L’unione fa la forza, a teatro come nella vita - Tempostretto

L’unione fa la forza, a teatro come nella vita

Pierluigi Siclari

L’unione fa la forza, a teatro come nella vita

giovedì 01 Novembre 2018 - 06:30

Interessante incontro tra la compagnia di Emma Dante e la Libera Compagnia del Teatro per Sognare

Il Teatro Piccolo Shakespeare, all’interno della casa circondariale di Gazzi, ha ospitato l’incontro tra la compagnia di Emma Dante Sud Costa Occidentale, in città per rappresentare lo spettacolo Gli alti e bassi di Biancaneve, e la Libera Compagnia del Teatro per Sognare, formata dai detenuti di Gazzi e diretta dal regista Flavio Albanese, già allievo di Giorgio Strehler.

In rappresentanza della compagnia Sud Costa Occidentale gli attori Italia Carroccio, Daniela Macaluso e Davide Celona che, dopo aver raccontato dei propri inizi nel teatro, hanno sottolineato quanto in questo mondo, e non solo, sia importante il lavoro di gruppo. “La persona che ci è accanto è fondamentale per noi, perché ci aiuta a tirare fuori quello che abbiamo dentro” ha detto Italia Carroccio, “Nel nostro settore c’è una gerarchia, perché c’è il regista, nel nostro caso Emma Dante, che comanda”. “È giusto che sia così, perché da fuori può vedere cose che noi attori non vediamo, e la sua guida è il nostro più grande aiuto. Ma questo non vuol dire che per ognuno non ci sia uno spazio di libertà, manifestata sempre nel rispetto del “capo” e degli altri” ha continuato Davide Celona. “Quando mi chiedono perché ho iniziato a fare teatro” ha aggiunto Daniela Macaluso “spiego che il teatro non è terapeutico, anzi al contrario, peggiora le tue ansie, in un certo senso, perché ti obbliga a provarle fino in fondo. Però ti fa provare uno spazio di libertà”.

L’incontro non è stata una lezione in cui i relatori hanno sparso dall’alto le proprie conoscenze, ma un vero dialogo, a cui i detenuti hanno partecipato con entusiasmo. “Lavorando allo spettacolo tratto da I frateli Karamazov (dal titolo Ragazzi, presentato lo scorso dicembre insieme agli studenti del Minutoli) ci sembrava di non essere chiusi qua dentro” ha detto Teodoro, e Cecè ha confermato le sue parole: “Oggi la nostra mente è libera. È come se adesso stessimo parlando insieme a voi in una piazza. Attraverso il teatro possiamo lasciare andare le nostre zavorre, diventare persone migliori, recepire la fiducia degli altri”.

“Il nostro obiettivo è trasformare la scuola di teatro in una più completa scuola di arti e mestieri” ha spiegato orgogliosa Daniela Ursino, presidente dell’associazione D’aRteventi, da sempre in prima linea a favore del progetto teatrale del Piccolo Shakespeare, “in modo da poter gestire i nostri momenti interamente da soli, con la famiglia che abbiamo creato. Nel nostro contesto ci sono figure indispensabili, non soltanto quelle professionali del teatro, ma le figure professionali della giustizia: Il direttore della Casa Circondariale Calogero Tessitore e il suo staff, gli uffici, la polizia penitenziaria, tutti hanno sempre risposto puntualmente alle mie richieste di sostegno”.

Proprio il Presidente del Tribunale di Sorveglianza, Nicola Mazzamuto, ha ribadito la funziona sociale del teatro, e la sua utilità per la conservazione della memoria, soprattutto in un momento storico in cui in pochi sembrano avere a cuore questa funzione.

“Tanti educatori del cristianesimo hanno usato il teatro” ha successivamente ricordato padre Basile, direttore della Caritas Diocesana di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela, che ha sostenuto il progetto sin dall'inizio, “lo stesso Gesù educava tramite le parabole, che hanno, naturalmente in parte, la stessa struttura di un’opera teatrale”.

Dopo la proiezione di un breve estratto della loro rappresentazione Ragazzi, i membri della Libera Compagnia hanno chiesto un giudizio ai più esperti colleghi. “Potreste tranquillamente dividere la scena con noi” ha affermato Italia Carroccio, “i vostri sguardi hanno una forza speciale, e voi avete la capacità di trasmettere emozioni”.

Sono poi intervenuti Antonio Previti e Pippo Venuto che, con percorsi di vita molto diversi, svolgono entrambi un importante lavoro di aiuto alla regia all’interno della Libera Compagnia del Teatro per Sognare. “La prima volta che sono arrivato era tutto diverso” ha raccontato Previti “non c’era il palco, non c’era il foyer, e io ero teso davanti ai detenuti, non riuscivo a guardarli in faccia. Oggi invece sono miei amici”. Pippo Venuto, invece, si è avvicinato al teatro dopo aver scontato molti anni di detenzione, e in passato ha recitato con la Compagnia della Fortezza di Armando Punzo: “Ho passato in carcere circa trent’anni della mia vita. Ho iniziato con il teatro dopo aver conosciuto, per caso, Armando Punzo a Volterra. Prima ero molto chiuso, vivevo indossando un’armatura, ma a un certo punto ho preso a mio carico le teorie di Nietzsche per distruggere l’uomo che ero e costruirne uno nuovo, migliore”.

Emma Dante ha portato i propri saluti ai presenti con un video, auspicando anche future collaborazioni, e in chiusura dell’incontro Carroccio, Macaluso e Celona hanno coinvolto gli attori della Libera Compagnia nell’esercizio della schiera: all’apparenza una semplice camminata avanti e indietro per il palcoscenico, ma in realtà quei pochi passi contengono il segreto per “sentire” davvero chi si trova al proprio fianco, e dunque per svolgere questo mestiere. Un insegnamento prezioso, che gli attori di Libera Compagnia del Teatro per Sognare terranno di certo a mente per le loro future rappresentazioni.

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