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Risate e lezioni di vita con i Cricchimiddi

Laura Giacobbe

Risate e lezioni di vita con i Cricchimiddi

lunedì 04 Aprile 2016 - 09:34
Risate e lezioni di vita con i Cricchimiddi

Il gruppo teatrale ha portato in scena un’opera firmata dal grande Eduardo De Filippo, oltre che da Armando Curcio: “La fortuna con la F maiuscola”

Anche quest’anno si rinnova il consueto ed attesissimo appuntamento con I Cricchimiddi, la compagnia teatrale composta dai dipendenti dell’un tempo Banco di Sicilia, oggi Unicredit. Il gruppo teatrale, che l’anno passato ha festeggiato con orgoglio e commozione i venticinque anni di attività, quest’anno ha portato in scena un’opera firmata dal grande Eduardo De Filippo, oltre che da Armando Curcio: “La fortuna con la F maiuscola”.
Gli interpreti, un gruppo sempre affiatatissimo di amici, oltre che colleghi, composto quest’anno da: Rita Barbera, Rosaria Romano, Aldo Liparoti, Nancy Barbaro, Armando Di Stefano, Filippo Contino, Rosalia Genovese, Ivana Cammà, Dinni Marani, Vincenzo Ferraro, Carmelo Manuli, Giovanni Curcio e Carmelo La Monaca.

Protagonista della piéce è Giovanni Ruoppolo (Filippo Contino), un umile scrivano che si arrabatta per portare avanti onestamente la famiglia. Vive in un misero appartamento di due stanze con la moglie Aitina (Rita Barbera) ed il nipote Enricuccio (Armando Di Stefano) che, rimasto orfano, i coniugi hanno cresciuto come un figlio. Nonostante sia ormai un giovanotto, mentalmente Enricuccio è rimasto semplice come un bambino, le cui continue birichinate generano scompiglio nel quartiere, tra la tenerezza iperprotettiva della madre ed i brontolii e le occhiatacce del padre. Per guadagnare qualche lira, il ragazzo fa da ambasciatore tra donna Amalia, l’avvenente vicina di casa dei Ruoppolo, e l’amante Turi. Intanto, l’avvocato per cui Giovanni lavora gli propone un affare che sembra poter risollevare le sorti della famiglia: legittimare come figlio un baronetto di padre ignoto, in cambio di una discreta somma di denaro. Incredulo e contento di poter riempire lo stomaco dopo tanto penare, Giovanni accetta, non sospettando che rischia di perdere un colpo di fortuna di gran lunga maggiore. Di lì a poco infatti, mentre Giovanni ed Aitina non sono in casa, si presenta alla porta il legale di famiglia, con la notizia che il fratello di Giovanni, emigrato in America, è morto lasciandogli una grossissima eredità. Per poterla ottenere è però necessario che questi non abbia figli, altrimenti la somma passerebbe direttamente in mano a questi. Inoltre il notaio spiega che il falso riconoscimento è un reato, per il quale si rischia la galera. Enricuccio aspetta il padre per riferire l’accaduto e sventare così la truffa dell’avvocato, ma a causa di un forte spavento perde temporaneamente la parola. Il marito di donna Amalia, infatti, ha scoperto i ripetuti tradimenti ed in preda alla folle gelosia attraversa il palazzo, sparando colpi di rivoltella. Quando finalmente Giovanni si avvede dell’accaduto, l’accordo con il baronetto è ormai sancito e tutto sembra perduto, ma il protagonista riesce a trovare uno stratagemma. Decide di autodenunciarsi per falso in atto pubblico, annullando così il riconoscimento del baronetto e dando via libera alla ricezione dell’eredità. Quando i familiari tentano di dissuaderlo dall’autocondannarsi a cinque anni di carcere, Giovanni risponde che, data la sua condizione attuale, non sarà poi un grosso sacrificio, dal momento che “il vero carcere è la miseria”.

L’opera del 1942, in origine in napoletano, è stata completamente trasposta in dialetto nostrano dal regista Armando Di Stefano. Il notevole lavoro di riscrittura del testo risulta particolarmente efficacie, gradevole soprattutto nell’uso umoristico dei giochi di parole e nei comici fraintendimenti che ne conseguono. Anche l’ambientazione della storia è stata naturalmente modificata, spostandosi dalla Campania alla Sicilia, ma la variazione più sostanziale di Di Stefano risiede nel tono dell’opera. All’ironia tragica di De Filippo, che vede l’amara riflessione sulla vita sempre dominante rispetto alla comicità dei siparietti, si preferisce sostituire un’atmosfera più leggera e prevalentemente umoristica. I Cricchimiddi si mantengono fedeli allo scopo, da sempre professato, di unire l’utile al dilettevole, regalando al pubblico una serata di spensieratezza in nome di una causa più alta. Come ogni anno, infatti, i proventi dello spettacolo sono stati devoluti alle associazioni umanitarie ABC-Amici dei Bimbi in Corsia e Progetto Madagascar.

Quella dei Cricchimiddi è una realtà esemplare nella sua semplicità, la dimostrazione di come non servano progetti straordinari per cambiare il mondo. A volte anche un’idea semplice, ma di cuore, può diventare un gesto concreto di attenzione all’altro. Guardare alla passione con cui, anno dopo anno, la compagnia dedica tempo ed energie a questo progetto ci ricorda quell’umanità genuina e spontanea che abbiamo dimenticato di avere e che non siamo più abituati a provare. Quando il sipario si chiude, oltre a una sana risata, ci resta dentro il pensiero che forse anche noi abbiamo qualcosa da mettere in gioco, qualche talento da non far marcire nel profondo dell’anima, e che magari un pizzico di follia basterebbe a darci lo slancio per tirarlo fuori.

Laura Giacobbe

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