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Le riflessioni di Lelio Naccari su tutto e niente

Pierluigi Siclari

Le riflessioni di Lelio Naccari su tutto e niente

martedì 13 Novembre 2018 - 05:16
Le riflessioni di Lelio Naccari su tutto e niente

Lo spettacolo teatrale ricorda l’importanza di fare attenzione al “qui e ora”

Benvenuti alla più grande bufala teatrale della vostra intera vita. Lelio Naccari presenta così al pubblico lo spettacolo Tutto, di cui è autore e unico interprete, rappresentato al Cine Teatro Savio per la rassegna “Aria nuova in ME” proposta dall’associazione culturale ARB.

Non è obiettivo facile da portare a termine quello di trattare lungamente del rapporto tra il tutto e il niente, perché porta con sé il rischio di ripetersi e di confondere, ma Naccari tratta l’argomento con padronanza, e le ripetizioni, fisiologicamente immancabili, sono ben programmate e svolgono un ruolo preciso.

Ci tiene così tanto al tema, l’attore, da ripercorrere la storia del niente dalla preistoria ad oggi, partendo dalla definizione del nulla e citando la scuola eleatica, Parmenide, Platone, Leibniz e i nichilisti. Non siamo però a una conferenza, ma sul palco di un teatro che Naccari occupa con vigore, ballando, mostrando – e spiegando – l’abbattimento della quarta parete, instillando un dubbio.

Soprattutto, raccontando una storia, quella della genesi dello spettacolo che, come ripete l’attore più volte, sta per iniziare – e che non inizierà, perché lo ha già fatto. Come nasce un’opera teatrale? chiede Naccari agli spettatori, e risponde raccontando appunto la creazione di Tutto, intrecciando ai dubbi astratti i suoi, nettamente più pratici. In tanti potranno immedesimarsi nell’ansia di avere alle calcagna due genitori con l’ardire di chiedergli, a soli trentacinque anni, cosa volesse fare della propria vita. Probabilmente saranno invece di meno quelli che avranno provato un’ansia diversa, quella che precede la prima messa in scena un’opera. Ero uno togo, dice Naccari parlando dell’intenzione di offrire un servizio all’umanità, ma me la stavo facendo addosso. Volevo essere speciale, ma ero normale è la lezione più importante che l’attore ha ricevuto dalla sopracitata ansia pre-spettacolo.

La rappresentazione inizia a termina con il parallelismo tra le ostriche perlifere, che agendo in difesa contro un agente esterno, trasformano lo stesso nella perla usando la sostanza madreperlacea, e l’essere umano, che se accetta il confronto con la difficoltà può farla diventare un’opportunità di crescita, se impara a porre attenzione al qui e ora.

Un consiglio che il pubblico presente ha accettato e apprezzato, dimostrandolo con un applauso caloroso.

Nota: nel corso dello spettacolo Lelio Naccari ha “costretto” a salire sul palcoscenico sei spettatori, tra cui il sottoscritto. Devo ammettere che a caldo questo mi aveva dato la tentazione di stroncarlo, ma in realtà si è trattato di una bella esperienza, per cui lo ringrazio.

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