erano offerte per ospitarci, avevamo preferito comunque il Rettorato per la sua centralità, ma non siamo stati messi nelle condizioni di celebrare l’evento”. Vincenza Di Vita ha poi letto il messaggio del cubano Carlos Celdràn, pluripremiato regista teatrale, drammaturgo, accademico e professore, per l’annuale Giornata Mondiale del Teatro.

“Il teatro, così come l’ho recepito, si diffonde attraverso una geografia invisibile che fonde le vite di chi lo compie e il mestiere teatrale in un unico gesto unificante” racconta nel Messaggio il drammaturgo cubano “Tutti i maestri del teatro scompaiono con i loro momenti di irripetibile lucidità e bellezza”.

Auretta Sterrantino, direttore artistico della QuasiAnonimaProduzioni ha parlato dell’importanza del dialogo tra persone che non hanno spesso modo di incontrarsi: Il teatro ha il potere di accendere un faro sulle parole restituendo loro il giusto peso. Per esempio “margine” e “diversità” non sono brutte parole. Dobbiamo stare attenti alla differenza tra “margine” e “marginalizzato”. Trovarsi al margine può essere una scelta volontaria, scelta per godere di un diverso punto da cui guardare l’altro prima di andargli incontro”.

È quindi stata contattata telefonicamente Margherita Ortolani, attrice e regista impegnata in diversi progetti teatrali, che ha proseguito sulla via della marginalità come metafora del teatro: “Sono stata catapultata nel teatro grazie all’incontro con i miei maestri, che mi hanno trascinata dentro questo mondo. Ciò che ho preso da loro, prima di tutto, è l’attenzione ai giovani che hanno bisogno di una dimensione per incontrare il teatro”. L’attrice ha poi raccontato al pubblico delle proprie esperienze come docente teatrale in Senegal, sia a Dakar che nei villaggi, esperienze poi confluite nel progetto “Diverse Visioni”, che vede una volta al mese dieci ragazzi provenienti dalle comunità-alloggio per stranieri assistere agli spettacoli del Teatro Biondo di Palermo, per poi parlarne insieme e scrivere le loro impressioni.

Angela Sciavicco, direttore della Casa Circondariale di Gazzi, ha esposto il progetto “Teatrali – Percorsi d’integrazione e Libertà” (di recente vi avevamo raccontanto l‘incontro tra i membri della compagnia e l’attrice Federica De Cola e quello con la compagnia di Emma Dante), iniziato l’anno scorso grazie all’impulso della D’aRteventi presieduta da Daniela Ursino, e arrivato oggi a contare tre laboratori teatrali. Mostrando alcune immagini raffiguranti l’attività della Libera Compagnia del Teatro per Sognare, la dottoressa Sciavicco ha sottolineato sia le difficoltà che le soddisfazioni del fare teatro in carcere. Sull’aspetto emozionale si è soffermata anche Angelina Fusco, direttrice dell’ufficio Esecuzione Penale Esterna, ricordando quasi commossa una rappresentazione della Libera Compagnia a cui hanno potuto partecipare i familiari dei detenuti.

Maria Palella

“Seguiamo tutti i minori coinvolti nel penale del distretto di Messina” ha detto Maria Palella, responsabile USSM di Messina, “Il nostro obiettivo è restituire il ragazzo al territorio. I ragazzi devono tornare al territorio diversi, e con delle opportunità in più. Il teatro è una di queste, perché fa conoscere ai ragazzi il rispetto dei tempi dell’altro e dell’importanza del lavoro di gruppo”.

È stata quindi la volta dell’intervento di Claudia Calagnile, che porta avanti nella sezione femminile del carcere Pagliarelli di Palermo il progetto “Oltremura, Teatro e Carcere” dal 2015: “Lo facciamo senza alcun finanziamento pubblico, solo con l’impegno dell’associazione Mosaico. Siamo stati in scena al Teatro Biondo, ed è sempre una sfida costante. Sorrido con amarezza quando leggo titoli come “Le detenute attrici per un giorno”, visto che noi proviamo ogni giorno per cinque ore. L’obiettivo è entrare nella programmazione di un teatro vendendo il nostro prodotto artistico”.

Maurizio Puglisi, di Nutrimenti Terresti, ha sottolineato la distinzione tra teatro come fine e teatro come mezzo. “Chi di noi oggi non è una minoranza?” ha domandato Puglisi. Il teatro ci regala la possibilità di metterci nei panni dell’altro, di provare a capirne il punto di vista. Se lo facessimo nella vita di tutti i giorni sarebbe meglio per tutti”. Maurizio Puglisi ha poi elogiato la nostra Costituzione, e la tutela appunto delle minoranze, chiudendo il proprio intervento con la lettura del celebre discorso di Shylock da Il mercante di Venezia di William Shakespeare.

Prima della proiezione del corto Dopo questo esilio, il regista Salvo Presti ha parlato dell’ossessione della legalità, citando Sciascia secondo cui sarebbe bene “far fare ad ogni magistrato, una volta superate le prove d’esame e vinto il concorso, almeno tre giorni di carcere fra i comuni detenuti, e preferibilmente in carceri famigerate come l’Ucciardone o Poggioreale”.

Giuseppe Massa, arrivato anche lui da Palermo, ha raccontato delle proprie esperienze nei laboratori teatrali del carcere minorile Malaspina: “L’emozione più grande è stata quando un ragazzo, al termine di un incontro, mi ha detto che per la sua durata non si era sentito in carcere”.

Numerosi anche gli invitati che non hanno potuto essere presenti per motivi logistici ma ci hanno tenuto a partecipare all’evento inviando una lettera, un discorso o un filmato: Vincenzo Quadarella, Presidente della QuasiAnonimaProduzioni, il prefetto Maria Carmela Librizzi, Romina Taiani, Direttore della Casa Circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, Simona Lo Iacono, magistrato e scrittrice, Diego Pileggi, direttore artistico Jubilo a Wroclaw in Polonia, Turi Zinna di Retablo e Tino Caspanello del Teatro Pubblico Incanto.

Prima dei saluti finali, Salvo Trimarchi della Libreria Feltrinelli Point ha suggerito la visione del corto Io sono Rosa Parks, vincitore del bando MigrArti 2018 del Ministero della Cultura, che ha molto colpito gli spettatori.

Per chiudere la giornata, sottolineando quando venuto fuori durante i lavori, la parola è andata a Elena Zeta, che compone l’Osservatorio critico di Quasi Anonima insieme a Andrea Ansaldo, Giusy Boccalatte, Dickson Godwin, Clement Ijeoma, Angelo Morabito e Emmanuelle Villarmonte. Il pomeriggio nato per celebrare il teatro è stata l’occasione per parlare anche – ma la congiunzione non ci vorrebbe, essendo il teatro fisiologicamente costituito da tutto ciò che segue – di comunicazione, passione, sogni, legalità e integrazione. Un pomeriggio importante per tanti messinesi, per chi mette da anni il teatro al centro della propria vita e per chi ci si sta avvicinando proprio adesso. Un pomeriggio che la città ha rischiato di perdere, per colpa di un malinteso o di poca attenzione, e che ha potuto avere luogo grazie alla disponibilità della Feltrinelli Point di Messina e alla testardaggine di Vincenza Di Vita, di Auretta Sterrantino e dei membri della QuasiAnonimaProduzioni.

Auretta Sterrantino e Vincenza Di Vita

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