Ancora un successo per “Adolphe” di Auretta Sterrantino - Tempostretto

Ancora un successo per “Adolphe” di Auretta Sterrantino

Redazione

Ancora un successo per “Adolphe” di Auretta Sterrantino

martedì 16 Giugno 2015 - 15:05
Ancora un successo per “Adolphe” di Auretta Sterrantino

Le scelte registiche trasformano la pièce in un lavoro originale tra rallenty improvvisi, sonorità elettroniche e una scenografia che mima esistenze implose. Lo spettacolo è tratto da “Le prénom” di Delaporte e de la Patellière.

Applausi calorosi hanno accolto, sabato e domenica, in una Sala Laudamo gremita, “Adolphe. The Importance of Being…”, straordinaria operazione che trasforma in originale una storia nota, quella della pièce “Le prénom” di Delaporte e de la Patellière e delle sue traduzioni cinematografiche, da “Cena tra amici” a “Il nome di mio figlio”.
Visto al microscopio e analizzato come su un tavolo autoptico, il piccolo mondo borghese dei quattro protagonisti, con un quinto sempre evocato, viene raccontato da una regia, firmata da Auretta Sterrantino, che, assistita da Martina Morabito, ha creato un’opera al ritmo del metronomo, talvolta dilatando, talvolta sospendendo, talvolta accelerando il tempo, e trovando nelle compulsioni dei personaggi, del tutto inadatti a cogliere le lezioni della realtà, una chiave di lettura che intesse d’ansia l’atmosfera, in ciò aiutata dalle sonorità elettroniche create da Filippo La Marca per lo spettacolo e dalla scenografia di Valeria Mendolia (aiuto scenografo Felice De Pasquale) che ricostruisce, con accuratezza esemplare, appartamenti ed esistenze nei quali lo snobismo è funzionale a mantenere inconsapevolezza e implosione. Contribuiscono a ricreare sul palco l'ambiente familiare, evidente segno di esasperazione dell'ego e dell'individualismo imperante, le foto di scena realizzate da Eleonora Curró.

I quattro attori, mai caricature, incarnano veri e propri tipi, l’uno contro l’altro, in logiche di contrapposizione che mutano continuamente, due contro due, uno contro tre, e così via, senza redenzione, senza progresso. Livio Bisignano, Loredana Bruno, Oreste De Pasquale e Giada Vadalà si muovono come fossero a casa propria, creando con la loro interpretazione un metaforico buco della serratura attraverso il quale il pubblico può guardare, mantenendo l’illusione della distanza, della “differenza”.

Dopo il successo registrato al debutto, il 22 marzo scorso come spettacolo conclusivo della seconda stagione di "Atto Unico”, rassegna creata da QAProduzioni di Auretta Sterrantino e Vincenzo Quadarella, lo spettacolo è approdato prima al teatro del Mela, il 22 maggio e, da ultimo, è stato scelto per la chiusura del cartellone del Vittorio Emanuele in programma alla sala Laudamo.

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